La libreria di Matik

venerdì 31 agosto 2018

Ally nella tempesta di Lucinda Riley.
"Nei momenti di debolezza, troverai la tua più grande forza."
Per il suo temperamento forte e determinato, Ally rappresenta per le altre un punto di riferimento importante, quasi fosse il loro leader. Per questo motivo, anche a fronte della tempesta che dovrà attraversare, Ally si sentirà in dovere di non cedere e non mostrarsi mai troppo vulnerabile agli eventi.
Inaspettata giunge la notizia della morte dell’amato Pa Salt, il ricchissimo padre adottivo che ha cresciuto le proprie figlie nella reggia di Atlantis, ai piedi del lago di Ginevra, proprio mentre Ally, velista esperta, sta navigando i mari dell’Egeo. La passione per la vela, instillata in Ally dal padre, diventerà ancora più intensa dopo la sua scomparsa, anche spronata da Theo, stimatissimo collega del quale Ally si innamora perdutamente e col quale comincia una meravigliosa relazione.
Così come accaduto a Maia, anche Ally riceverà come ultimo dono da parte del padre una serie di indizi utili a portarla, se vorrà, a conoscere le sue origini e la sua storia.
Una straordinaria sequenza di eventi e dolori porterà Ally nella magnifica atmosfera dei fiordi norvegesi dove, attraverso laboriose ricerche, conoscerà le proprie radici e avrà modo di riabbracciare un’altra abbandonata passione: la musica.
Sulla scia della storia di Maia, l’autrice ci porta indietro di oltre un secolo e ci racconta la turbolenta storia di Anna Landvik, famosa cantante d’opera norvegese del tardo Ottocento, e della sua famiglia. Quella che ci viene raccontata è, ancora una volta, una storia drammatica segnata dall’incombenza delle guerre mondiali e della musica del tempo, che ha visto fiorire i più grandi compositori europei.
La narrazione su piani diversi ci porta a spasso nel tempo, ma anche nello spazio tra le grandi città europee teatro di intricate passioni e grandi amori. Grazie ai suoi nuovi amici e alla famiglia ritrovata, Ally troverà il coraggio di alzare il sipario e scoprire finalmente quale strano scherzo del destino l’ha portata a far parte di quella cerchia di sorelle legate dal nome della costellazione delle Pleiadi.
Una volta aggiunto quel tassello mancante, Ally sarà in grado di proseguire la sua vita e abbracciare un’esistenza mai priva di sorprese.
Il tratto romantico dell’autrice si mescola piacevolmente ai dettagli musicali, lasciando il passo ad allusioni e riferimenti al mondo della vela e del mare. La descrizione dei luoghi è, come sempre, minuziosa e affascinante.
Col suo irresistibile stile, Lucinda Riley, rende le sue 545 pagine appassionanti e cariche di emozione. Nonostante il romanzo ricalchi la struttura e l’intreccio del precedente, la lettura non annoia mai e, se possibile, risulta ancora più avvincente, oltre a lasciare una grande sete di conoscenza sul destino delle restanti sorelle.
L’aspetto più interessante dell’opera della Riley è che, nonostante ogni libro racconti e racconterà la storia di ogni singola sorella, è possibile individuare, misteriosamente inseriti in ogni romanzo, dettagli che ci attendiamo portino a delineare l’impenetrabile figura del magnate svizzero.

lunedì 27 agosto 2018

L'amante del Doge di Carla Maria Russo.
"Vi proibisco di pronunziare simili ingiuriose illazioni. Io ho difeso Caterina Dolfin da coloro che, per gelosia e meschina invidia, l'hanno calunniata e hanno tentato di punirla della colpa di essere intelligente, colta, capace di scelte di grande coraggio. Una donna che la società teme perché non si lascia spaventare e imbrigliare con docilità nei suoi schemi. Per di più, bellissima. Di gran lunga la più affascinante e raffinata signora che io abbia mai incontrato o che Venezia abbia potuto vantare. Troppe qualità insieme. Il mondo L'avrebbe fatta a pezzi, se non l'avessi protetta." (Andra Tron il doge).
Il romanzo è ambientato nella Repubblica di Venezia nella metà del Settecento, in un clima limitato dalla morsa dell’Inquisizione, dove si svolge la vita di Caterina Dolfin, una donna molto bella, amante della letteratura e della filosofia, la cui vita si intreccia quasi per caso con quella dell’uomo più potente della Serenissima, Andrea Tron, ambasciatore a Vienna, Parigi e Roma, nonché procuratore di San Marco e savio del consiglio. Veniva ironicamente chiamato nelle satire veneziane “il patron” per simboleggiare con questa rima riferita al cognome, anche il potere di cui godeva a Venezia. Andrea Tron è al tempo del romanzo un uomo sui 40 anni, molto attraente e particolarmente conosciuto in tutta Europa come gentiluomo di cui ogni donna si innamora facilmente. Anche l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, pare gli fosse estremamente legata da un legame lavorativo, ma anche di stima e affetto (un rapporto che non si sviluppò mai sentimentalmente).
La giovane Caterina, figlia unica, con una buona istruzione, sposò Marcantonio Tiepolo, un patrizio di mediocri sostanze e di scarse ambizioni per volontà della madre. Una sera del carnevale 1755, abbandona di nascosto la casa familiare per andare a divertirsi con degli amici nella dimora del console inglese Smith. La ragazza attira subito e benevolmente l’attenzione dell’uomo non solo per la sua bellezza ma anche per la sua mente colta e raffinata, così attratta dalle teorie liberali di quegli illuministi i cui libri erano vietati a Venezia. Proprio nella biblioteca del console, Caterina conosce Andrea Tron e tra i due ci sarà un colpo di fulmine che li porterà ad un tacito accordo secondo il quale la donna diventerà sua amante, mentre l’uomo le garantirà una vita lussuosa in libertà per il resto dei suoi giorni.
Un rapporto “moderno” in cui le parti stabiliscono un patto sulla necessità di Andrea Tron di averla e di Caterina di possedere quella libertà e quella ricchezza che tanto le erano mancate in gioventù e avevano causato quel matrimonio “obbligato” con un uomo che le faceva ribrezzo.
Caterina lotterà, farà di se un’intellettuale dell’Arcadia, pubblicherà dei versi per il padre e diventerà una sorta di mecenate degli artisti, specialmente di quelli più liberali, attratti da idee rivoluzionarie. Lotterà anche davanti alla società, finchè dopo vent’anni riuscirà ad ottenere dal Tribunale l’annullamento delle nozze proprio perché non accondiscendente. E l’amore matura, cresce, muore, risorge…ma ha un solo punto fisso: Andrea Tron. Colui che la mantiene da anni, con il quale ha vissuto da “moglie” per due anni, un uomo che ha sempre rispettato le sue richieste ed esigenze senza intromettersi nella sua vita privata e giudicarla. Il loro è un rapporto libero, ma fino a quando? Arriverà un momento in cui uno dei due deciderà di porre fine a questo tiro alla fune e decidersi a trascorrere il resto della vita insieme come marito e moglie?
Lo scoprirete leggendo il romanzo che vi rapirà tra i balli sfarzosi, le luci sul canal grande, gondole che scivolano nell’acqua, maschere decorate, gli abiti scollati e sfarzosi del Settecento.

mercoledì 8 agosto 2018

Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys.

Ci sono pagine della storia che non tutti conosciamo, ci sono eccidi ricoperti dall’oblio che gridano il loro dolore.


Oggi vorrei, nel mio piccolo, dare voce ai milioni di uomini uccisi nei Gulag sovietici. Per ricordare le vittime del comunismo staliniano e la loro tragedia umanitaria che si è perpetuata in contemporanea con l’eccidio del popolo ebreo. Mentre Hitler infieriva sugli ebrei, in Russia, Stalin, riversava tutto il suo odio sulle popolazioni baltiche: Lettoni, Estoni, Ucraini. Gli ebrei furono deportati nei campi di concentramento, in Russia, invece, i prigionieri, considerati “nullità”, venivano condotti nei campi della Siberia ai lavori forzati. Milioni di persone furono deportate per anni nei Gulag senza che nessuno riuscisse a porre un freno a tanta ferocia.
Hitler e Stalin erano due demoni per un unico inferno: la Terra.
“Avevano spento anche la luna” di Ruta Sepetys, edito Garzanti, parla delle deportazioni nei campi di lavoro sovietici. E’ un romanzo ispirato a una storia vera, agghiacciante e drammatica. Un’altra tragedia del Novecento sepolta sotto l’indifferenza.
"Mi portarono via in camicia da notte. Ripensandoci, i segnali c’erano tutti: foto di famiglia bruciate nel camino, la mamma che nel cuore della notte cuciva l’argenteria e i gioielli più belli nella fodera del suo cappotto e il papà che non tornava dal lavoro. Il mio fratellino, Jonas, continuava a fare domande. Anch’io ne facevo, ma forse mi rifiutavo di riconoscere i segnali. Solo più tardi mi resi conto che la mamma e il papà intendevano scappare con noi. Ma non scappammo. Fummo portati via."
Un rumore di passi nella notte, un bussare, anzi "un rimbombo cupo e insistente", alla porta. L’NKVD, la polizia segreta sovietica, entra in casa ed è l’inizio di un incubo.
14 giugno 1941. L’NKVD irrompe in casa della quindicenne lituana Lina. Lei, il fratello Jonas e la madre Elena hanno appena il tempo di porre in una valigia qualche avere prima di essere caricate su un treno, con centinaia di altri prigionieri, che li condurrà in un villaggio siberiano dove saranno costretti a lavorare in condizioni disumane. Non si può far nulla, opporsi significa morire. Si può solo cercare di sopravvivere senza rinunciare alla propria dignità.
"Per i sovietici non esistono più la Lituania, la Lettonia o l’Estonia. Stalin deve liberarsi completamente di noi per sgomberare dai rifiuti la sua visione. Rifiuti. Era questo che eravamo per Stalin?"
Donne, bambini, vecchi, infermi, tutti a combattere a mani nude contro la ferocia umana.
"Li odiavo, quelli dell’NKVD e i sovietici. Piantai un seme di odio nel mio cuore. Giurai che sarebbe cresciuto fino a diventare un albero imponente, le cui radici li avrebbero strangolati tutti."
Questi sono i pensieri di Lina, “colpevole di esistere”. Lina appassionata di pittura, ammiratrice delle opere di Munch, è impreparata al proprio destino ma ha, in sé, un gran coraggio. Sfrutterà la sua bravura nel disegno per ritrarre ciò che accadeva nel campo di lavoro. Un modo per continuare a sperare.
"Mi hanno tolto tutto. Mi hanno lasciato soltanto il buio e il freddo. Ma io voglio vivere. A ogni costo."
Vivere è una sfida continua nei campi di lavoro: malnutriti, esposti a un clima polare senza adeguati vestiti, umiliati nel corpo e nell’animo. Erano partiti in tanti ma in pochi sopravvissero. La pietà, il rispetto, l’amore per il prossimo, erano “merce” rara, anzi rarissima nel gulag dove la vita umana valeva zero. Intanto il mondo incancrenito dal male soffriva in silenzio. Di fronte alla malvagità dell’uomo la Terra, inorridita da tanta crudeltà, si ripiegava su se stessa. La luce del Bene cedeva il passo al buio del Male. Anche la Luna chiudeva gli occhi e piangeva.
Come scriveva Pascoli nella poesia “ X Agosto ” :
E tu, cielo, dall’alto dei mondi
sereno, infinito,immortale,
oh! D’un pianto di stelle l’inondi
quest’atomo opaco del male!
La crudeltà dell’uomo rende oscuro il nostro pianeta che non riesce a liberarsi dalla presenza del male. Ma la speranza, il dolore immenso, il coraggio possono far breccia nei cuori dannati. Forse non tutto è perduto per l’umanità. Forse la compassione umana impedirà il ripetersi di questo genere di malvagità. Forse.
“Avevano spento anche la luna” è un romanzo struggente che tutti dovrebbero leggere. E’ una testimonianza, anche se indiretta, degli orrori dei Gulag usati come strumento di repressione. Lina rappresenta la sofferenza e il coraggio di più di venti milioni di persone uccise “nel periodo del terrore”. Oggi c’è ancora chi nega questa realtà.
Emozioni profonde mi hanno fatto compagnia durante la lettura di questo romanzo crudele nella sua realtà. Ho sofferto e pianto con Lina, ho sperato che qualche “angelo” proteggesse i prigionieri, ho provato un odio intenso verso le guardie disumane. Quando un barlume di umanità è apparso nella notte del Male ho gioito pensando che l’uomo forse ha ancora una possibilità di salvezza. Se ricomincerà a sentire il battito del suo cuore e a porgere la mano verso il suo prossimo potrà sperare in un futuro migliore dove non ci saranno più morti a causa di oppressioni, razzismo e ingiustizia.
Per non dimenticare diamo voce ai più deboli, difendiamo la libertà e la pace. Costruiamo un futuro migliore per tutti e anche la Luna, da lassù, sorriderà illuminandosi con un bel sorriso.
Per lasciarvi con un invito alla speranza, vi riporto una citazione di Albert Camus:
“Alla fine ho imparato che, anche nel profondo dell’inverno,
dentro di me regnava un’invincibile estate.”
Le sette sorelle: La storia di Maia di Lucinda Riley

"Non lasciare mai che la paura decida del tuo destino."

Le sette sorelle è il primo libro di una saga composta da sette volumi, creata da Lucinda Riley. Un romanzo pieno di avventura, scoperte emozionanti e legami forti. La storia narra le vicende delle sorelle D’Aplièse. Sette ragazze adottate da ogni angolo del mondo da un uomo di nome Pa’Salt, che si è premurato di dar loro una casa, una vita agiata e i nomi delle Pleiadi. Nel presente, Maia è l’unica delle sorelle ad abitare ancora con il padre al castello di Atlantis, sulle rive del lago Ginevra.
Tutto fa pensare apparentemente ad un fiaba, fino a quando la situazione non precipita. Durante un soggiorno a Londra da un'amica, Maia riceve una telefonata che le spezza il cuore: Pa’ Salt è morto. La notizia sconvolge le sette ragazze, che si precipitano al castello affrante. Durante il soggiorno, scoprono che quell'uomo benevolo e affettuoso che le ha cresciute, ha lasciato loro in eredità una sfera armillare, i cui anelli recano incise delle coordinate misteriose. Sarà proprio Maia, la più coraggiosa tra tutte, a impegnarsi per decifrare il codice. La ragazza, armata di determinazione, partirà alla scoperta delle sue origini, in un viaggio che la condurrà per le strade di Rio de Janeiro, dove una serie di lettere antiche, appartenute alla sua antenata Izabela, le racconteranno di una storia d’amore emozionante e intensa. Grazie all'aiuto di uno scrittore, personaggio singolare e affascinante di nome Floriano, Maia riuscirà a ripercorrere il percorso di un amore antico, sbocciato nella Parigi bohémienne degli anni ’20. Cosa scoprirà di tanto sconvolgente? Riuscirà ad accettare le sue origini?
"Tutti hanno dei segreti, ma ti prego di credermi se ti dico che a questo mondo la famiglia è tutto. E che l'amore di un genitore per un figlio è la forza più potente delle terra."
L’ambientazione è particolare: dal paesaggio fiabesco del castello di Atlantis, popolato da sette sorelle con i nomi delle costellazioni; ai colori accesi e i profumi caldi di Rio de Janeiro. I personaggi del libro sono tutti accuratamente descritti: dalle sorelle, alla governante, alla domestica, tutte hanno caratteri ben definiti, e ruoli chiave da interpretare. “Maia, la bella; Ally, il capo; Star, la conciliatrice; CeCe, la pragmatica; Tiggy, l’altruista; Electra, l’esplosiva”, così la scrittrice definisce le sue “ bambine”, le sorelle cresciute in quel luogo da favola. In questo primo volume, la protagonista principale è Maia, bellissima e intelligente, nonché primogenita della famiglia. Compirà un'evoluzione psicologica formidabile, grazie alla ricerca delle sue origini.
"L'amore non conosce distanze;
non ha continente,
i suoi occhi sono come stelle."
Lo stile è accurato, elegante e a tratti poetico. Grazie alla magnificenza e all’originalità della storia, il lettore riuscirà ad immedesimarsi nelle vicende senza difficoltà. Il libro a tratti fa pensare ad una fiaba dei fratelli Grimm in chiave moderna, a tratti ai grandi classici della letteratura come “Piccole donne” o “Orgoglio e Pregiudizio”.
Consiglio assolutamente questo libro a chi ha voglia di tuffarsi in una storia avventurosa, enigmatica e emozionante.