La libreria di Matik

lunedì 28 dicembre 2015

Storia di chi fugge e di chi resta di Elena Ferrante.

"Nelle favole si fa come si vuole e nella realtà si fa come si può."

Terzo capitolo della storia della Ferrante, dove troviamo Lila un po' sullo sfondo, mentre Lenù in primissimo piano ci viene raccontata in tutte le sue mille sfaccettature: piena di ansia, di paura, debole e stanca perché diventa madre e moglie, deve accudire le figlie, capire ed amare un marito spesso assente e distante a causa del suo lavoro all'università, cerca di allontanarsi dal rione e da tutti i suoi abitanti, ma un filo la lega indissolubilmente alla sua terra di origine, ogni volta è costretta a ritornare dove tutto ha avuto inizio, la sua carriera da scrittrice latita e le sue aspirazioni traballano, il matrimonio vacilla affondato nelle difficoltà del quotidiano e grazie agli scherzi del destino Nino prepotentemente si riaffaccia nella sua vita, sconvolgendola e mostrandoci una Lenù piena di una passione fin troppo eccessiva e accecante.
Nonostante sia il terzo della serie, ci si poteva immaginare che la Ferrante non sarebbe riuscita ad attirare ancora l'attenzione del lettore sulla storia delle due amiche Lila e Lenù, ma grazie alla sua forza narrativa cattura ancora una volta l'attenzione di chi legge e la curiosità per l'ultimo libro lasciando la storia sospesa!

lunedì 30 novembre 2015

La sovrana lettrice di Alan Bennett.

"Stava scoprendo che un libro tira l'altro; ovunque si voltava si aprivano nuove porte e le giornate erano sempre troppo corte per leggere quanto avrebbe voluto."

Un libro piccolino, divertente e stravagante, con il personaggio principale che non crederesti di trovare mai nelle tue storie, la regina d'Inghilterra.
Come ci comportiamo se la regina, che non ha mai avuto hobby, perché non ha tempo e perché questi "implicano predilezioni e le predilezioni vanno evitate", un giorno all'improvviso inizia ad amare la lettura?
Complicato e difficile diventa accettare questo cambiamento nel carattere della regina, perché leggere porta ad essere più smaliziati nei gusti e nelle scelte, più raffinati, a prendere coscienza dei sentimenti propri e degli altri, ad acquisire tanti concetti e ad ampliare le conoscenze.
Un libro che è un inno alla passione della lettura, una passione che diventa dipendenza che non ha cura e dalla quale non si vuole guarire.
"Un libro è un ordigno per infiammare l'immaginazione."
"Non si mette la vita nei libri. La si trova."
"Dite tutta la verità, ma ditela insinuandola: l'importante è girarci intorno."

La donna in bianco di Wilkie Collins.

"Così è il Mondo,così sono gli Uomini,così è l'Amore.Cos'altro siamo se non fantocci in un teatrino da fiera?Oh,Destino onnipotente tira con gentilezza i nostri fili!Abbi pietà di noi,e dalla nostra scena angusta concedici di uscire a passo di danza."

Una ragazza (Lady Glide) ricca, ingenua e bellissima; un promesso sposo (Sir Percival) con tanti segreti, che non è quello che sembra; la sorella dell'ereditiera (Marian) coraggiosa, forte e determinata; l'amico dello sposo (conte Fosco) di origini italiane, equivoco, criptico e malvagio; un maestro di disegno (Mr.Walter Hartright) innamorato, che si trasforma in detective, per scoprire la verità e l'inganno perpetrato verso Lady Glide; una misteriosa donna in bianco.
Questi sono tutti gli ingredienti di una splendida storia, di un classico da leggere e da avere nella propria biblioteca, scritto nel 1800 e considerato l'antesignano dei romanzi polizieschi.
In questo libro troviamo tanti personaggi e la bravura dello scrittore è quella di averli caratterizzati in maniera spettacolare in tutte le loro qualità e nei loro difetti, altro elemento importante è quello della suspence, il lettore pagina dopo pagina vuole scoprire la verità e questo ti porta a ritagliarsi un momento della giornata per dedicarsi a "La donna in bianco".

martedì 27 ottobre 2015

L'incendio e altri racconti di Irene Nemirovsky.

"E' meglio essere il primo di una fabbrica che l'artista disprezzato di un'accademia."

In questi racconti ritroviamo tutto il bagaglio letterario di questa splendida scrittrice, in ogni storia c'è un po' di quello che ritroveremo nei suoi romanzi più importanti:
la sofferenza per un tradimento subito, l'angoscia di perdere chi amiamo per un'altra donna;
l'amore che viviamo intensamente, ma che è spesso una chimera, e piano piano con il quotidiano ci adattiamo, ma non proviamo più le sensazioni che ci facevano battere il cuore ed ansimare a vent'anni;
il dolore per la guerra che si sta avvicinando, tutto è perduto, si avverte malinconia, paura e l'imminente perdita di quello che siamo e la paura per quello che diventeremo;
la felicità effimera, che tutti cerchiamo, ma che purtroppo spesso o dura un attimo o pure ci sfugge senza neppur esser riusciti a gustarcela;
il sentirsi non più amati dalla propria madre o padre, perché non siamo più bambini, ed il rendersi conto di dover lottare con le proprie forze, l'abbandono e l'indifferenza;
la vecchiaia che avanza, la perdita della bellezza e dell'oblio che ci caratterizza nella nostra gioventù, il vedersi brutti ed esser coscienti che è inutile soffrire e disperarsi.
Tutto questo e molto altro ancora, ogni racconto è un gioiello dell'arte di raccontare le mille sfaccettature che questa bravissima scrittrice sapeva cogliere dall'esperienza di una vita finita troppo presto in un campo di deportazione.
Irene Nemirovsky è un'autrice a me tanto vicina, perché trasmette con la sua scrittura, tanti sentimenti che fanno parte del mio modo di essere: il sentirsi traditi, non amati, l'essere coscienti che la felicità è un attimo difficile da cogliere e che le persone riescano più spesso a farti soffrire che a farti gioire, nonostante tutto bisogna cercare la forza dentro di noi, andare avanti e cercare di vivere con coraggio e passione tutto ciò che il destino ci concederà.
Per far capire ancor di più l'incisività di Irene ecco alcuni passi tratti dai racconti di questo bel libro che confermano ciò che ho precedentemente esposto:
"Non si sa né chi vive, né chi muore."
"Era meglio -ed era ancor più raro- essere divertito che ammirato...meglio, e più raro, essere divertito che amato."
"I ricordi d'infanzia, ciò che costituisce il loro potere, è che contengono una parte di mistero. Gli avvenimenti e i personaggi del passato sembrano avere un doppio fondo; credevamo di conoscerli; ci accorgiamo anni più tardi, che ci siamo sbagliati. Quello che sembrava semplice si maschera di ombra e di segreto. Al contrario, quello che allora ci intrigava si riduce a storielle di eredità o di adulterio. L'ignoranza e la sventura del bambino creano così un mondo soltanto per metà rilevato, e per metà dissimulato. E' per questa ragione, forse, che quel mondo resta nella memoria con colori così vivaci."
"La felicità? La inseguiamo, la ricerchiamo, ci ammazziamo d'affanni, e non è che qui, nasce nel momento in cui non ci si aspetta più nulla, in cui non si spera più niente, in cui non si teme più niente. Naturalmente, la salute dei piccoli..."
"Ah, non mi sazierò mai del silenzio."
"Soffrire, disperarmi, aspettare qualcuno! Non aspetto più nessuno al mondo! Sono vecchia. Odio questa casa. E' questa pace, questa calma! Sì, gli voglio bene, ho solo loro al mondo, ma tutto questo non basta. Vorrei ritrovare gli anni perduti, le sofferenze perdute. Adesso, l'amore, sarebbe così ripugnante, così brutto. Vorrei avere vent'anni!."
"L'avaro ammasserà fino al letto di morte per gli eredi che odia!"
"I ricordi troppo dolci s'inaspriscono con gli anni, formano nell'anima una sorta di sedimento dolciastro come la feccia che i vini zuccherati depositano sul fondo dei bicchieri."
"La felicità assomiglia a delle vacanze in riva al mare in un'estate piovosa, dove solo l'ultima giornata è stata bella, e questo è sufficiente per rimpiangerle."
"Era la prima notte di guerra. Nelle guerre e nelle rivoluzioni niente di più singolare di quei primi istanti in cui si viene proiettati da una vita all'altra, senza fiato, come se si cadesse dall'alto di un ponte, tutti i vestiti, in un fiume profondo, senza capire cosa sta succedendo, serbando nel cuore un'insensata speranza."
"Tutti l'imitarono, dividendosi uova sode, caffè nero, prosciutto e pesche, con quell'ammirevole fraternità di gesti che, se in tempo di pace se ne mantenesse un decimo, sarebbe sufficiente a fare la felicità del mondo."
"L'attimo in cui ci rendiamo conto, per la prima volta, che a nessuno importa davvero di noi è quello in cui smettiamo di essere bambini! Aveva percepito la freddezza che nascondono i cuori più vicini ai nostri. In superficie si sente la compassione e l'amore, ma basta che si scenda un po' e si scoprono profondità in cui la nostra immagine non riesce a penetrare che racchiudono dei segreti a noi sconosciuti e ai nostri occhi degli oceani, degli abissi di indifferenza."
"L'attimo in cui ci rendiamo conto che a nessuno importa di noi, l'istante in cui questo non ci fa più male, ma, anzi, ci consola e tranquillizza, è quello in cui si è finito di essere giovani."

lunedì 19 ottobre 2015

La ragazza delle camelie di Julie Kavanagh.

"Per Alphonsine fu il momento decisivo del suo arrivo nella metropoli: la prima occasione in cui ebbe una prova tangibile dei lussi che la sua bellezza poteva comprare."

"La ragazza delle camelie" è la vera storia di Alphonsine Plessis (in arte Marie Duplessis), la donna che ha inspirato Alexandre Dumas figlio nel famosissimo romanzo "La signora delle camelie", in questa biografia troviamo continui richiami della vita reale di questa donna che si trovano nell'opera del famoso scrittore, perché anche lui l'aveva frequentata e ne era rimasto totalmente affascinato e ammaliato, come tantissimi altri personaggi vissuti a quell'epoca (nella Parigi tra il 1830 e il 1848), una donna forte, carismatica, focosa ed a tratti cinica.
Questa ragazza è morta all'età di 23 anni, ma è vissuta nell'eternità, la sua vita ha inspirato l'opera di Verdi "La traviata", il romanzo sopra citato, è stata impersonata da Eleonora Duse, da Greta Garbo e da famose ballerine di danza classica, è rimasta viva per sempre come tantissimi personaggi (Marilyn Monroe, Kurt Kobein, Jim Morrison, Amy Winhouse ecc.), belli e dannati, che hanno vissuto la vita senza regole, al massimo, cogliendo l'attimo, un antesignana del mito.
"Voglio che sulla mia bara mettiate un lucchetto molto debole; -implorò Marie-. E' questo ciò che m'importa di più."
Un libro interessante perché non si sofferma solo sul personaggio, ma racconta un'epoca, quella della Parigi, dove i dandy imperversavano per le vie, dove la scoperta del piacere, del bel vestire, del bell'apparire iniziava a incunearsi nella mentalità di uomini e donne, era importante partecipare ai balli, alle prime teatrali e frequentare i cafè alla moda, per Marie Duplessis, di immane bellezza, fu facile introdursi nel demi-monde, diventando una Lorette così ricercata da uomini importanti che la volevano al suo fianco, per esibirla e per poi poterne apprezzare l'enorme piacere che lei dava!
"...l'uomo, allo stato di natura, nasce virtuoso; il vizio deriva dalla vita nella società mondane, esposta alle artefatte pressioni urbane."
Marie aveva uno stile di vita dai costi elevatissimi, doveva sempre trovare un protettore capace di sostenere tali spese, per frequentare i circoli alla moda: leggeva libri classici, imparava le buone maniere ed a suonare il piano, conversava misurando e scegliendo le parole e faceva sfoggio della sua delicata ed incantevole bellezza, lei che proveniva dalla povertà e dalla miseria di un piccolo paesino della Normandia, era riuscita a conquistare Parigi, ma sapeva benissimo che tutto quello che aveva poteva sparire in un batter d'ali, quando la sua bellezza sarebbe sfiorita, a quel punto nessuno si ricorderà più di lei, tutto sarà perso, per questo motivo viveva con sfrenatezza, dissolutezza e libertà, era cosciente che non poteva aspirare mai ad avere una famiglia ed un marito dell'alta borghesia, il suo ruolo era e doveva essere quello della "lorette", non sarebbe mai stata la donna con la quale costruire una vita stabile.
"Noi ragazze perdute saremo biasimate in eterno. Ogni porta onesta mi è sbarrata; le convenzioni sociali sono spietate. Riabilitazione? Mai! Perdono umano? Figurarsi! Conosco gli uomini troppo bene sotto questo aspetto per nutrire la benché minima illusione."
Un libro da leggere per chi ama le biografie ben fatte e per chi vuol calarsi in una Parigi degli inizi dell'ottocento!

mercoledì 7 ottobre 2015

Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante.

"Provai piacere per quel NOI ma mi infastidì il brusco passaggio all'IO:

 IO ho sempre sbagliato tutto. NOI, avrei voluto correggere, SEMPRE NOI, ma non lo feci."
Continua la storia di Lila e Lenù, il loro rapporto di amicizia, ma anche di rivalità, di amore che a volte rasenta l'odio, di dipendenza dalla quale però sempre più spesso si sente la necessità di allontanarsi e di vivere un'esistenza indipendente l'una dall'altra.La Elena Ferrante è riuscita anche con il secondo volume a catturare l'attenzione del lettore, che ancora ed ancora, legge pagina dopo pagina, senza stancarsi, il trascorrere della vita di Lila e Lenù.
La prima è una donna ormai sposata, che si accorge da subito di aver commesso un gravissimo errore, la vita con Stefano è difficile, si passa continuamente dai momenti di calma apparente fino a scontri furibondi che si concludono con le mazzate, è passata dalla povertà del rione, alla donna che ha tutto: ricca, la casa nuova, i più bei vestiti e padrona delle attività del marito, ma tristemente infelice ed incompleta.
"Non mi piace più quello che ho fatto e quello che sto facendo."
La seconda continua la carriera "scolastica" tra alti e bassi, sempre più consapevole della sua capacità di non accettarsi, in contrasto con la facilità di piacere a tutti, perché lei è la brava ragazza studiosa e diligente, non si impone mai e riesce a nascondere e camuffare i propri reali sentimenti, soffre profondamente per la passione che travolgerà Nino, suo amore da sempre e Lila.
"Capii all'improvviso perché non avevo avuto Nino, perché lo aveva avuto Lila. Non ero capace di affidarmi a sentimenti veri. Non sapevo farmi trascinare oltre i limiti. Non possedevo quella potenza emotiva che aveva spinto Lila a fare tutto per godersi quella giornata e quella nottata. Restavo indietro, in attesa. Lei invece si prendeva le cose, le voleva davvero, se ne appassionava, giocava a tutto o niente, e non temeva il disprezzo, lo scherno, gli sputi, le mazzate. Lei insomma s'era meritata Nino perché riteneva che amarlo significasse provare ad averlo, non sperare che lui la volesse."
"Storia del nuovo cognome" è un genere di libro, che a me piace molto, perché non si sofferma solo al racconto dei fatti della vita delle due protagoniste contornate da amore, tradimento, sofferenza, rivalità, gelosia ecc., ma entra nell'animo femminile, l'autrice cerca di raccontare le mille sfaccettature dei sentimenti, dell'emozioni e delle passioni che si provano ogni giorno affrontando la quotidianità, nel libro troviamo il continuo oscillare tra il carattere forte e distruttivo di Lila e quello accomodante e complesso di Lenù, questo ce lo rende affascinante, irresistibile e ammaliante.
"La mia vita mi spinge a immaginarmi come sarebbe stata la sua se le fosse toccato ciò che è toccato a me, che uso avrebbe fatto della mia fortuna. E la sua vita si affaccia di continuo nella mia, nelle parole che ho pronunciato, dentro le quali c'è spesso un'eco delle sue, in quel gesto determinato che è un riadattamento di un suo gesto, in quel mio di MENO che è tale per un suo di PIU', in quel mio di PIU' che è la forzatura di un suo di MENO senza contare ciò che non ha mai detto ma mi ha lasciato intuire, ciò che non sapevo e che poi ho letto nei suoi quaderni. Così il racconto dei fatti deve fare i conti con filtri, rimandi, verità parziali, mezze bugie: ne viene una estenuante misurazione del tempo passato tutta fondata sul metro incerto delle parole.
"E adesso non mi resta che leggere il terzo volume....per sapere nuove verità sull'amicizia che lega Lila e Lenù!

giovedì 24 settembre 2015

La casa della Moschea di Kader Abdolah.

"Voi resterete fino a quando tutti saranno partiti e tutti saranno arrivati."

I libri spesso vengono letti perché subiscono un grande lancio da parte delle case editrici o per il cosiddetto passaparola e spesso restiamo delusi, questo racconto di Kader Abdolah per niente popolare, è una perla rara, la storia è una di quelle che ti restano in mente per un bel po', ci racconta usi e costumi di un popolo molto lontano dal nostro, ci avvicina ad una terra, quella iraniana, troppo spesso teatro di guerre e lotte religiose.
Chi sono: l'imam, gli ayatollah, i talebani? Chi è stato per questo popolo Komeini? Che ruolo hanno e come pensano le donne costrette da millenni ad indossare il chador? Quanto sono distanti da noi donne occidentali che ci crediamo rispetto a loro libere e moderne? Questo libro ci risponde a tutte queste domande ed ad altre ancora, per questo è una lettura interessante e suggestiva.
"La casa della moschea" ci racconta la vita della famiglia di Aga Jan, responsabile della moschea di Senjan e mercante di tappeti del bazar, ripercorriamo insieme agli abitanti di questa casa, un bel pezzo di storia, all'inizio l'Iran è sotto il governo dello Scià, un uomo considerato da molti il burattino degli americani, Komeini è in esilio, ma il suo spirito vive con forza nel corpo dei giovani imam che cercano in ogni occasione e con ogni mezzo di rovesciare chi comanda.
La rivoluzione serpeggia per le strade di tutto il paese, alla fine lo Scià è costretto a fuggire ed a chiedere asilo in Francia, Komeini torna al potere ed instaura un vero e proprio governo del terrore, qualsiasi persona legata al vecchio potere deve essere uccisa o incarcerata, deve essere creato un nuovo stato islamico nel nome del Dio Allah.
"L'America farà di tutto per rovesciarci. Voglio che ciò che resta del regime venga spazzato via. Elimina chiunque si opponga alla rivoluzione! Se è tuo padre, elimina tuo padre! Se è tuo fratello, elimina tuo fratello! Elimina qualsiasi ostacolo all'affermazione dell'Islam! Tu sarai il mio emissario, ma l'unico a cui devi rendere conto è Allah! Dimostra a tutti che la rivoluzione è irreversibile. Comincia adesso! Subito!"
E' l'avvento di un periodo di terrore e di difficoltà. La rivoluzione porta a galla il lato peggiore delle persone. Non ci si può fidare di nessuno, neppure del proprio fratello o sorella, della propria madre o del padre, perché come la storia ci insegna la malvagità e il tradimento fanno parte purtroppo dell'animo umano.
Gli iraniani sono chiamati da Komeini a combattere una guerra lunga e sanguinosa, che si svolge al confine, con gli iracheni di Saddam Hussein.
Molti saranno i morti e tanto il tempo che dovrà passare prima che la pace si affacci di nuovo nella "casa", tanti i cambiamenti: qualcuno fuggirà, altri torneranno, ed altri ancora non ci saranno perché uccisi durante la rivoluzione di loro, si sentirà la mancanza ed il dolore aleggerà tra quelle mura, solo un uomo Aga Jan ci sarà sempre, una figura meravigliosa che nonostante tutti gli eventi rimane fedele alle proprie tradizioni ed alla propria religione.
"La storia della casa della moschea è lungi dall'essere conclusa, ma è come la vita: ognuno deve pur scendere da qualche parte. C'è una frase che ritorna sempre alla fine degli antichi racconti persiani: -La nostra storia è finita, ma il corvo è lungi dall'aver raggiunto il suo nido."

venerdì 11 settembre 2015

Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

"Humanitas, Felicitas, Libertas."

Una grande e complessa opera questa della Marguerite Yourcenar sulla vita di Adriano, imperatore dell'antica Roma.
Ricostruzione che è un mix di saggio, poema e memorie, un lavoro svolto con estrema cura dall'autrice che ha impiegato anni per fare un'opera di enorme prestigio, va letto con attenzione, a volte ho fatto fatica tanti erano i concetti elencati e gli argomenti trattati perché complessi e variegati.
Adriano scrive una lettera aperta al giovane Marco Aurelio, dove racconta la sua vita senza veli alcuni, analizzando la sua opera politica, il suo amore per la bellezza, le sue debolezze, i suoi valori, il rapporto verso Antinoo, l'attrazione per la Grecia e verso tutti i suoi miti e la necessaria adorazione per gli dei che devono proteggere la sua missione: quella di far splendere Roma e tutto il suo impero.
Adriano un imperatore speciale, avanti per quei tempi, che è cosciente che prima o poi l'impero tramonterà, ma lui è chiamato ad agire nel miglior modo possibile, affinché il suo operato venga ricordato per la sua cortesia che è indispensabile, la sua deferenza, la sua compiacenza, la sua fermezza, la sua versatilità, la sua moralità, per creare un impero vastissimo dove i suoi sudditi siano trattati con Umanità, Felicità e Libertà.
"...l'essenziale è che l'uomo, giunto comunque al potere, in seguito abbia dimostrato che meritava di esercitarlo."
Delicato, fragile e poetico l'amore che Adriano prova per Antinoo, un giovane bellissimo che conosce durante le sue campagne in Asia, un fanciullo timido, ma anche ribelle, che non è mai completamente felice, nonostante tutta l'immensa passione che Adriano gli riversa, alla fine muore, suicidandosi e provocandogli un dolore inaccettabile, dal quale non si riprenderà mai più.
"...aveva dovuto credersi amato ben poco per non sentire che perderlo sarebbe stato per me il peggiore dei mali."
Un capolavoro, questo libro, che amplia i confini della cultura, della filosofia, della storia, un'opera necessaria al nostro bagaglio letterario.
"Thahit sua quenque voluptas (ognuno è attratto da ciò che gli piace): ciascuno la sua china; ciascuno il suo fine, la sua ambizione se si vuole, il gusto più segreto, l'ideale più aperto."

martedì 1 settembre 2015

L'amica geniale di Elena Ferrante.
"Non la conoscevo bene,non ci eravamo mai rivolte la parola pur essendo continuamente in gara tra noi,in classe e fuori.Ma sentivo confusamente che se fossi scappata insieme alle altre avrei lasciato a lei qualcosa di mio che non mi avrebbe restituito più."
L'amica geniale è un libro bellissimo, scritto egregiamente: scorrevole, appassionante e genarazionale.
Queste sono le storie che piacciono a me, perché vere e profonde, che cercano di capire l'animo umano in ogni sua sfumatura.
Il libro racconta l'amicizia tra Lenù e Lila, due bambine che vivono in una Napoli dei primi anni '50, in un ambiente povero, dove non è chiaro quanto importante sia il sapere e la cultura per avere una vita migliore, uno spaccato sulle famiglie del rione, le loro rivalità, i loro segreti, i loro amori, i loro conflitti e le loro conquiste.
Le due bambine sognano di diventare ricche e di cambiare il corso della loro vita rispetto a chi hanno vicino: i genitori, i fratelli, i loro amici, ma ben presto si rendono conto che non è così semplice, i loro sogni ben presto si infrangono nella dura realtà del rione.
"Tu perdi ancora tempo con queste cose, Lenù? Noi stiamo volando sopra una palla di fuoco. La parte che s'è raffreddata galleggia sulla lava. Su questa parte costruiamo i palazzi, i ponti e le strade. Ogni tanto la lava esce dal Vesuvio oppure fa venire un terremoto che distrugge tutto. Ci sono microbi dovunque che ti fanno ammalare e morire. ci sono guerre. C'è una miseria in giro che ci rende tutti cattivi. Ogni secondo può succedere qualcosa che ti fa soffrire in un modo che non hai mai abbastanza lacrime. E tu che fai? Un corso teologico in cui ti sforzi di capire che cos'è lo Spirito Santo? Lascia stare, è stato il Diavolo a inventarsi il mondo, non il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo."
Il bello del libro è il continuo amore-odio che lega il rapporto tra le figure delle due amiche.
Lila è la più forte, di cui tutti fin da piccoli hanno paura e timore, quella che non si riesce mai fino in fondo a capire come la pensa, enigmatica, diretta nelle sue opinioni, intelligente e molto acuta, ma il padre le impedisce di studiare dopo la licenza di quinta elementare, per un po' lei continua a da autodidatta e legge moltissimi libri, poi si arrende al troppo sapere della sua amica, ha un rapporto particolare con il fratello Rino che vuole proteggere e salvare dai pericoli che lui stesso causa, uno scricciolo da piccoletta, da adolescente si trasforma e diventa bellissima, fa innamorare tutti i ragazzi del rione e per sfuggire a quel mondo di povertà si sposa a sedici anni con Stefano il salumiere ricco che tratta tutti con gentilezza e la ama con semplicità disarmante.
Lenù è la ragazza educata, che riesce sempre a farsi voler bene, che studia con diligenza, fino al liceo, ha un rapporto conflittuale con la madre della quale si vergogna per il suo occhio strabico e la sua gamba difettosa, ama Nino che "ha qualcosa che lo mangia dentro, come Lila, ed è un dono e una sofferenza, non sono contenti, non si abbandonano, temono ciò che gli succede intorno...non hanno bisogno di niente e di nessuno e sanno sempre ciò che va e ciò che non va", è quella che dipende dall'altra, ben presto le loro vite, a causa della scuola prenderanno strade diverse, si vede bruttina con l'acne e gli occhiali, è scialba e piatta, però si rende conto che ha poco in comune con i ragazzi del rione, lei ha bisogno di parlare, di discutere e di capire quello che il mondo le può offrire, non vuole assolutamente vivacchiare.
"Mi piaceva scoprire nessi di quel tipo, specie se riguardavano Lila. Tracciavo linee tra momenti e fatti distanti tra loro, stabilivo convergenze e divergenze...Era come se una cattiva magia, la gioia o il dolore dell'una presupponessero il dolore o la gioi dell'altra."
E' un libro bellissimo perché analizza passo passo la crescita di Lila e Lenù da bambine in adolescenti, ben presto le due capiscono che secondo quello che accade nella vita: amore, rivalità, povertà, disagio, invidia, gelosia, soldi ecc.il nostro animo cambia fino a rischiare di diventare brutto di una bruttura da far paura e dalla quale non si può più tornare ad esser quelli di prima: semplici, ingenui e candidi.
"Lei, insomma, stava sola in cucina a fare i piatti ed era stanca, proprio senza forze, quando a un certo punto c'era stato uno scoppio. S'era girata di scatto e s'era accorta che era esplosa la pentola grande di rame. Così, da sola. Era appesa al chiodo dove normalmente si trovava, ma al centro aveva un grande squarcio e i bordi erano sollevati e ritorti e la pentola stessa s'era tutta sformata, come se non riuscisse più a conservare la sua apparenza di pentola...Ma una pentola di rame, anche se cade, non si spacca e non si deforma a quel modo. -E' questo tipo di cose- concludeva Lila, -che mi spaventa. Più di Marcello, più di chiunque. E sento che devo trovare una soluzione, se no, una cosa dietro l'altra, si rompe tutto, tutto, tutto."
Lo consiglio vivamente e non vedo l'ora di leggere il seguito della storia....

martedì 25 agosto 2015

Chimaira di Valerio Massimo Manfredi.

"Quando i pochi che possono parlare vogliono essi stessi dimenticare, dopo un po' tutto torna normale. E' come se non fosse successo nulla."

In molti mi hanno consigliato di leggere Valerio Massimo Manfredi perché i suoi libri sono appassionanti e la scrittura fluente, sono andata come mio solito in biblioteca ed ho scelto questo testo per farmi una mia opinione personale.Devo dire che per me è stata una delusione, in molti tratti il racconto mi ha richiamato alla memoria il libro del grande Arthur Conan Doyle Il cane dei Baskerville (un classico della letteratura inglese, brillante e accattivante, il primo della serie del grande investigatore Sherlock Holmes), mi è sembrato come una brutta copia dell'originale, in entrambi è presente un animale terribile che terrorizza e uccide ed un mistero da risolvere, la differenza è che in Chimaira scopriamo anche un'antica storia etrusca da ricomporre grazie al ritrovamento in una tomba di frammenti bronzei che l'archeologo Fabrizio Castellani con arguzia e bravura riporterà alla luce e la collegherà ai fatti orribili che accadono nella Volterra di oggi.Per i miei gusti la storia è troppo irrazionale e fantastica, ho sperato fino all'ultima pagina che il finale avesse un senso logico e reale, ma purtroppo non è stato così quindi la lettura mi ha lasciata delusa e insoddisfatta."Anche la morte uccide. Ma non può essere uccisa. Tu non hai idea di che cos'è. Noi l'abbiamo avuto di fronte per alcuni interminabili secondi a una distanza di due metri. Io non ho mai visto niente del genere in tutta la mia vita e sono certo che non esiste al mondo alcun animale di quella specie. E' un mostro, ti dico...una chimera."

venerdì 14 agosto 2015

La Vergine azzurra di Tracy Chevalier.

"Hai mai provato a guardare le cose con i miei occhi? Sei sempre così carino e riesci ad andare d'accordo con tutti, ma sempre a modo tuo. Fai sempre in modo che gli altri vedano la cose dal tuo punto di vista."

Il libro ci racconta due storie parallele:la prima ha per protagonista Isabelle, una ragazza dai capelli rossi, che vive nella Francia del 1600 e che per l'attrazione verso colui che diventerà suo marito si converte da cattolica al calvinismo, senza riuscire mai a dimenticare la protezione e la preghiera verso la Santissima Vergine, non si sente mai completamente accettata dagli abitanti del suo villaggio a causa del colore dei suoi capelli, viene spesso associata ad una strega, il marito ben presto la maltratta e soffrirà per la perdita di sua figlia Marie;la seconda ha per protagonista Elle, ai giorni nostri, che si trasferisce dall'America in Francia, per il lavoro del marito, rinuncia momentaneamente alla sua professione di ostetrica e si trova catapultata in una realtà piccola, dove le malelingue sono all'ordine del giorno, ben presto si renderà conto di non amare suo marito e di essere attratta da Jean-Paul il bibliotecario che l'aiuta nella spasmodica ricerca delle origini della sua famiglia.Due donne vittime degli uomini, delle chiacchiere della gente e che annullano i loro sogni per vivere un'esistenza tranquilla e senza tante aspettative.Questo romanzo è il primo scritto dalla Tracy Chevalier, non ha la forza dei successivi, come il capolavoro La ragazza con l'orecchino di perle o La Dama con l'unicorno, ma si nota già la sua grande capacità di ricreare atmosfere di epoche lontane con un tratto di penna delicato, poetico e raffinato.

mercoledì 22 luglio 2015

Testimone inconsapevole di Gianrico Carofiglio.

"Quella del teste che riferisce una certa versione dei fatti nella erronea convinzione che essa sia vera. Si tratta di quella che potremmo definire la falsa testimonianza inconsapevole."

Il libro parla di Guido Guerrieri avvocato che esercita presso il tribunale di Bari, chiamato a difendere Abdue Thiam colpevole prima di aver rapito un bambino e poi di averlo ucciso per asfissia.Il personaggio di Guido è ben caratterizzato, oltre al processo nel libro ci viene raccontata la vita dell'avvocato che è costretto ad affrontare la separazione dalla moglie Sara, tutto il suo mondo è messo in discussione e l'autore ci racconta benissimo le difficoltà e il travaglio psicologico del protagonista.Bravo Carofiglio che con la sua scrittura fluente e diretta mi ha fatto apprezzare un genere che avrebbe potuto risultarmi pesante, soprattutto nella parte processuale!

mercoledì 8 luglio 2015

Storia di una ladra di libri di Markus Zusak.

"Stringeva ancora a sé il libro. Si aggrappava disperatamente alle parole che le avevano salvato la vita."

Un libro bellissimo e particolare perchè la voce narrante è: la morte, che ci racconta la storia della Ladra di libri, che viene affidata, in quanto lei figlia di comunisti, ai genitori adottivi Rose e Hans Huberman, che vivono nella Himmelstrasse, agli inizi della seconda guerra mondiale, mentre sta affermandosi incontrastato il potere del Fuhrer. Durante il viaggio in treno, che la porterà dalla sua nuova famiglia, suo fratello muore tra le braccia di sua madre, le due donne sono costrette a scendere per poter dare sepoltura al piccolo, durante il rito funebre dalla tasca del becchino cade un libro "Il manuale del necroforo", questo è il primo furto della Ladra di libri: Liesel, lei che non sa leggere e scrivere, ma lo desidera ardentemente.
Nella sua nuova casa, grazie ad Hans (un uomo buono, gentile, che suona la fisarmonica), la ragazza inizia le lezioni per imparare a leggere e scrivere, ma non solo...le loro vive cambieranno, quando si vedranno costretti ad aiutare ed ospitare un ebreo di nome Max Vandemburg, con il quale Leasel instaurerà un rapporto particolare che aiuterà entrambi a diventare più forti e coraggiosi.
"La vita era mutata nel modo più drammatico, ma era indispensabile comportarsi come se nulla fosse accaduto. Immaginati di sorridere dopo un ceffone; poi pensa di farlo ventiquattrore al giorno. Questo voleva dire nascondere un ebreo."
Un libro che ci racconta del dolore e delle sofferenze vissute durante la seconda guerra mondiale, alcune pagine sono bellissime e struggenti, ci fanno riflettere e pensare e ci dicono di non dimenticare mai, tipo questa:
"Le loro anime si alzavano in piedi quando i loro corpi cessavano di cercare fessure nella porta. Le loro unghie avevano graffiato il legno, e in qualche caso vi si erano piantate dentro con la pura forza delle disperazione, e i loro spiriti venivano verso di me, tra le mie braccia, e ci arrampicavamo fuori di quelle docce, sul tetto e più su ancora, nel respiro sicuro dell'eternità. Non cessavano di rifornirmi: un minuto dopo l'altro, una doccia dopo l'altra. Non dimenticherò mai il primo giorno ad Auschwitz, la prima volta a Mauthausen. In quel posto, mentre il tempo si consumava, ne raccolsi anche sul fondo del grande baratro, dove i loro tentativi di fuga si conducevano orribilmente. C'erano corpi straziati e dolci cuori morti. Eppure era ancora meglio del gas. Ne afferravo alcuni mentre erano ancora a metà strada: ti risparmiava la fatica di trattenere le loro anime a mezz'aria, pensavo, mentre il resto del loro essere -il loro involucro fisico- piombava al suolo. Erano tutti leggeri, come gusci di noce vuoti. In quei posti il cielo era fumoso; l'odore era quello di una stufa, ma sempre tanto freddo. Quando ci ripenso rabbrividisco...perciò tento di non pensarci. Mi soffio aria tiepida sulle mani per riscaldarmele. Ma è difficile tenerle calde, quando le anime tremano ancora di freddo. -Dio-. Quando ci penso pronuncio sempre quel nome. -Dio-. Pronuncio il Suo nome nel vano tentativo di comprendere. -Ma capire non è affar tuo-. Ma sono io a rispondermi. Dio non dice mai nulla. Credi di essere l'unico cui Lui non risponde mai? -Il tuo compito è...- e io smetto di ascoltarmi, perché, per dirla schietta, mi annoio. Quando mi metto a pensare così rimango esausta, e non posso permettermi il lusso di indulgere alla stanchezza. Sono costretta ad andare avanti, perché sebbene non sia vero per ogni persona sulla faccia della terra, è vero che per la grande maggioranza, cioè che la morte non sta ad aspettare nessuno; se lo fa, di solito non aspetta molto a lungo."
Storia di una ladra di libri ci fa capire quanto importanti nella vita siano le parole: conseguenza della lettura, Leasel ruba libri per poter confortare il suo cuore e la sua mente perchè il dolore per la perdita del fratello e la scomparsa della madre a volte sono insopportabili, per aiutare Max costretto a nascondersi in cantina come un ratto a trovare un po' di sollievo ed a credere che è un essere umano con i propri sogni e desideri, per la gente nel rifugio mentre sopra di loro vendono sganciate bombe che uccidono e distruggono tutto come distrazione e passatempo e per la signora Ilsa Hermann per consolarla dalla morte del figlio.
Meravigliosi sono: Liesel e Rudy, nonostante la guerra con le sue mostruosità, loro sono due bambini che stanno crescendo, gli piace giocare a pallone, hanno dei modelli da ammirare (l'atleta di corsa di colore Jesse Owens), cercano di aiutare e difendere il loro amico Tommy Muller, che per la sua sordità e i suoi tic viene costantemente preso in giro, le loro marachelle ci accompagnano nelle pagine del libro, l'amore/odio che li lega mi ha emozionato e il destino crudele di Rudy mi ha commosso...le ultime pagine le ho lette con le lacrime agli occhi.
Consiglio ai giovani di leggere questo libro per capire quanto le parole sono importanti nella vita di ognuno di noi.
"Sì in questo mondo ho visto accadere tantissime cose. Ho assistito ai peggiori cataclismi e lavorato per gli uomini più scellerati. Ma ci sono stati anche altri momenti. Ci sono storie (una manciata, come ho già detto) alle quali consento di distrarmi dalla fatica, come faccio con i colori. Le raccolgo nei luoghi più disparati e improbabili, e mi assicuro di non dimenticarmene mai, mentre lavoro. La Ladra di Libri è una di queste storie."
Aggiungo che ho visto anche il film e l'ho trovato ben fatto anche se il libro è sicuramente un'esperienza più completa e suggestiva.

martedì 23 giugno 2015

La strada di Smirne di Antonia Arslan.

"....vorrei sommessamente ricordare un Romanzo è un'opera di un cantastorie innamorato: non indaga la Storia, ma amorosamente racconta le verosimili storie dei suoi personaggi."

Secondo capitolo della storia personale della scrittrice sulla vita della sua famiglia e del suo popolo, quello armeno.
Dopo la Masseria delle Allodole, dove grazie a Ismene, Isacco e Nazim i bambini dello zio Sempad sono riusciti a salvarsi dalla deportazione nel deserto e sono saliti su una nave diretta verso l'Italia per raggiungere lo zio Yerwant, noto dottore ricco che vive vicino a Venezia, che li accoglierà secondo me, non con il dovuto amore, ma come un atto di dovere verso un fratello ucciso con crudeltà e in maniera inspiegabile, è pesante accudire chi ti ricorda costantemente un'atto che terrorizza perché potrebbe accadere di nuovo.
I pochi rimasti hanno la piena consapevolezza che niente tornerà ad esser come prima, chi riuscirà a sopravvivere, avrà la paura di dover subire nuovi soprusi e angherie, perché sa di essere un intralcio per quelli che non ti vogliono.
La nuova missione intrapresa da Ismene, Isacco e Nazim, questa volta è quella di aiutare i piccoli bambini armeni rimasti orfani che vengono condotti a Smirne, per cercare di ricostruire una nuova vita, ma ben presto anche qui la precaria pace verrà interrotta, ormai quel paese non accetta più il popolo armeno, che sarà costretto a cercar fortuna in altri lontani lidi, è necessario abbandonare la Patria natia, soffia un vento di fuoco che ben presto si abbatterà sulla splendida città e i tre piccoli eroi saranno costretti tra mille stratagemmi ancora una volta a portare in salvo i pochi rimasti, pur sacrificando sé stessi.
"Ora voi sprofondate nel fuoco di Smirne, Ismene, dolce sorella, Isacco, fratello, e con voi sprofondi Nazim l'astuto, il mendicante dai molti raggiri. Sprofondate nel gorgo, travolti dal Male, oscuro e occhiuto compagno delle menti degli uomini. Le vostre anime leggere sospinte da un vento che non dà tregua volteggiano, come farfalle perdute scendendo giù nell'abisso. Ma ecco l'angelo ardente sguaina la spada luminosa dalla punta accecante e vi riprende ad uno ad uno dal vuoto turbine, portandovi Altrove, ai Prati Eterni, verdeggianti."
La strada di Smirne è il successivo capitolo di un libro che ho trovato interessante e bellissimo, questa volta però ho fatto più fatica a catturare il dolore che la scrittrice ha nuovamente voluto raccontarci, avrei voluto trovare più amore e più compassione verso i piccoli armeni giunti in Italia, vivere i loro pensieri, i timori e le speranze con le quali affrontavano la nuova avventura, invece, tutto è stato raccontato in maniera asciutta e frettolosa.
Dopo la Masseria delle Allodole ero già cosciente che il popolo armeno ha dovuto subire nel corso della sua storia mille difficoltà ed ho trovato noioso e un po' ripetitivo leggere di nuovo gli stessi concetti, non vorrei sembrare insensibile, il dolore non si cancella e non si dimentica, ma non è necessario ripeterlo in maniera insistente.
"Mai gli armeni sembrano stanchi dei racconti di morte e sopravvivenza, mai ne hanno abbastanza del ripetuto orrore: è come se la pena condivisa apparisse più sopportabile quando diventa un racconto, il mito che si costruisce di un popolo martire, che nell'epopea dei suoi morti trova riscatto. E il lutto inesplicabile del singolo diventa universale compianto."
Il muro invisibile di Harry Bernstain.

"Non so cosa le passasse per la mente. Doveva essere molto confusa, dibattuta tra la rigidità della fede e la voce del sangue che le gridava dentro."

"Harry, non so dirti quanto sia felice oggi, e come tutto mi sembri bello e giusto. Ma credo che a te, invece, tutto appaia strano e incomprensibile. Ed è naturale, per un ragazzo come te, che viene dalla nostra strada, dove tutti da una parte si ritengono diversi da quelli dell'altra. Ci hanno fatto crescere così, non è vero? E così ero convinto anch'io, quando avevo la tua età. E invece è tutto sbagliato. Non è così per niente. Non siamo molto diversi uno dall'altro, anzi, nella realtà, non siamo diversi affatto. Siamo tutti essere umani, con gli stessi bisogni, gli stessi desideri, gli stessi sentimenti. E' una bugia quella che non ci vuole uguali. E' qualcosa che hanno escogitato per farci combattere l'uno contro l'altro invece che contro di loro, quelli che ci sottomettono e che si arricchiscono col nostro lavoro, gli stessi che ci mandano alla guerra, quando la logica li mette in contrasto. Lo scoprirai un giorno, loro ti chiameranno per andare alla guerra al posto loro, ne puoi essere certo, perché in futuro ci saranno molte altre guerre. Ci sono passato anch'io in una guerra, e ho visto come gli uomini vengono uccisi e feriti e mutilati, e devo aver ucciso anch'io qualcuno, e ogni volta che ci penso sto male. Perché ci combattevamo l'uno contro l'altro, invece di rivoltarsi contro quelli che ci avevano mandato alla guerra. Eh, ma sono astuti questi capitalisti. E' difficile batterli al loro gioco. Ci hanno imbrogliato con parole come patriottismo, e dovere, e onore, e ci hanno diviso in classi sociali e in religioni, così che ognuno pensa di essere migliore dell'altro. Ma tutto questo cambierà, Harry. Credimi, tutto cambierà. La gente diventerà più accorta. Il cervello umano tende a svilupparsi. Un giorno tutti saranno così evoluti da vedere e capire la verità, e non si comporteranno più come un branco di pecore. Allora, quel muro che separa i due lati della nostra strada crollerà, proprio come le mura di Gerico. Forse, io e Lily, oggi, abbiamo dato una piccola spallata. Ma un giorno sentirai risuonare una tromba e tutto svanirà. Oh, sì, Harry, avremo un mondo migliore."
Questo brano racchiude esattamente l'essenza e la bellezza di questo libro. Lo scrittore, Harry, ci racconta la sua storia, lui nato nei sobborghi di Londra, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, in una strada dove da un lato vivono famiglie ebree e dall'altra famiglie cristiane, la strada è divisa da un muro invisibile, la religione divide gli uomini e le donne, ai bambini viene insegnato fin da piccoli a non mischiarsi gli uni con gli altri, Lily, la sorella di Harry, ebrea, si innamora di Arthur, cristiano ed insieme, ribellandosi a tutto e tutti si sposano, cercando di abbattere con la forza dell'amore quei pregiudizi e preconcetti radicati da secoli e secoli.
Il libro è anche un dolcissimo, delicato e meraviglioso omaggio alla madre dello scrittore, una donna forte che ha lottato per i suoi figli, ogni giorno per farli crescere e studiare, era difficile vivere in tutta quella povertà, ma lei trasmetteva loro tutto l'amore di cui era capace.
Un bellissimo libro da leggere assolutamente, Harry, cerca di far capire al lettore quanto possano allontanarci le credenze, le religioni e i pregiudizi,il brano sopra riportato si conclude con la speranza di un mondo migliore, ma purtroppo ancora oggi le distanze che separano le varie razze e i vari popoli sono elevatissime e sotto gli occhi di tutti noi. Avremo mai un mondo migliore? Si dice che la Speranza è l'ultima a morire....continuiamo a sperare allora!

mercoledì 27 maggio 2015

I cigni di Leonardo di Karen Essex.

"Il cigno sa quando è la sua ora,sa che tutte le cose di questo mondo non sono che un dono effimero.Questo fatto ineluttabile sfugge solo agli esseri umani.Non appena il povero mortale è sicuro del suo potere e del suo successo,viene distrutto da forze più grandi di lui."

Un bellissimo libro, che ricostruisce la vita di due sorelle che hanno fatto la storia del Rinascimento, Isabella e Beatrice D'Este, la prima signora di Mantova sposata a Francesco Gonzaga, la seconda signora di Milano sposata a Ludovico il Moro, entrambe sfruttando l'enorme fascino, l'eccezionale intelligenza e furbizia, riusciranno ad incantare ed affascinare uomini importanti dai quali riceveranno appoggio per la sicurezza dei loro ducati.
Il libro ci racconta dell'amore e dell'invidia che le due sorelle hanno una nei confronti dell'altra, Isabella in particolare pensa che Beatrice abbia avuto molta più fortuna di lei nell'essere andata in sposa al grande Ludovico, ma poi con lo scorrere delle vicende che sono costrette ad affrontare, dovrà ricredersi, Beatrice morirà presto a 21 anni, lascerà un segno profondo nella storia pur vivendo così poco e non sarà costretta a subire il tradimento che colpirà Ludovico anche da chi fino a poco prima aveva giurato eterna fedeltà nei suoi confronti.
"Beatrice, Beatrice, non è che non ti amassi. Tu eri come i cigni del tuo laghetto -nati goffi e brutti-, ma che poi crescendo diventano belli, portano la magia nel mondo e cantano nell'ora della morte. Creatura mitica, che poteva non amarti, sulla terra o al di sopra di essa? E' solo che per tanto tempo ho pensato che tu avessi rubato il mio destino...Invece, non lo sapevamo, ma me lo stavi preservando..."
Isabella è bella e affascinante, molto intelligente, legge libri ed ama circondarsi di splendide collezioni dei grandi artisti dell'epoca, Beatrice è una bravissima cavallerizza, è spericolata, piccola e non aggraziata, ma caparbia e testarda, con ostinazione ed amore riuscirà a conquistare Ludovico il Moro e tutta la sua corte, la prima agisce usando la mente la seconda ascoltando il suo cuore.
"Alcune donne non sanno stare al mondo, -dichiara Isabella-. Per altre è un istinto, come nutrirsi per un animale. Per quanto all'inizio di possa disgustare, conquisteremo re Luigi e ci vestiremo di gigli, finché non cambierà di nuovo la moda. Speravo che mia sorella fosse una come noi, ma credo proprio che alla fine abbia ceduto alla debolezza del suo cuore."
Alla corte del Moro, presta i suoi servizi il grande Leonardo da Vinci, altro fondamentale personaggio presente in questo libro, ripercorreremo la creazione di alcune tra le sue più importanti opere (La dama con l'ermellino, La vergine in grotta, L'ultima cena fino al misterioso quadro della Gioconda), leggeremo alcuni pensieri estratti dal suo taccuino, un uomo che non era solo un artista, ma anche un filosofo, un costruttore e un esperto di anatomia, che cercava costantemente l'anima, l'essenza, il mistero e la seduzione, tutto quello che poi racchiudeva nelle sue splendide opere.
Isabella donna che capisce quanto è importante l'opera svolta da questi grandi uomini/artisti cercherà di farsi immortalare in un quadro, sa che può aver fatto tanto nella sua vita, ma è necessario per rimanere nella storia farsi ritrarre in un quadro del grande Leonardo.
Un libro interessante nel quale ritroviamo grandi personaggi storici, ci sembrerà di vivere in quei palazzi e in quelle corti, dove continuamente si stringevano alleanze, si stabilivano tradimenti e si sognavano nuovi territori da conquistare, per diventare signori incontrastati, uomini avidi di potere, superbi e arroganti, donne astute, intelligenti che apprezzavano l'arte, la letteratura e la poesia del grande Rinascimento.
Il mio consiglio è di leggere questo libro una bel romanzo, con un'ottima ricostruzione storica.

lunedì 11 maggio 2015

La masseria delle allodole di Antonia Arslan.

"C'è un momento nella vita di ogni donna armena, in cui la responsabilità della famiglia cade sulle sue spalle. Noi moriremo, per evitare questo peso alle nostre perle, alle nostre rose di maggio: e infatti moriamo."

Un libro bellissimo e tristissimo, una vera testimonianza storica, quella della deportazione ed uccisione di massa del popolo armeno nel 1915 mentre nel mondo si iniziava a combattere la prima guerra mondiale.
La scrittrice Antonia Arslan racconta in maniera diretta, chiara e tagliente la storia della sua famiglia, dei suoi avi che morirono per mano degli ittihadisti che volevano eliminare la razza armena dal mondo e che ordinarono di fare un lavoro pulito e sistematico: prima uccidere gli uomini, poi deportare bambini, donne e vecchi fino nel deserto di Des-es-zor, sperando che la maggior parte morisse durante la traversata a causa degli stenti, delle privazioni, degli attacchi da parte dei predoni curdi, se fosse rimasto vivo ancora qualcuno là avrebbero trovato comunque la loro fine.
"Ancora per questa volta: Sempad e i suoi avranno sepoltura cristiana. A tutti gli altri armeni che perderanno la vita in quei mesi funesti, trucidati, morti di sete e di fame lungo le strade anatoliche, con scherno coerente sarà negato anche ogni funebre rito. O meglio: non ce ne sarà bisogno. Un singolo morto era prima un essere che respirava, era vivo, e la sua spoglia è un cadavere che può essere onorato: centomila morti sono un mucchio di carne in putrefazione, un cumulo di letame, più nulla del nulla, un'immonda realtà negativa di cui disfarsi."
Il libro ci racconta anche del dolore di coloro che sono rimasti perchè scappati dall'Anatolia in cerca di fortuna e di ricchezza e che non hanno più una Patria alla quale far di nuovo ritorno, il dolore di chi ha perso gli odori, i sapori, le usanze ed i costumi, la sua gente ed i suoi cari, la gioia, la consolazione e la nostalgia per il loro Paese di Origine.
Magnifico il ricordo delle donne armene: madri che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia perchè pur soffrendo atrocemente, hanno lottato ed usato qualsiasi espediente per cercare di salvare i loro figli unica salvezza affinché un'intera etnia non rischiasse di scomparire.
Un libro che ci porta a riflettere, a pensare, doloroso, drammatico e triste, a 100 anni da quei fatti drammatici, dove alcuni uomini decisero le sorti di un'intera etnia, quella armena, spesso affermiamo che la storia si ripete ed è purtroppo vero, basta aspettare la seconda guerra mondiale dove furono gli ebrei a dover subire la stessa identica sorte. La deportazione armena purtroppo è stata ricordata meno di quella degli ebrei, ma entrambe sono un atto terribile, crudele ed inspiegabile: perché si sono uomini che possono decidere il destino e la vita di altri uomini? Perché è necessario trovare folle da sacrificare per godere poi del loro sangue? Domande alle quali è difficile rispondere, perché non è capibile l'odio ed il desiderio che porta a dover uccidere persone uguali a noi, ma con tradizioni, religioni ed costumi diversi.
"Qui si incide un bubbone, hanno spiegato gli ittihadisti, senza rancori personali, per far guarire il corpo ammalato della nazione, per fare pulizia. E a coloro che opereranno bene, molto sarà perdonato, e dato il libero godimento da questa impura sottorazza di preti e di trafficanti."
Consiglio vivamente a chiunque di leggerlo per non dimenticare fin dove può portare la crudeltà umana.

giovedì 30 aprile 2015

La bara d'argento di Ellis Peters.

"Di peccatori in buona fede è pieno il mondo, ma i penitenti in buona fede sono rarissimi."

"La bara d'argento" è un giallo ambientato nel medioevo, colui che indaga e che scopre il colpevole è frate Cadfiel, un frate un po' sopra le righe, un uomo che ha conosciuto la vita facendo il marinaio, ma che in età matura ha deciso di trovare la tranquillità tra le mura di un convento.
"Cadfeal, egli non trovava niente di strano nel suo variegato curriculum: non s'era dimenticato niente e non si pentiva di nulla di ciò che aveva fatto. Non vedeva contraddizione tra le delizie che gli avevano dato la lotta e l'avventura, e il piacere altrettanto acuto che adesso gli dava la tranquillità. Condita con il sale di qualche affare in cui andare a ficcare il naso, perché il cibo gli piaceva piccante, come una nave tranquilla, che si godeva il riposo nel porto."
Questo è il primo della serie di racconti dove il monaco Cadfeal è chiamato ad investigare: il priore Robert insieme ad alcuni suoi confratelli parte per il Galles per andare a recuperare le ossa di Santa Winifred, affinché siano condotte nel loro monastero, in un'adeguata teca per essere adorate e pregate. Nel villaggio dove c'è la tomba della Santa troveranno però non proprio un'ottima accoglienza, il signore più potente del posto, Rhisiart si oppone, condizionando l'intero villaggio.Colui che ostacola la missione dei frati, viene trovato ucciso in una piccola radura del bosco e Cadfeal inizia con astuzia, abilità ed accurata attenzione a raccogliere informazioni, indizi e moventi per capire chi nella piccola comunità dice la verità o la menzogna, al fine di scoprire chi ha commesso il misfatto.
Un giallo semplice, che intrattiene il lettore senza colpire ed attrarre eccessivamente il suo interesse, io mi ci sono immersa perché mi piacciono le ambientazioni storiche, in questo caso quelle medievali, la scrittrice è stata brava a ritrasmettere la chiusura mentale e l'ingenuità nei rapporti con la religione (fede e miracoli) e il conseguente condizionamento sul popolo credulone e pauroso, in contrasto netto con il personaggio di Cadfeal, avanti rispetto a quei tempi, con una mente aperta e che non si lascia influenzare da niente.
"Amico mio, non basta stare in un'abbazia per essere santo! E si può essere santo anche se non si sta in un'abbazia. Cenci, tonache o vesti sontuose, sotto siamo fatti tutti alla stessa maniera."

martedì 21 aprile 2015

Entra nella mia vita di Clara Sanchez.

"Avevamo percorso strade diverse e tortuose per arrivare al cuore di Laura."

Questo libro come dice l'autrice stessa racconta "non una storia triste: è una storia piena di vita, di lotta, di amore e disamore, di sconfitte e di successi".
La mamma di Veronica, Betty, soffre da quando un giorno si è ritrovata sola a partorire in una clinica, perché il futuro marito era in Italia in viaggio premio e i suoi genitori vivendo a 400km. non potevano arrivare in tempo per assistere al lieto evento. Il parto è andato bene, ma i medici e l'ostetrica le dicono che la bambina è nata morta.
Il cuore e le sensazioni di Betty però la tormentano e le scavano l'anima, lei è convinta che quella non sia la verità, quella bambina non è morta, ma secondo lei le è stata sottratta alla nascita ed è stata affidata ad un'altra famiglia, inizia così per lei un percorso di vita fatto di dubbi, angoscia e sospetti, vuole sapere ciò che realmente è accaduto quella fatidica notte, inizia ad indagare e scopre l'esistenza di Laura, ma decide di non cambiare niente, per non far soffrire la sua famiglia e un'innocente.
"L'altra vita di mia madre. Quello che faceva quando usciva di pomeriggio e tornava distratta, con l'aria di venire da un altro mondo. Aveva dato a Laura ciò che Laura non poteva neanche immaginare: tempo, attenzione, dedizione e la sua felicità."
Il libro è un'alternanza continua delle sensazioni e dell'emozioni delle due figlie di Betty: Veronica e Laura, la prima la figlia legittima, la seconda la figlia perduta, capitolo dopo capitolo vivremo il percorso che le porterà a scoprire la verità, a conoscersi ed a ritrovarsi.
"Ah la verità, la verità...Vedrai che arriva un momento in cui i pezzi iniziano a incastrarsi da soli, senza che tu debba forzare le cose. L'acqua trova sempre una via d'uscita, per microscopica che sia. Quanti più dati hai, meglio è, perché arriverà un momento in cui ciascuno di essi, cercherà e troverà il suo posto. E' quello che facciamo qui, far sì che i dettagli trovino il loro posto e che l'acqua ci conduca alla sua via d'uscita."
"....credevo che i pezzi stessero cominciando ad attrarsi come se avessero una calamita e che avevo ragione, un giorno si sarebbero incastrati e ogni stella sarebbe stata al suo posto, ogni pianeta con le sue lune e ogni padre e madre con i loro figli e ogni figlio con persone che gli volevano bene."
Bellissima è la figura di Veronica, una ragazza forte, decisa e caparbia, che soffre, ma non si arrende mai, vuole scoprire ciò che veramente è successo quella maledetta notte, chi ha cambiato il destino di una famiglia e di una bambina di nome Laura, chi ha agito per guadagnare molti, troppi soldi, chi per capriccio e per egoismo ha pagato per comprare la vita di un piccolo essere umano appena venuto al mondo.
Un libro che cattura l'attenzione del lettore, che ad ogni pagina si incuriosisce, si indigna e sarà sempre più coinvolto dalla storia di Veronica e di Laura, due sorelle divise dagli eventi, ma che grazie alla forza, alla lotta e all'amore si ritroveranno ed entreranno una nella vita dell'altra.
"Ha tutto a che fare con l'amore. L'amore è la nostra maledizione. Ci rende felici, ci fa schiavi, ci corrompe, ci insegna a odiare. Tutto si fa o non si fa per amore. Sembra una cosa buona, ma in verità ti dico che se non esistesse l'amore non ci sarebbero le guerre."

lunedì 13 aprile 2015

Il cuore di tutte le cose di Elizabeth Gilbert.

"Niente è più essenziale della dignità ragazze mie, e il tempo dimostrerà chi ne è dotato."

Il libro racconta la storia di Alma Wittacker, di famiglia molto ricca, riceve un'istruzione eccezionale, fin da piccola non gioca con altri bambini, ma si rapporta con le persone grandi: scienziati e scopritori, soprattutto sul mondo della botanica, con i quali lei si intrattiene alle belle cene organizzate dal padre. Alma ha una mente brillante e perspicace, cresce con la voglia di dover sempre dare un perché alle cose ed una spiegazione logica a ciò che le gravita attorno, il padre è diventato ricco sfruttando la sua ostinazione, cocciutaggine, scaltrezza e furbizia, la mamma è di origini olandesi, severa, distaccata, intransigente e per niente amorevole, la bambina cresce in una bellissima casa di Filadelfia, con uno splendido giardino ricco di tantissime specie di piante portate a crescere lì da tutte le parti del mondo, lei non è nata per divertirsi e giocare, ma per studiare, imparare, scoprire e sperimentare, viaggia nella tenuta a cavallo del suo piccolo pony con a tracolla il suo kit da esploratrice. Tanto la sua intelligenza è eccezionale e straordinaria, quanto il suo aspetto fisico è inadeguato, il viso per niente grazioso ed il fisico non è aggraziato, troppo alta e robusta, un donnone che incute paura agli uomini anche per il troppo sapere.
Il libro è un percorso di vita, quello di Alma, di una donna di scienza, capace con la sua intelligenza di scoprire le teorie sulla specie umana, dopo aver vissuto per più di cinquantanni in America affronterà un viaggio che la porterà fino a Tahiti per scoprire la verità sul suo breve matrimonio con Ambrose Pike, ha bisogno di capire perché l'amore è sempre rifuggito da lei, concluderà la sua vita in Olanda, dalla famiglia di sua mamma, con la consapevolezza di aver vissuto per la conoscenza ed il sapere.
"Mi considero davvero fortunata. Lo sono, perché ho avuto la possibilità di trascorrere la vita intera a studiare il mondo. E facendo questo non mi sono mai sentita insignificante. Questa vita è un mistero, sì, e spesso una dura prova, ma se uno può scoprire qualcosa ha sempre il dovere di farlo, perché credo che la conoscenza sia il più prezioso dei nostri beni."
Leggendo "Il cuore di tutte le cose" comprendiamo che la vita è in tutto ciò che ci circonda, nella natura che rispecchia la stessa vita dell'uomo, chi riesce a sconfiggere le calamità che si presentano ogni giorno del nostro percorso, chi non resiste e non lotta per la sopravvivenza, è un codardo e rifiuta il grande patto della vita, questo è il grande insegnamento che ci lascia la protagonista di questo originalissimo libro.
"Chi non è attrezzato a sopportare la lotta per la sopravvivenza forse non avrebbe nemmeno dovuto iniziare a vivere. Il solo delitto imperdonabile consiste nell'interrompere l'esperimento della propria vita prima del suo termine naturale. E' una debolezza e un peccato, perché tale esperimento si interrompe, in ogni caso, molto presto: tanto vale quindi avere coraggio e la curiosità di resistere in battaglia, fino all'inevitabile sconfitta finale. Non affrontare la lotta per la sopravvivenza è un atto di codardia. Significa rifiutare il grande patto della vita."
"Il vincitore è tale sono finché non smette di vincere."
Elizabeth Gilbert è bravissima, ha una scrittura fluente, scorrevole e brillante e riesce a catturare l'attenzione del lettore anche in un libro con continui richiami al mondo della scienza e della botanica.

martedì 24 marzo 2015

La rilegatrice dei libri proibiti di Belinda Starling.

"Padronanza di sé. Ripensai a San Bartolomeo e al libro della nostra vita. La libera scelta comporta non poche responsabilità: dobbiamo scrivere la nostra storia con mano ferma."

Il libro racconta la storia di Dora Damage, moglie del rilegatore Peter, un uomo in pessime condizioni di salute a causa dei reumatismi, hanno una figlia Lucinda, che soffre di crisi epilettiche, la Legatoria soffre dei problemi di salute del padrone, ha poche commissioni e il marito, all'insaputa della moglie, ha contratto un debito con uno strozzino.
La situazione per Dora non è delle migliori ed è costretta per il bene della famiglia, ad assumere il controllo della Legatoria, lei figlia e moglie di un rilegatore, non è del tutto sprovvista dell'arte necessaria, anzi grazie ad intuito e femminilità darà un tocco eccezionale alle sue opere, usando anche materiali alternativi come stoffe, piccoli oggetti decorativi e ai suoi delicati, splendidi ed originali disegni, che adatta e varia a seconda del contenuto dei libri stessi.
Piano piano si fa apprezzare da una cerchia di signori molto in vista, che la assumono sotto lo stretto controllo di Diprose, un uomo viscido, infido, cattivo e bugiardo, il suo lavoro assume contorni non del tutto leciti, perchè i libri ai quali è costretta a lavorare, sono opere di dubbia decenza morale per l'epoca, alcuni sono di carattere medico-scientifico ed altri di carattere pornografico, ma la donna contro il suo modo di pensare è costretta comunque a far quei lavori per il necessario sostentamento della sua famiglia.
"Anche se era difficile parlare di normalità nel mio mondo, un mondo dominato da potenti signori che mi avevano regalato un abito da lutto troppo elegante per me, ben sapendo che avrei dovuto riprendere subito il lavoro, un mondo popolato di ipocriti come i miei vicini che volevano vedermi recitare la parte della vedovella, pur sapendo che ero sempre stata io a portare i calzoni! Quando si trattava del -gentil sesso- l'importanza era, come al solito, salvare le apparenze: per le strade sarei stata una donna in gramaglie, ma al riparo delle mura domestiche avrei dovuto lavorare come un uomo."
Questo libro tratta molti argomenti ed i personaggi che ne fanno parte hanno ognuno uno scopo per far risaltare ancor di più quello che rappresentano:
Dora, è una donna dal carattere volitivo, che non si scoraggia, diventa padrona del proprio destino, si destreggia tra uomini ricchi ed equivoci, senza mai perdere la dignità e con grande personalità affronta pericoli e difficoltà dalle quali non può sfuggire, incontra il grande amore della sua vita e lo vive senza remore e recriminazioni (emancipazione);
Din, il nero che casualmente si trova a lavorare nella legatoria, ci racconta della schiavitù sofferta in America, un uomo intelligente, che sa leggere e scrivere, che cerca la libertà ed il riscatto per il suo popolo che soffre ancora nelle piantagioni, coraggioso, onesto, che segue un ideale che vuole realizzare a costo della propria vita e del vero amore (schiavitù/libertà);
Jocelyn Knigthley, il ricco medico che gira il mondo per scoprire nuove tecniche curative, equivoco, affascinante e pericoloso, che nasconde un segreto che gli fa compiere un'azione scellerata solo per salvare le apparenze nei confronti della società e dei suoi amici che operano in una confraternita e che sono tutti ossessionati da manie perverse (potere e vizi);
signora Eales, la vicina di casa di Dora, pettegola, curiosa, che ama la morte ed è felice del dolore degli altri, che condiziona le altre donne del quartiere insinuando cattiverie sull'integrità morale della rilegatrice perchè troppo diversa da loro, forte e caparbia, che non si piega alle regole di una società vecchia e chiusa (invidia e ottusità);
Silvya Knigthley, moglie del ricco medico, che improvvisamente, con un bimbo appena nato, viene lasciata, nessuno l'aiuta, tranne Dora, è costretta a scoprire che fuori dalla sua splendida casa c'è povertà, freddo e pericoli, all'inizio è una donna frivola e sciocca, ma di fronte ai problemi matura diventando risoluta e determinata, cresce con amore il figlio senza ritornare nel mondo ovattato e finto che ha lasciato, crea un rapporto speciale con la donna e la figlia che l'hanno aiutata nel momento peggiore della sua vita e l'hanno accolta nella loro misera casa (amicizia).
Concludendo questo è stato per me, un libro dalla storia originale, che consiglio perché fa riflettere e pensare, da coraggio e forza alle donne che non si vogliono arrendere mai.
"Soffri e ti rafforzi: il bene si pasce del dolore, sovente giova all'inferno un amore liquore."

giovedì 19 marzo 2015

 Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford.
"Cerco di non vivere nel passato,pensò, ma chissà, a volte è il passato che vive in me."
Un libro affascinate ed interessante, perchè ci viene raccontato un fatto, avvenuto durante la seconda guerra mondiale, in America, che per tanti anni è rimasto all'oscuro, quello della deportazione delle comunità giapponesi, ma non solo, viene trattato anche l'argomento del razzismo, una piaga sempre attuale,dalla quale non si riesce mai a guarire a causa dell'ignoranza e dell'intolleranza della gente.
La storia è quella di un ragazzino cinese di nome Henry, che vive a Seattle e che i suoi genitori lo vogliono far essere un vero americano, per questo deve frequentare la scuola dei bianchi.
"Henry faceva del suo meglio per rispettare e onorare i suoi genitori. Andava a scuola tutti i giorni, procedendo in senso contrario al flusso imponente degli altri ragazzini cinesi che lo chiamavano -diavolo bianco-. Lavorava alla mensa dove i diavoli bianchi lo chiamavano -giallo-."
Un giorno alla mensa, dove lavora, incontra Keiko, una ragazzina giapponese, da qui la sua vita cambierà per sempre, all'inizio è profondamente combattuto se poter o non poter instaurare un qualche rapporto con lei, perchè suo padre, nazionalista sfegatato che odia e che vede nel Giappone il suo nemico numero uno gli ha sempre insegnato a non aver rapporti di alcun genere con tale popolo, ma poi lui estraniato e colpito ogni giorno da atti di bullismo da parte dei compagni di scuola bianchi, finalmente trova con Keiko un'alleata speciale, dalla quale imparerà ad apprezzare il fatto di essere americano e che non importa quello che sei ma come sei.
"Henry, noi non siamo così. Voglio dire, i miei genitori non ti giudicano in base al distintivo che porti. Ti giudicano in base a ciò che le tue azioni dicono di te. E il fatto che, nonostante le idee dei tuoi genitori, tu sia venuto qui, dice un sacco di cose sul tuo conto ai miei genitori, e anche a me. Loro sono innanzitutto dei cittadini americani. Non ti considerano un nemico. Ti vedono semplicemente come una persona."
Purtroppo, per loro, c'è la guerra e tutto è incerto, fino a quando un comunicato del Presidente degli Stati Uniti D'America, dichiara che tutte le comunità giapponesi devono essere trasferite in campi di internamento, da qui le strade di Henry e Keiko si separano, non prima di essersi dichiarati amore profondo e vero, ma il tempo e la distanza cambieranno le cose.
"Henry stava imparando che il tempo della separazione finiva per creare distanza, più che le montagne e la differenza di fuso orario. Una distanza vera, quella che fa stare male e induce a smettere di farsi domande. Una nostalgia intensa al punto che il fatto di avere a cuore una persona comincia a diventare doloroso."
Passano gli anni, Henry vive la sua vita insieme alla moglie Ethel ed al figlio Marty, poi ormai vedovo, camminando per le strade del quartiere, durante lo smantellamento e il rifacimento di un vecchio hotel, tornano alla luce oggetti appartenuti alle famiglie giapponesi internate....e dentro di lui rinasce il desiderio, mai del tutto abbandonato, di rivedere e ritrovare Keiko.
Un libro delicato, affascinante, che parla di amore, di dedizione, di razzismo, di odio, di quanto la vita a volte ci giochi brutti scherzi, ma che non perdendo la speranza e la fiducia, può anche riservarci altre sorprese e bei nuovi momenti, come una favola....
Bellissima la figura di Sheldon, l'artista di strada che suona il sassofono, che sarà l'amico-padre di Henry, che lo incoraggia, lo aiuta e lo consiglia. Un ruolo importante lo riveste anche la musica jazz, vibrante ed unica, che sembra quasi di udirla in sottofondo mentre leggiamo il libro.
"Avrebbe fatto come faceva sempre, avrebbe cercato le cose dolci fra le amare."
 Il sentiero dei profumi di Cristina Caboni.
"Il profumo è il sentiero. Percorrerlo significa trovare la propria anima."
Un libro che racconta una storia, una belle storia, con protagonista Elena, una donna che la vita l'ha fatta soffrire più di una volta, ma che grazie al dono che ha, quello di avere "naso" (percepire forte i profumi), che all'inizio lei si rifiuta di accettare, di credere quanto questo sia importante, con il susseguirsi degli eventi che la coinvolgeranno, diventerà più forte, indipendente e capirà grazie ai profumi di aver trovato la sua strada e la sua anima.
"Voleva e basta, perchè non avrebbe rinunciato al sapore di quelle poche decisioni che aveva preso da sola."
Elena ha alle spalle un passato difficile, non ha mai conosciuto il padre, la madre si è rifatta una vita con Maurice, un uomo che non l'ha mai accettata come sua figlia, anzi l'ha sempre considerata un peso ed un ostacolo al rapporto con Susanne. Si è presto ritrovata a dover vivere a Firenze, con sua nonna, una donna che vive per la sua arte di profumiera, perchè è una tradizione di famiglia da secoli e secoli, e si prefigge lo scopo di voler far imparare la sua arte, ad ogni costo, a sua nipote perchè tutto il loro sapere non venga smarrito, senza mai trattare con dolcezza e tenerezza Elena che ne avrebbe avuto tanto tanto bisogno. Elena è insicura, ha dubbi sulle scelte che fa e quando scopre il tradimento del suo futuro marito, tutto le crolla addosso, deve ricostruire la sua vita, lo fa trasferendosi a Parigi e utilizzando l'arte dei profumi.
"No. Terribile è pensare che qualcuno ti vorrà bene solo se tu ti comporterai come vuole lui. Terribile è anche essere così dannatamente insicura da non capire quanto si valga davvero. Lasciarsi ricattare da chi non possiede altri mezzi che piegare gli altri per riuscire ad avere uno straccio di rapporto. Quello è terribile, Elena. E' il mondo perverso che un buon numero di persone usa sottomettere bambini e adulti. Se fai così non ti voglio più bene...il concetto alla fine è questo. Guardati, Elena, tu sei bella, dentro e fuori. Non lasciarti manovrare dalla tua vulnerabilità."
Il libro è scritto in maniera semplice e scorrevole, si entra dentro un mondo quello dei profumi, che grazie al loro potere sono in grado di risvegliare dentro di noi sensazioni remote, ma che hanno segnato momenti importanti della nostra vita. Il personaggio di Elena a volte mi è risultato un po' ridondante, ma comunque rappresenta una donna che ha sofferto e che con grande coraggio e forza riesce a costruirsi una nuova realtà dove c'è amore, sicurezza e certezze.
"Il tempo segna le nostre vite, ogni cosa. Il tempo cambia tutto."
Io adoro Parigi, leggendo pagina dopo pagina, sembrava di essere trasportati in quella meravigliosa città, grazie alle belle descrizioni della scrittrice, anche questo mi ha fatto apprezzare "Il sentiero dei profumi"!