La libreria di Matik

lunedì 28 agosto 2017

La misura della felicità di Gabrielle Zevin.
"Forse nel mondo intero, in ogni istante, la misura della felicità è pari a quella dell'infelicità."

La Misura della felicità è un romanzo carino, che si legge tutto d'un fiato, il problema è che quando lo finisci hai l'impressione che ti sia rimasto poco o nulla. Non lascia il segno, almeno così è successo a me.Favola moderna sul potere otere dell'amore e soprattutto della lettura, il libro ci racconta la storia di un libraio triste, scostante ed addolorato, che vive per la sua piccola libreria, Island books, dove "nessun uomo è un'isola, ogni libro è un mondo". Un giorno una donna misteriosa abbandona in libreria una bimba di due anni, Maya, che il libraio burbero decide di adottare e che gli conquisterà il cuore, aprendolo ad una nuova felicità ed anche ad un inatteso amore.
La trama è semplice, al centro i buoni sentimenti, la redenzione, la "seconda possibilità" , tutti temi tanto cari alla letteratura americana. Anche lo svolgimento e lo stile narrativo sono semplici, così semplici che il romanzo scivola agilmente fino all'ultima pagina, ma senza addentrarsi mai nel "vivo". Il rapporto tra il libraio e la piccola, ad esempio, risulta davvero poco esplorato. Della bimba, dei suoi sentimenti, sogni, affetti, conosciamo poco o nulla, eccezione fatta per la precoce intelligenza; Maya rimane un personaggio centrale per la storia, ma spesso "trasparente" dal punto di vista della narrazione. L'autrice non riesce (mia opinione personale) a fare quel passo in più ed a creare una vera empatia tra lettore e personaggi. Le parti in cui c'è maggior trasposto sono quelle in cui i veri protagonisti sono i romanzi e la lettura: i consigli fulminanti e contro corrente che il libraio dà ai suoi avventori ed il suo "testamento spirituale", intelligentemente inserito sotto forma di lettere alla figlia con richiami a testi letterari e consigli di vita. Probabilmente la parte che mi è piaciuta di più!
"Leggiamo per sapere che non siamo soli. Leggiamo perché siamo soli. Leggiamo e non ci sentiamo soli. Non ci sentiamo soli. La vita è in questi libri. Leggili e conoscerai il mio cuore. Noi non siamo veri e propri romanzi. Noi non siamo veri e propri racconti. Noi siamo opere complete."

mercoledì 23 agosto 2017

Il gusto segreto del cioccolato amaro di Kevin Alan Milne.
"La felicità è un dono che riluce di te. Il desiderio del tuo cuore presto si avvererà."

Sophia Maria Jones ha ventinove anni, possiede una cioccolateria e crede che la sfortuna sia l’unica costante della sua vita. Ha accanto delle persone che le vogliono un gran bene, eppure non riesce a guardare avanti il suo futuro senza scorgere ombre e nubi all’orizzonte. La specialità del suo negozio sono “i biscotti della sfortuna” e ci raccontano con il solo assaggiarli la storia di questa giovane donna segnata da una disgrazia che a nove anni le ha strappato la sua famiglia, lacerandola per sempre, incidendone il suo cuore. Questa ferita non riesce a rimarginarsi, sanguina anche dopo vent’anni dall’incidente che le ha sconvolto l’esistenza. Il cioccolato amaro che riveste i suoi biscotti non ha solo questa motivazione. Garrett, l’uomo che ha amato e che ama ancora anche se non riesce ad ammetterlo nemmeno a se stessa, l’ha abbandonata a pochi passi dall’altare senza un’apparente spiegazione. I bigliettini che si trovano nei biscotti di Sophie sono deliziosamente pungenti, sembrano dire “non c’è nulla da sperare”, “chi sogna è perduto”, ma in realtà posseggono in sé la giusta dove di aggressività dettata da un cuore ferito, arrabbiato, ma che non riesce ad essere indifferente. Per una cinica convinta come Sophie sarà dura fronteggiare la sfida che ha ingaggiato con Garrett; a distanza di un anno dal suo abbandono, l’uomo vuole parlare con la ragazza, un incontro, non chiede altro, ma l’orgoglio ferito di Sophie è un cerbero difficile da sconfiggere. E allora ecco il patto: si potranno incontrare solo se Sophie riuscirà a trovare cento testimonianze di felicità duratura tra quelle inviate all’inserzione che Garrett pubblicherà sul Seattle Times. "Cos'è la felicità? Penso di potermi sbilanciare affermando che molto probabilmente tutti quelli che dicono di essere felici non saprebbero rispondere a questa semplice domanda. E quanti dicono di saperlo, forse cercano solo di inventarsi qualcosa per sentirsi meglio." Ricercare testimonianze di felicità solida e duratura non è facile, agli occhi di Sophie tutto è destinato a scomparire. Lettere su lettere affollano la sua casella postale e la giovane sarà costretta a mettere in gioco il suo cuore indurito. Ha eretto un muro difensivo dietro il quale si nasconde, eppure qualcosa lo sta lentamente sgretolando. Sophie deve fare i conti con il suo passato, sarà solo affrontando ciò che l’ha sconvolta che avrà la possibilità di costruire un futuro. Sophie è caparbia, risoluta, vuole mostrarsi come una donna d’acciaio, ma il destino percorre strade sconosciute e crea legami e situazioni difficili da comprendere. Sophie lotta contro se stessa, contro il suo cuore e contro il suo senso di colpa, che come un’arpia mitologica le urla nelle orecchie e le strazia l’anima. Ma a tutto c’è una spiegazione e spesso non è quella che ci si aspetta. Un viaggio nel passato che ha lo sguardo puntato verso il presente, un percorso di crescita e maturazione che la porterà a scoprire la semplicità che sta alla fonte dell’essere felici. Milne stupisce con una narrativa aggraziata, coinvolgente, capace di parlare d’amore e di felicità anche al cuore più sordo e senza scendere nel banale. Le emozioni che permeano il romanzo hanno lo stesso gusto forte e deciso del cioccolato di Sophie. Una storia che sa commuovere, che ci fa sorridere e ci permette di sognare. Nella vita di ciascuno di noi ci sono stati momenti in cui la sfortuna ha bussato alla nostra porta, Milne con Il gusto segreto del cioccolato amaro ci insegna che non dobbiamo chinare la testa lasciandoci sconfiggere dal peso che sentiamo gravare sopra le spalle, al contrario dobbiamo imparare ad assaporare tutte le sfumature di ciò che ci viene incontro, quasi fosse un pezzo di cioccolato fondente che insieme alla punta di amaro ha anche la sua dolcezza, proprio come la vita. "Tra il sole e la pioggia ci sono gli arcobaleni. E' lì che troverai la pentola d'oro."
L'altra donna del re di Philippa Gregory.
"Le donne sono i giocattoli della fortuna."

L’altra donna del re, romanzo di Philippa Gregory, narra di Maria Bolena, la sorella minore e meno famosa di Anna Bolena, che tutti conosciamo per essere stata la seconda moglie di Enrico VIII d’Inghilterra e la madre di Elisabetta I. All’inizio della vicenda, Maria Bolena viene obbligata dalla famiglia ad entrare nelle grazie del re, per diventarne l’amante e dargli un figlio maschio, cosa che sua moglie, la regina Caterina d’Aragona ha fallito; un compito che sorprendentemente le riesce, tanto da innamorarsi per davvero di Enrico VIII e dargli due figli, una femmina e un maschio. Ma sua sorella Anna trama alle spalle di Maria, decisa a rubare il cuore del re, pronta a prendere tutte le attenzioni che adesso ruotano a lei. Che ne sarà di Maria, mentre Anna convince Enrico VIII a sposarla e le porta via anche suo figlio? "...nella vita le occasioni non cascano in grembo come ciliegie mature." Il romanzo è narrato dal punto di vista di Maria, che a dodici anni sposa un uomo che non conosce e a quattordici diventa l’amante del re, tramite i cui occhi conosciamo anche Anna, bella, civettuola, frivola e soprattutto ambiziosa e il mondo lussuoso della corte di Inghilterra. Proprio lo sguardo di Maria, insieme allo stile dell’autrice che si distingue per essere scorrevole e piacevole, è il valore aggiunto di questo libro, perché offre un punto di vista nuovo su un fatto storico molto noto, cioè sul divorzio di Enrico VIII da Caterina d’Aragona e il suo successivo matrimonio con Anna Bolena, che poi finirà decapitata. Il libro in particolare ci regala due ritratti interessanti: il primo è quello del re, uomo nonostante tutto innamorato della sua prima moglie, letterato e sportivo, poi diventato un uomo spregiudicato pronto a tutto per accontentare se stesso a causa, in parte, proprio di Anna Bolena, il secondo personaggio interessante, una donna che ha voluto troppo e che ha pagato le conseguenze per questo. Maria Bolena non esce sconfitta dal rapporto di rivalità con la sorella Anna Bolena, forse la storia ricorda la seconda, ma dal libro si capisce che la prima ha avuto per quei tempi un ruolo avanguardista, ha cercato la libertà con un uomo che lei chiama "nessuno", si è allontanata dalla vita di corte con i suoi intrighi, ha vissuto il suo amore senza costrizioni e tornaconti, in campagna crescendo i suoi figli, con semplicità ed in tranquillità, ha preferito scegliere anziché farsi comandare come una marionetta! "In un mondo dove le donne erano vendute e comprate come cavalli, avevo trovato un uomo che amavo; e lo avevo sposato per amore. Non avrei mai affermato che questo era un errore." Il romanzo regala dunque un affresco appassionante, approfondendo anche il rapporto tra due sorelle molto diverse tra loro, ma non per questo meno unite.
Pazze di me di Federica Bosco.
"La vita è tutta una questione di tempismo, la stessa cosa fatta un secondo prima o un secondo dopo stabilisca il successo o la rovina di qualunque evento."

Andrea era ancora un bambino quando il padre prima di andarsene di casa, invece di rassicurarlo con parole di conforto, gli aveva detto “E adesso… sono cazzi tuoi!”. A distanza di qualche anno il ragazzo capisce cosa voleva intendere il padre. Le sorelle sono invadenti e fanno scappare a gambe levate le sue fidanzate e la mamma sembra un sergente. Il protagonista del libro “Pazza di me” sente di avere la responsabilità della famiglia e si sente in colpa ogni volta che non riesce ad aiutare le sorelle, sempre pronte a trattarlo male e fare di lui un burattino. Le cose iniziano a cambiare quando incontra Giulia, una veterinaria dalle idee chiare, che riesce a destreggiarsi tra i vari ostacoli che la famiglia di Andrea getta sul suo cammino e a far comprendere al ragazzo il modo giusto per riprendere in mano le redini della sua vita. "Qualunque cosa tu abbia fatto, qualunque sbaglio, si può sempre rimediare. Basta affrontarlo senza fuggire." “Pazze di me” è un libro divertente, che strappa sorrisi, ma che mostra qualcosa in più sia delle donne sia degli uomini. Un romanzo che non deluderà le aspettative dei fan della Bosco. 
Il valzer lento delle tartarughe di Katherine Pancol.
"La vita, a volte, è così complicata, e a volte è così semplice. E' difficile capirci qualcosa."

Questo libro è il secondo volume della trilogia di Katherine Pancol. Il testo è incentrato su Joséphine ricercatrice storica e scrittrice, che in questa nuova avventura si trova coinvolta in una serie di omicidi. Intorno a Joséphine gravitano numerosi personaggi già conosciuti nel precedente volume ed altri che fanno la loro comparsa qui. La donna dopo aver scritto un libro di successo mondiale si trasferisce in un elegante palazzo di Parigi, che diventa il teatro di alcuni dei delitti. Joséphine pensa che la nuova casa sia troppo grande per lei e per la figlia Zoe. La figlia maggiore Hortense, infatti ora vive a Londra. Eppure Joséphine trova il modo di rendere confortevole e colorata l’abitazione. Naturalmente l’appartamento è dotato di un balcone, dove la proprietaria può osservare il cielo e colloquiare con le stelle. Le vicende dei diversi personaggi si snodano parallele a quelle della protagonista. Prendono molto spazio le storie di Hortense e di Marcel l’ ex patrigno di Joséphine. Hortense combatte con i denti per raggiungere l’ambita meta di essere una delle poche alunne che superano l’anno di prova in una famosa ed elitaria scuola di moda. La ragazza si ritrova coinvolta in un traffico di malaffare e ne subisce le conseguenze, senza peraltro lasciarsi abbattere dalla situazione. E’ forte e coraggiosa, una che va dritta per la sua strada. L’unica cosa che le sfugge di mano è l’Amore, dove la sua intelligenza e determinazione non sono sufficienti a far quadrare i conti. Marcel passa un periodo tremendo; sua moglie Josiane cade in depressione post parto, ma proprio grazie all’intervento magico del figlio Junior riuscirà a non buttarsi giù del tutto e a superare la crisi. L’esistenza di Joséphine, in questo secondo volume, continua ad essere correlata a quella di sua sorella Iris. Le due donne dopo un brusco distacco, si riavvicinano e forse per la prima volta si comprendono in modo definitivo. La vita sentimentale di Joséphine cambia radicalmente; il bel Luca di cui si era precedentemente invaghita, si imbruttisce ai suoi occhi o meglio mostra la sua vera personalità, che non è certo da fotografare. Joséphine può così riconoscere l’uomo che veramente ama. Il narratore è una voce esterna, che come un direttore d’orchestra dirige le varie storie, creando una melodia ritmata e piacevole, come quella di un valzer. I personaggi sono ben articolati, gli aggettivi soppesati e il linguaggio ricercato. Tutto il libro scorre agilmente ed il finale (da brivido) scivola velocemente, trasformando questo secondo volume della trilogia, da romanzo dei sentimenti a giallo con suspance. Chiuso il libro alla seicentesima pagina, avevo un bel sorriso stampato in faccia e la voglia di porre un bacio sulla copertina…l’ho fatto! Ed presto inizierò: “Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì”, per poter fare un resoconto completo dell’opera!
Una stanza piena di sogni di Ruta Sepetys.
"Le decisioni, sono quelle a dar forma al nostro destino."

In Una Stanza Piena di Sogni l'autrice dipinge una struggente e corrotta New Orleans, racconta la depravazione dei bassifondi di una città ancora chiusa in se stessa e vittima di superstizioni e ideali infranti, descrive la sciocca frivolezza della vita borghese e il triste raziocinio che dà da mangiare alla gente del Quartiere Francese, dove non è permesso nemmeno sognare. Non a Josie Moraine almeno che invece di sogni ci vive, perchè altro non ha se non un taccuino su cui annotare i nomi dei suoi ipotetici padri, una pistola da cui non separarsi mai, una scatola in cui riporre i suoi risparmi e i libri in cui rifugiarsi. "Willie diceva sempre che normale è noioso, e che dovevo essere grata di avere quel tocco di originalità. Diceva che a nessuno interessano le persone noiose, e che quando morivano venivano subito dimenticate, come qualcosa che cade dietro a un comò. Essere normale mi sembrava stupendo." Josie si divide tra il lavoro alla libreria e le pulizie quotidiane nel bordello in cui lavora sua madre e dove porta tutte le mattine la colazione alla maitresse più rinomata della città: Willie. Ma per assurdo è proprio tra quelle mura che Josie è più amata. Dal taxista mezzosangue Cokie alle ragazze che ci vivono, dalla cuoca muta Sadie alla stessa Willie, una donna forte e determinata, una vera e propria lastra d'acciaio destinata a non spezzarsi mai, fredda fuori, ma calda dentro, sempre impeccabile e con quella sua inconfondibile voce resa roca dal catrame e l'esperienza. Willie ha insegnato a Josie due cose fondamentali: a sparare e a stare lontana da sua madre. Ma purtroppo anche solo un fragile filamento di dna può rivelarsi più resistente di qualsiasi catena, perchè non importa se tua madre è avida, stupida e corrotta... è pur sempre tua madre. "Non odiare tua mamma, Josie! Devi avere pietà di lei. Non ha neanche un briciolo della tua intelligenza. Non è nata con la cognizione del mondo che hai tu, per questo vaga in giro andando a sbattere contro ogni muro che incontra. E' tristissimo." E Josie, nonostante tutto quello che non ha avuto, non può fare a meno di sperare. Nonostante New Orleans sia una zavorra che la tiene disperatamente ancorata a terra lei sogna un padre rispettabile, un'istruzione, magari in una prestigiosa università, e una vita migliore. Diversa. Così, per far sì che non sia il destino a scegliere per lei, ma viceversa, Josie inizia a riempire secchi di bugie da gettare in faccia alle persone che la circondano, spesso alle uniche persone a cui vuole bene, come Patrick, il figlio del proprietario della libreria, Jesse il ragazzo che vende fiori e sfreccia con la moto sotto la sua finestra, Cokie, Willie... Bugie che nascono a fin di bene, che nascondono un bisogno affettivo inespresso e un desiderio di riscatto. Bugie dette per proteggere chi non se lo merita. Bugie in cambio di un paio d'ali resistenti... "Ascolta, non lasciare che la paura ti tenga inchiodata a New Orleans. A volte ci mettiamo in strada pensando di andare in un posto e finiamo in un altro. Ma va bene così. La cosa importante è cominciare. E so che puoi farcela. Coraggio, Josie, dai una possibilità a quelle vecchie ali." Ho trovato questo libro davvero bello e anche se la Sepetys ci racconta la storia di Josie, in realtà queste pagine racchiudono la storia di molte persone da cui non ci si vorrebbe mai separare. Quella di Patrick e del suo legame con il padre malato che cura con Chopin, Debussy e Liszt. Quella di Jesse che cerca di far innamorare Josie nonostante lei non se ne accorga nemmeno. Quella di Willie che di notte regala promesse d'amore e di giorno scrive i segreti dei suoi clienti su un libro nero. Quella di Forrest Hearne ucciso per un orologio d'oro. Quella del signor Lockweel convinto che tutto abbia un prezzo. Sono rimasta affascinata da ogni pagina. Dall'ambientazione, dall'atmosfera, dalla caratterizzazione dei personaggi e dalle loro vicissitudini. Gli anni '50 non potevano avere celebrazione migliore e i sogni non potevano trovare stanza più bella in un libro che riscalda il cuore e inumidisce gli occhi; in un libro che t'insegna che per volare non servono affatto le ali... 
La Mennulara di Simonetta Agnello Hornby.
"...fimmina di panza!"

Una lettura avvolgente, una scrittura complessa, polifonica e seducente. La Mennulara, opera prima della scrittrice anglo-siciliana Simonetta Agnello Hornby è stata una delle scoperte più interessanti fra le letture di questo periodo. Siamo nella Sicilia degli anni '60 e la Mennulara, vale a dire la raccoglitrice di mandorle (mennule), muore dopo un'aspra malattia lasciando dietro di sé astio e riconoscenza per una vita offesa spesa al servizio degli altri, con dignità, ma senza alcun fine religioso. Al contrario, la Mennulara ha, per così dire, un "conto aperto" con Dio. Egli si è comportato male maltrattando la sua esistenza e lei non lo ripaga con le sue preghiere. man mano che la lettura avanza, emergono particolari inattesi sulla storia della criata di casa Alfallipe che da vittima si fa carnefice e quindi deus ex machina di molte esistenze. "Ha ragione non è facile definirla, senza dubbio era dotata di notevole intelligenza nonché di una certa cultura: una donna complessa." I tratti salienti di questo romanzo sono senza dubbio la sicilianita’ e la coralità. La scrittrice attinge alle sue forti origini palermitane per descrivere un mondo complesso in un periodo storico di grandi cambiamenti. Così nel retaggio quasi feudale di rapporti immutati da tempi immemorabili si inseriscono nuovi fremiti politici e non manca, con le sue mille sfaccettature, la presenza della mafia. Si parla di famiglie abbienti, di notabili di paese così come di famiglie umili di origine ma dignitosissime. Il tutto in un intrecciarsi continuo di parentele, amicizie o frequentazioni più o meno casuali. Ed e’ attraverso le conversazioni o i ricordi di questi personaggi che a poco a poco si delinea la figura della mennulara, serva-padrona di cui ognuno serba un suo ricordo. Alcuni la disprezzano per avere tradito le proprie origini e ne mettono in risalto il carattere duro e impetuoso. Altri, e tra questi il dottore e il parroco, negli anni hanno imparato ad apprezzarne la profonda onesta’, il coraggio di affrontare una vita difficilissima e solitaria, la volontà fortissima di andare oltre i propri limiti sorretta da una grande intelligenza. Scopriamo un personaggio molto complesso, e man mano che ne definiamo i contorni ci rendiamo conto che anche a noi lettori sarà difficile dimenticarlo. Altro sono i suoi antagonisti. I tre fratelli Alfallipe si stagliano nitidi per la loro inettitudine. Tanto è forte la personalità della mennulara tanto scompaiono loro, sepolti non da grossi vizi ma da una stupidità diffusa. Altri personaggi rimangono felicemente nella memoria una volta terminata la lettura, come il vecchio capomafia o Pietro Fatta, vecchio amico a confidente di Orazio Alfallipe. Un elemento affascinante del romanzo rimane quello dell’ironia. Un tratto lieve ma che permea con intelligenza tutto il libro senza interferire con i sentimenti forti che lo caratterizzano. Ma il merito più grande dell’ autrice a mio avviso e’ quello di aver scritto il romanzo con una tecnica pittorica. È un grande affresco che inizialmente colpisce per la sua complessità e ti induce ad avvicinarti. E così’ a poco a poco si delineano i contorni e si ravvivano i colori in ogni particolare. E tutto trova un senso e una sua bellezza.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue di J.K.Rowling.
"La grandezza ispira l'invidia, l'invidia genera rancore, il rancore produce menzogne."

Che bello è aver iniziato a leggere la saga di Harry Potter, andando avanti il ritmo si fa sempre più incalzante, tutto gli intrighi e gli enigmi rendono la storia accattivante, gli studenti di Hogwarts non sono più tranquilli e sereni, si trovano un una situazione di costante pericolo, nonostante le protezioni di Silente contro Lord Valdemort. Chi è il Principe Mezzosangue proprietario del libro del ricettario di pozioni utilizzato da Harry? Una figura misteriosa e dal talento eccezionale, capace di rendere sua una pozione senza comprometterne la qualità. Ci sono i continui viaggi nel tempo che Harry ora più forte e maturo riesce ad affrontare insieme a Silente, tramite i quali scopriamo la vita di Lord Valdemort, scoprire il suo vissuto per combattere le sue azioni future. Ciò che colpisce in questo libro è la forza interiore di Harry che diventa più consapevole che niente può essere assunto senza considerare in prima persona sfumature e contesto. “Harry Potter e il principe mezzosangue” è in definitiva un romanzo coinvolgente e persino commovente che si legge tutto d’un fiato. Personalmente l’ho apprezzato perché ritengo che in questo sesto libro la Rowling abbia saputo miscelare un intreccio sviluppato su più fronti, una ricerca a metà fra lo psicologico e il giallo, una dose non esagerata di azione, una curata analisi dei personaggi. "Era importante, aveva detto Silente, combattere, e ancora combattere, e continuare a combattere, perché solo così il male poteva essere tenuto a bada, anche se non poteva mai essere completamente sradicato..." 
E' solo una storia d'amore di Anna Premoli.
"...ero già innamorato prima di accorgermene" Jane Austen Orgoglio e pregiudizio.

"È solo una storia d'amore" è un libro dove i protagonisti Aidan e Laurel sono due scrittori, uno è un Premio Pulitzer, l'altra una specializzata in romanzi rosa. Si ha la sensazione, pagina dopo pagina, che l'autrice abbia voluto lanciare una freccia a favore del suo mondo, togliendosi dei sassolini dalla scarpa e cercando di far capire che sembra facile scrivere storie d'amore, ma non è affatto così, ci fa riflettere su certi stereotipi di questo genere, ma secondo me, il romanzo ne ha sofferto, perché non riesce ad appassionare mai, ad emozionare ed a coinvolgere, tutti e due i protagonisti risultano troppo eccessivi e già molto molto prima di arrivare all'ultima pagina si sa già come va a finire. Un vero peccato perché Anna Premoli è brava e i precedenti suoi libri letti avevano sicuramente una marcia in più! "Perché i libri sono una forma di terapia: una dose di sogno a occhi aperti spesso ti ripaga da molte infelici esperienze reali. Tutti hanno bisogno dimenticarsi per un attimo la propria vita."