La libreria di Matik

mercoledì 22 novembre 2017

La collezionista di libri proibiti di Cinzia Giorgio.
"La mia passione sono i volumi antichi, perché mi piace immaginare che custodiscano le vite di chi un tempo li ha posseduti."


A Venezia, nell’estate del ’75 Olimpia, quindici anni, conosce Anselmo Calvani, proprietario di una storica bottega d’antiquariato.
Anche se molto giovane, Olimpia è già un’appassionata lettrice e comincia a frequentare il negozio di Anselmo, a lavorare con lui, e con il suo aiuto inizia a collezionare preziosi libri messi all’Indice dalla Chiesa.
A Parigi, nell’estate del ’99, Olimpia ha aperto una casa d’aste, specializzata in libri e manoscritti antichi. Ogni anno riceve da Davide, nipote di Anselmo, un pacchetto che contiene lettere un tempo censurate, insieme ad un libro in passato considerato “proibito”: questa è l’eredità che Anselmo le ha lasciato.
Le domande non mancano: come poteva un modesto antiquario veneziano essere in possesso di un tale pregiato patrimonio? Che legame c’è tra le lettere e la bottega?
Il personaggio principale, Olimpia appunto, compie sicuramente un percorso di crescita e di evoluzione: da ragazzina adolescente è diventata una donna in carriera che ha fatto della sua passione il suo lavoro. Questo mi ha trasmesso speranza ma allo stesso tempo, ancora una volta, mi sono resa conto come nei libri sia tutto relativamente più semplice che nella vita reale.
"Sei uno spirito libero, Olimpia. E come tutti gli spiriti liberi, hai anche tu bisogno di punti fermi. Devi rimanere libera senza tuttavia perdere il senso dell'orientamento mentre ti libri nel cielo, alla ricerca delle tua stella."
Sicuramente Olimpia come protagonista mi è piaciuta, soprattutto per il suo amore spassionato per i libri e per la lettura tanto da arrivare più volte ad accantonare la vita sociale per stare a casa a leggere. Mi è risultato molto semplice empatizzare con lei.
"Leggere è come vivere mille vite e fuggire dalla sua."
Il libro si svolge principalmente in due luoghi e in due tempi differenti: da un lato le calli veneziane quando Olimpia era ancora una ragazzina e dall’altra Parigi quando Olimpia è già una donna matura.
Ho preferito però i personaggi secondari, in particolare Anselmo e Peggie.
Non so bene il perché ma fin dall’inizio mi sono immaginata Anselmo come un nonno burbero con le persone che non conosce ma dolce con chi ama; un uomo molto saggio, con un buon cuore e una passione smisurata per i libri.
Peggie, una donna anziana ricca e amica di Olimpia, mi è piaciuta molto perché si è dimostrata una donna intelligente e perspicace; una donna che nella vita ha lottato per ottenere quello che voleva e che dalle sue esperienze ha appreso molto; una donna che non ha peli sulla lingua, che non ha paura di dire quello che pensa anche nei confronti di altra gente ricca quanto lei.
La storia d’amore tra Olimpia e Davide non pecca di dolcezza portata agli estremi ma è piuttosto travagliata a causa di eventi che nella vita possono realmente accadere e non assume il ruolo fondamentale all'interno del libro, quello che più emerge è l’amore per i libri.
"Perché leggere è amare. E amare è vivere mille vite in una."
Lo stile è molto semplice, molto scorrevole ma sicuramente la storia cattura la curiosità del lettore che, assieme ad Olimpia, vorrà scoprire qualcosa di più sui libri messi all’Indice dalla Chiesa.
Si vede chiaramente che Cinzia Giorgio non solo si è informata sui libri antichi, su come funzionano le case d’aste e come avviene un’asta, ma anche e soprattutto si nota quanto abbia studiato la vita e le opere di Veronica Franco (poetessa italiana del ‘500) e di quanto essa l'abbia affascinata e sedotta.
In sintesi trovo che questo libro sia frutto di molta ricerca e molta passione da parte della Giorgio. Personalmente ho trovato alcuni eventi piuttosto prevedibili ma la storia è piacevole da leggere e anche interessante, è un racconto da cui sicuramente si può imparare qualcosa.
 

martedì 14 novembre 2017

Harry Potter e i Doni della Morte di J.K.Rowling.
"L'ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte."
Quello che mi è sempre piaciuto della Rowling è la sua abilità di risucchiarci in un’altra realtà. Lo capirete subito fin dalle prime righe. Anche stavolta, in Harry Potter e i doni della morte verrete trasportati nel mondo potteriano in poche righe e sarà molto difficile staccarsi dal libro. Inutile dirlo ma lo farò: questa è una saga unica, non solo per il successo planetario riscosso ma anche per come è costruita. Non vi svelerò tutto, ovviamente. Anzi, quasi nulla e partirò dall’incipit. Favoloso, questa volta più che mai. La prima scena. Due uomini appaiono dal nulla in un viottolo illuminato dalla luna. Per un istante rimangono immobili, le bacchette puntate l’uno contro il petto dell’altro; dopo essersi riconosciuti, si avviano rapidi nella stessa direzione: una bella dimora gentilizia. Sono Severus Piton e Yaxley. C’è una riunione importante nella grande villa e la questione all’ordine del giorno è: «Mio Signore, l’Ordine della Fenice intende trasferire Potter dal suo attuale rifugio sabato prossimo al calare della notte». Voldemort e i suoi si sono riuniti per organizzare la cattura del piccolo maghetto.
Gli occhi rossi di Voldemort fissano quelli neri di Piton. Gli astanti guardano altrove per timore di essere ustionati dalla ferocia dello sguardo di “Tu-sai-chi”. Un incipit davvero cupo e pieno di paura per questo episodio che conclude la saga in modo brillante. Ma anche Harry e i suoi si stanno organizzando. Harry dovrà moltiplicarsi in sette sosia per uscire da Privet Drive. E ciò sarà possibile grazie alla pozione Polisucco. In questo libro Harry è impegnato in varie imprese, tra cui quella di trovare e distruggere gli horcrux. Dopo la lettura del testamento di Silente, il nuovo ministro della magia Scrimgeour dà a Harry, Ron e Hermione degli oggetti che appartenevano a Silente. Grazie a essi capiranno cosa sono i doni della Morte. Vedremo i nostri amici infiltrarsi all’interno del Ministero dove si sta svolgendo il censimento dei Nati Babbani. Scopriremo molte cose sulla figura di Silente leggendo insieme a Harry una sua biografia postuma. Ritorneremo a Hogwarts dove tra le sue spaziose sale e i suoi innumerevoli corridoi si svolgerà una battaglia a colpi di bacchette, Schiantesimi e Maledizioni.
Mi piace pensare alla saga potteriana come a un cerchio che si chiude, con un finale potenzialmente aperto che sì conclude la serie, ma appunto la apre a possibili nuovi inizi perché come vedrete alla fine ci ritroveremo di nuovo alla stazione di King’s Cross, al mitico binario nove e tre quarti. Il testo è ricco di dialoghi ben gestiti dove emerge chiaramente la psicologia dei personaggi, le loro manie di sempre. La studiosa e diligente Hermione e il timido e sempre impacciato Ron accompagnano Harry nella ricerca degli horcrux. Ogni personaggio – buono o cattivo – è tratteggiato nei minimi dettagli. Le loro descrizioni sono bellissime così come gli ambienti in cui si muovono, finemente disegnati dalla penna della Rowling, che anche in questo volume sfoggia uno stile ben curato. La lettura è scorrevole, e questa edizione riveduta da Bartezzaghi è piacevolissima. Non consigliarlo è impossibile. Se non avete letto i precedenti, fatelo. Non vi annoierete mai con Harry. Se avete visto il film di Harry Potter e i doni della morte ma non avete ancora letto il libro, beh è ora di farlo. Non ve ne pentirete. Confesso che non ho visto tutti i film della saga ma ho molto amato Potter fin dal primo momento e la lettura per me è stata più entusiasmante della visione dei suoi film perché la Rowling sa dosare alla perfezione tensioni e distensioni, facendovi provare molte emozioni. Se avete voglia di dimenticarvi un po’ del mondo reale e di entrare in uno fantastico, sappiate che la Rowling ha creato un universo magnifico che troverete in tutte le librerie e che vi farà passare momenti indimenticabili.
 

martedì 24 ottobre 2017

L'importanza di chiamarti amore di Anna Premoli.
"Le cose migliori accadono sempre così: quando meno te lo aspetti, quando pensi di non essere pronto o quando non ci scommetteresti un euro."

Questo romanzo narra della storia di Giada, che abbiamo già incontrato nel ruolo della migliore amica della protagonista nel romanzo "L’amore non è mai una cosa semplice". La vera sorpresa è scoprire che anche il protagonista maschile Ariberto è già comparso in questo primo romanzo.
L'importanza di chiamarti amore inizia proprio con una scena del romanzo precedente. Qui scopriamo che mentre Lavinia e Sebastiano si riconciliavano tra Giada e Ariberto c'è stato un primo vero contatto, anzi direi un bacio rubato sulla pista da ballo.
Giada è una ragazza anticonformista, ribelle, che adora non seguire le regole bigotte imposte da mamma e papà e dalla società. Ha un ragazzo Filippo che abita a Verona e che ha scelto proprio perchè è l'esatto opposto di tutti che ragazzi per bene che frequentano la Bocconi e che si sono fatti strada nella vita solo grazie ai genitori. Ariberto è proprio l'incarnazione di ciò che Giada detesta, o ha sempre pensato di detestare. Abiti firmati, camici su misura, un cognome quasi nobile, eleganza, portamento e gentilezza, di certo non il Bad Boy che Giada sognava di portare a casa per fare arrabbiare mamma e papà.
"Il bello dell'avere quello che gli altri definiscono -un carattere di merda-, è che sei autorizzato a essere te stesso in ogni occasione. Specialmente in quelle più difficili."
Dal loro primo bacio sulla pista da ballo Giada ha deciso di non rivederlo mai più, anche se di tanto in tanto l'intensità di quel bacio le torna in mente solleticando le sue fantasie.
Purtroppo però, anzi per fortuna, i due ragazzi finiscono per ottenere uno stage presso la stessa azienda e per lavorare giorno dopo giorno fianco a fianco.
Ariberto, si rivela essere molto di più di un bel faccino con una bella camicia. E' gentile, premuroso, dolce, tenace, sa prendersi in giro, e non ha paura di dimostrare dell'affetto nei confronti di Giada, che dal canto suo stranamente si trova a suo agio con lui e libera di essere se stessa.
Ma Giada è comunque fidanzata con Filippo, e anche se dopo sette anni la storia non è più eccitante come ai primi tempi, è sempre difficile chiudere un capitolo così importante della propria vita.
Filippo e Giada comunque capiranno ben presto che le lore vite hanno preso strade differenti, e finalmente nel cuore di Giada ci sarà posto per innamorarsi di un'altra persona.
Ma anche se l'attrazione fisica è forte, e quando lei sta con lui è quasi stordita da tanta felicità, la paura di buttarsi in una storia è tanta.
Ariberto dal canto suo si innamora di Giada ben presto, e ogni momento libero è quello giusto per rubarle un bacio o per starle accanto. Ma capisce anche che Giada ha bisogno dei suoi spazi e cerca di concederglieli.
Giada riuscirà a lasciarsi andare completamente con una persona che mai e poi mai avrebbe pensato di poter amare? O invece la sua testardaggine e le sue convinzioni porteranno la storia dei due ragazzi a finire ancora prima di iniziare una relazione seria?
"Al diavolo tutto per me essere felice è stato un lungo lavoro. Ci sono persone naturalmente portate alla felicità, che nascono con il grande dono di saper davvero gioire anche delle piccole cose, e poi ci sono gli esseri umani come me, che per il fatto di sentirsi inadeguati tendono a sabotare le proprie possibilità di essere felici. Perché per imparare a cercare la felicità ho avuto bisogno di superare varie fasi: accettare me stessa, le mie debolezze e quelle dei miei genitori, e prender coscienza che spesso e volentieri la felicità è una scelta consapevole. Le cose belle e brutte capitano a tutti, ma la differenza la facciamo noi. Sì, sono d'accordo con chi sostiene che la felicità si trovi dentro di noi e non negli altri, ma qualche volta gli altri servono a farti capire quello che ti stai perdendo. L'esempio è più efficace di tante parole. Quindi, se ho finalmente capito una cosa, è che merito di essere felice al pari di tutti gli altri. Che tutti ce lo meritiamo. Fate come me: scegliete di essere felici. Buona vita, gente." 
Un libro molto divertente, con una trama simpatica e personaggi dal carattere forte. Un romanzo d'amore che vi farà sorridere, e forse anche voi vi innamorerete un po' di Ariberto
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mercoledì 11 ottobre 2017

Succede di Sofia Viscardi.
"Succede proprio così, una mattina ti svegli e ti rendi conto di essere innamorata. Dentro di te piove da così tanto che nemmeno ti ricordi di com'era fatto il sole. E' la prima volta, però, che penetra così forte nella tua stanza, è la prima volta che hai paura della potenza con cui si impadronisce del tuo mondo."

“Succede” racconta la vita di Margherita: timida, goffa, insicura, è una ragazza che somiglia vagamente a Sofia. Allacciare relazioni con gli altri è difficile, stare al centro dell’attenzione ancora di più: capelli ricci sempre arruffati, Margherita è sempre a corto di tempo e nella vita è sempre in ritardo. La scuola è lo scenario preferito per osservare le relazioni tra giovanissimi ai tempi dei social network, quello che succede nelle aule e nei corridoi, il legame tra Margherita e Olimpia, la sua migliore amica. 
Perché Samuele, l’ultimo arrivato nella scuola ci prova con lei? E Olimpia in quale guaio si sarà cacciata? E Tom, che c’è sempre fin da quando sono nati, che ruolo riveste nella sua vita, solo di amico? 
C’è anche la famiglia, con un padre ambientalista che non usa la macchina né lo shampoo e tira la cinghia sul riscaldamento e una madre severa, implacabile sui ritardi, ma sempre presente nei momenti difficili.
“Succede” è un libro sull’adolescenza, quella fase della vita in cui le domande sono così tante da sembrare infinite e le risposte sempre poche e poco soddisfacenti. Un libro da leggere assolutamente, pieno di avventure, insomma un diario intenso che molto concede alle emozioni, alle sensazioni, alle passioni. Ai sentimenti che, al di là di tutto il resto, sono ciò che gli adolescenti hanno voglia di sperimentare. Consigliabile a tutti: ai giovani ma anche ai più grandi. Un libro scritto con il cuore che va letto con amore da parte delle ragazzine che seguono Sofia Viscardi ogni giorno sul suo canale Youtuber, come mia figlia l'artefice di questa mia lettura!

lunedì 2 ottobre 2017

Sassi vivi di Anne Rottensteiner.
"Quello che so è che le farfalle volano nell'aria senza preoccuparsi se sono italiane o tedesche. I fiori, le bacche e le erbe crescono nelle terra, non importa di quale paese. La terra non è nostra e il sangue scorre nelle vene di tutti gli uomini. Le mucche nella stalla non fanno resistenza alla mano tedesca o italiana fintanto che le munge delicatamente."

La recenti vicende storiche italiane non si studiano mai abbastanza: pur avendo visitato il Trentino-Alto-Adige, non mi sono mai informata molto a proposito della sua travagliata vicenda politica e sociale. Proprio per questo ho scelto di leggere “Sassi vivi” di Anna Rottensteiner, un romanzo a tratti crudo ma romantico, delicatissimo e lieve che racconta di sentimenti modellati dagli eventi storici degli Anni Trenta e Quaranta. 
Il giovane Franz è uno studente sud tirolese che vive con la sua mamma in un maso in montagna, parecchi chilometri da Bolzano, non ha più il padre e spesso, dopo la scuola, segue la campagna e cura gli animali della stalla. All’improvviso, arriva un professore di origini siciliane, ma che vive a Roma e non sapendo dove stare, viene accolto nel maso di Franz, ma il paesino è molto piccolo, le malelingue si divertono a parlare male della sua mamma e di quel tipo 'italiano'. Nel periodo estivo giunge da Roma la figlia del professore, Dora, la quale fa immediatamente amicizia con Franz.
I due ragazzi, però, non potrebbero essere più diversi: Dora ama il duce, lo ammira, ascolta con attenzione i suoi discorsi alla radio, sogna di vederlo affacciarsi a Palazzo Venezia ed è convinta che sia un bene per l’Italia, che grazie a lui il Paese progredirà e prospererà. Franz, al contrario, ha subito l’italianizzazione forzata durante i primi anni del fascismo, ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire dover abbandonare i propri valori, tradizioni, cultura e lingua: i cognomi tedeschi sono stati italianizzati a forza, sono state chiuse le scuole germanofone e soppressi i giornali di lingua tedesca.
Con l’ascesa di Hitler e i patti con il duce, ai sud tirolesi vengono date le Opzioni: diventare cittadini tedeschi sotto il Terzo Reich oppure diventare cittadini italiani e rinunciare alla loro cultura. La mamma di Franz non sceglie e continua a vivere nel maso. La situazione precipita: Franz non può più permettersi di andare a scuola e Dora dopo le vacanze ritorna a Roma ad ascoltare le parole del suo amato duce.
Molti anni dopo, Franz e Dora si incontreranno di nuovo, in una situazione molto pericolosa e una serie di eventi terribili e violenti faranno capire a Dora tutti gli errori che ha commesso in passato.
"No, Franz, io so cosa si prova quando ci si sente ingannati dalla vita e nessuno ti chiede perché. Quando non si può raccontare a nessuno perché ci si vergogna, non tanto per quello che si è fatto, ma più per quello che forse non si è avuto coraggio di fare. Quello che non si è visto, che non si è voluto vedere. E non si vuole raccontarlo, per nessun motivo, per non essere feriti ancora una volta. E lei probabilmente non ha nessuno al suo fianco."
Il libro racconta anche il percorso emotivo della protagonista Dora, l'accettare quello in cui ha creduto fervidamente e che poi si è rivelato un grandissimo sbaglio, del suo rammarico per aver lasciato solo il padre perché la pensavano diversamente ed avevano scelto di percorrere strade completamente diverse. Franz sarà sempre al suo fianco, ma anche la natura, quella della splendida Finlandia, il posto dove hanno deciso di vivere dopo la fine della II Guerra Mondiale, avrà un ruolo fondamentale nel suo viaggio verso la pace interiore e psichico.
"La quiete della natura mi ha calmata Franz. Ha zittito i colpi e i rimbombi dentro di me; il mare in burrasca ha rabbonito le mie tempeste; il vento ha placato le mie onde, era il mio compagno di lotta, gli ho gettato addosso i miei lamenti, le mie urla nel suo ruggito; i gabbiani stridevano più forte di me, la bonaccia del mare mi ha incitata a non dimenticare, il bianco della neve faceva brillare il rosso delle ferite e insieme le rinfrescava col gelo indifferente dei suoi cristalli. E tu eri con me e mi lasciavi essere."
Nei primi capitoli il lettore si trova spiazzato, perché Franz racconta la storia saltando dal presente al passato, dall’infanzia nel maso con la mamma ai giorni in cui era militare presso Salò, man mano che si entra nel flusso del racconto le vicende diventano più fluide, i personaggi più famigliari e le emozioni si fanno più intense. Il libro benché sia molto breve narra con vivacità e coinvolgimento un pezzo della nostra storia, un frammento che pochi conoscono. Una lettura molto interessante che apre una finestra su un difficile periodo storico così vicino a noi e così importante da non dover assolutamente essere dimenticato
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martedì 26 settembre 2017

Se non ti vedo non esisti di Levante.
"Non ricordavo che strada avessi fatto per arrivare a quella infelicità, come fossi giunta a volermi così male, a non avere un briciolo d'amore per il mio destino, chi fosse la persona incosciente che mi aveva portato all'autodistruzione."

La storia racconta di una certa Anita Becci: giovane, intelligente, bella e con un buon lavoro. Vive a Roma, è redattrice per una rivista di moda ed è sposata con un uomo apparentemente perfetto. La sua vita, però, è inspiegabilmente scandita da mille inquietudini e da un vortice di pensieri che, incespicando, ci vengono confessati in prima persona; una vita segnata dalla presenza di tre figure maschili – Jacopo, Filippo, Flavio – e dall’assenza di un’altra: il padre, scomparso quando la protagonista aveva solo 9 anni. Anita B. è una donna irrequieta e alla costante ricerca del benessere attraverso l’amore; una ricerca che la porta ad infilarsi in una serie di relazioni extra-coniugali intense e tormentate che non riusciranno ad alleggerirla, bensì solo a trascinarla in una burrasca in mezzo alla quale non saprà più barcamenarsi. Il malessere di Anita, però, non deriva dalla mancanza di amore inteso come relazione tra due individui, deriva dalla mancanza d’amore verso se stessa e da un fardello che si porta dietro e dentro da troppo: la morte del padre. Per questo – in un modo o nell’altro – paga sempre il conto.
"Le mie cadute, invece, erano solo le conseguenze della mia disattenzione. Ero io che non avevo ancora imparato a guardare dove mettevo i piedi."
Se non ti vedo non esisti è la storia di un grandissimo dolore, di una solitudine, di un lutto mai elaborato fino in fondo e, per questo, sempre presente, seppur costantemente ricacciato in un angolo o chiuso a chiave dentro a un armadio. Se non ti vedo non esisti è la filastrocca che la protagonista si ripete fin da quando era bambina, quando ha imparato a ignorare il dolore spingendolo giù, “facendo forza con gli addominali fino al punto più profondo della terra” per non piangere, per non soffrire.
È una bugia pericolosissima tramite la quale, spesso, pensiamo di poter ingannare i mostri che ci portiamo appresso, di poterli fare scomparire come per magia. I mostri, però, ritornano e lo fanno a intermittenza, ogni giorno e a piccole dosi, ritornano lenti, come un veleno, e paralizzano braccia e gambe fino a intrappolarci in una matassa in cui bisogna inventarsi qualsiasi cosa pur di non fermarsi a pensare. Così si dà il via ad un circolo vizioso in cui si rischia di perdersi dentro a una serie di sensazioni posticce, dietro un lavoro o una persona, di oscurarsi e di anestetizzarsi; di perdersi dietro l’idea dell’amore come la soluzione a tutti i problemi; di trasformare pietre in diamanti, di regalarsi a sconosciuti perdendo ogni volta pezzetti sempre più consistenti di sé; di ferire le persone, quelle veramente importanti, e di perderle per sempre. Ma non si può vivere a lungo di luce riflessa. E, alla fine, non si può far altro che spegnerle tutte quelle luci artificiali, rannicchiarsi al buio e fare i conti con se stessi. Aprire quell’armadio e fare pace col proprio passato.
"Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi in cui le scelte che facciamo sono il prodotto di una somma di emozioni, alla quale sottraiamo il buonsenso, moltiplichiamo per l'egoismo e dividiamo in parti uguali per tutte le volte in cui il risultato finale è lo stesso ed è sbagliato."
Se non ti vedo non esisti, è una romanzo che aveva bisogno di venire alla luce per tirare fuori un dolore o, semplicemente, per raccontarlo dopo averlo finalmente affrontato. Ed è per questo che funziona, perché è vero: l’amore sta tutto qui ed è tantissimo; è un grande atto di generosità per chi sperimenta lo stesso dolore, per chi ancora lo ignora e per chi vuole davvero tirarlo fuori.
Levante ha una voce cristallina, i testi delle sue canzoni sono sinceri ed immediati; ed è stato così anche con il suo libro: una canzone un po’ più lunga e il frutto di un’anima bella come poche.

lunedì 18 settembre 2017

La donna abitata di Gioconda Belli.
"Il mondo non -è- in nessun modo. Questo è il problema. Siamo noi che lo facciamo in un modo o nell'altro."


Nell’immaginaria città centroamericana di Faguas, Lavinia trova lavoro come architetto in uno studio importante. Per lei, rampolla dell’alta borghesia cresciuta nella bambagia e con studi raffinati alle spalle, è la prima occasione per entrare in contatto con la realtà e con l’ingiustizia. La dittatura militare a cui il paese è sottoposto favorisce i ricchi, ma schiaccia le classi medio-basse ed alimenta un clima di violenza ed ostracismo che ben presto risulta intollerabile. Nonostante la provenienza agiata, la ragazza entra in crisi soprattutto perché si innamora –riamata- del collega Felipe che si rivela essere uno dei capi del Fronte di Liberazione Nazionale. Lentamente, Lavinia capisce di non poter più rimanere inerte e comincerà il suo personale percorso all’interno del Movimento, facendo i conti con la paura, la violenza, l’amor di patria, gli ideali di giustizia tanto facili da dichiarare ma difficilissimi da tradurre in atti. Su di lei, però, veglia qualcuno di speciale: è lo spirito di Itzà, una guerriera azteca che a suo tempo ha lottato contro i Conquistadores e si reincarna nell’albero di arancio che Lavinia ha nel giardino. Grazie ai preziosi frutti, l’essenza della donna entra fisicamente nel corpo dell’altra guidandone le azioni. Si intrecciano così due esistenze lontane nel tempo, ma vicine nelle esperienze, in un ricamo di amore, dolore ed eroismo che fa di questa storia un’avventura epica ma allo stesso tempo vicinissima al vissuto.
La donna abitata è un libro di grande impatto emotivo, perché approfondisce vari argomenti su cui tutti – prima o poi – finiscono per arenarsi. Il tema centrale è di sicuro il concetto di giustizia, declinato poi in giustizia sociale, a cui si correla il dubbio se sia giusto o meno utilizzare la violenza pur di ristabilirne almeno un poco. I concetti universali di Bene e Male sono dunque sviscerati e rappresentati attraverso il conflitto interno dei protagonisti, ma su di essi domina anche la tematica femminile – si noti bene: femminile e femminista – che ci fa interrogare sull’equilibrio, sulla società, su ciò di cui la nostra epoca ha veramente bisogno.
Inevitabilmente, i personaggi fanno i conti con l’amore e la morte quindi è molto interessante seguirli mentre si destreggiano fronteggiando le entità più soverchianti che l’umanità conosca.
L’eco storica e fantastica portata dalle figure di Itzà e Yarince non è disturbante in questa serie di riflessioni, soprattutto perché mostrano come i temi universali non vengano scalfiti dal tempo e come –anche se gli uomini sono mortali – certi ideali possano veramente sopravvivere.
Di fatto, La Donna Abitata è una storia che travalica i secoli e gli spazi per annidarsi tra le pieghe nascoste della sensibilità di ognuno, mettendo il lettore alla prova, affascinandolo e coinvolgendolo continuamente. Una lettura da non perdere, dunque, che piacerà senza dubbio al pubblico femminile e potrebbe far riflettere a lungo i signori uomini, in un confronto delicato, ma allo stesso tempo spiazzante e stimolante.
tratto da
“La donna abitata”:
Nessuno sarà padrone di questo corpo di laghi e vulcani
di questa mescolanza di razze,
di questa storia di lance;
di questo popolo amante del mais,
delle feste al chiaro di luna;
del popolo dei canti e dei tessuti di tutti i colori.
Né lei né io siamo morte senza un progetto, senza lasciare un’eredità.
Siamo tornate alla terra da dove ancora torneremo a vivere.
Popoleremo di frutti carnosi l’aria dei tempi nuovi.
Colibrì Yarince
Colibrì Felipe
danzeranno sulle nostre corolle
ci feconderanno eternamente.
Vivremo nel crepuscolo della gioia
nell’alba di tutti i giardini.
Presto vedremo il giorno colmo di felicità
le imbarcazioni dei conquistatori allontanarsi per sempre.
Saranno nostri l’oro e le piume
il cacao e il mango
l’essenza dei sacuanjioces.
Chi ama non muore mai.

lunedì 28 agosto 2017

La misura della felicità di Gabrielle Zevin.
"Forse nel mondo intero, in ogni istante, la misura della felicità è pari a quella dell'infelicità."

La Misura della felicità è un romanzo carino, che si legge tutto d'un fiato, il problema è che quando lo finisci hai l'impressione che ti sia rimasto poco o nulla. Non lascia il segno, almeno così è successo a me.Favola moderna sul potere otere dell'amore e soprattutto della lettura, il libro ci racconta la storia di un libraio triste, scostante ed addolorato, che vive per la sua piccola libreria, Island books, dove "nessun uomo è un'isola, ogni libro è un mondo". Un giorno una donna misteriosa abbandona in libreria una bimba di due anni, Maya, che il libraio burbero decide di adottare e che gli conquisterà il cuore, aprendolo ad una nuova felicità ed anche ad un inatteso amore.
La trama è semplice, al centro i buoni sentimenti, la redenzione, la "seconda possibilità" , tutti temi tanto cari alla letteratura americana. Anche lo svolgimento e lo stile narrativo sono semplici, così semplici che il romanzo scivola agilmente fino all'ultima pagina, ma senza addentrarsi mai nel "vivo". Il rapporto tra il libraio e la piccola, ad esempio, risulta davvero poco esplorato. Della bimba, dei suoi sentimenti, sogni, affetti, conosciamo poco o nulla, eccezione fatta per la precoce intelligenza; Maya rimane un personaggio centrale per la storia, ma spesso "trasparente" dal punto di vista della narrazione. L'autrice non riesce (mia opinione personale) a fare quel passo in più ed a creare una vera empatia tra lettore e personaggi. Le parti in cui c'è maggior trasposto sono quelle in cui i veri protagonisti sono i romanzi e la lettura: i consigli fulminanti e contro corrente che il libraio dà ai suoi avventori ed il suo "testamento spirituale", intelligentemente inserito sotto forma di lettere alla figlia con richiami a testi letterari e consigli di vita. Probabilmente la parte che mi è piaciuta di più!
"Leggiamo per sapere che non siamo soli. Leggiamo perché siamo soli. Leggiamo e non ci sentiamo soli. Non ci sentiamo soli. La vita è in questi libri. Leggili e conoscerai il mio cuore. Noi non siamo veri e propri romanzi. Noi non siamo veri e propri racconti. Noi siamo opere complete."

mercoledì 23 agosto 2017

Il gusto segreto del cioccolato amaro di Kevin Alan Milne.
"La felicità è un dono che riluce di te. Il desiderio del tuo cuore presto si avvererà."

Sophia Maria Jones ha ventinove anni, possiede una cioccolateria e crede che la sfortuna sia l’unica costante della sua vita. Ha accanto delle persone che le vogliono un gran bene, eppure non riesce a guardare avanti il suo futuro senza scorgere ombre e nubi all’orizzonte. La specialità del suo negozio sono “i biscotti della sfortuna” e ci raccontano con il solo assaggiarli la storia di questa giovane donna segnata da una disgrazia che a nove anni le ha strappato la sua famiglia, lacerandola per sempre, incidendone il suo cuore. Questa ferita non riesce a rimarginarsi, sanguina anche dopo vent’anni dall’incidente che le ha sconvolto l’esistenza. Il cioccolato amaro che riveste i suoi biscotti non ha solo questa motivazione. Garrett, l’uomo che ha amato e che ama ancora anche se non riesce ad ammetterlo nemmeno a se stessa, l’ha abbandonata a pochi passi dall’altare senza un’apparente spiegazione. I bigliettini che si trovano nei biscotti di Sophie sono deliziosamente pungenti, sembrano dire “non c’è nulla da sperare”, “chi sogna è perduto”, ma in realtà posseggono in sé la giusta dove di aggressività dettata da un cuore ferito, arrabbiato, ma che non riesce ad essere indifferente. Per una cinica convinta come Sophie sarà dura fronteggiare la sfida che ha ingaggiato con Garrett; a distanza di un anno dal suo abbandono, l’uomo vuole parlare con la ragazza, un incontro, non chiede altro, ma l’orgoglio ferito di Sophie è un cerbero difficile da sconfiggere. E allora ecco il patto: si potranno incontrare solo se Sophie riuscirà a trovare cento testimonianze di felicità duratura tra quelle inviate all’inserzione che Garrett pubblicherà sul Seattle Times. "Cos'è la felicità? Penso di potermi sbilanciare affermando che molto probabilmente tutti quelli che dicono di essere felici non saprebbero rispondere a questa semplice domanda. E quanti dicono di saperlo, forse cercano solo di inventarsi qualcosa per sentirsi meglio." Ricercare testimonianze di felicità solida e duratura non è facile, agli occhi di Sophie tutto è destinato a scomparire. Lettere su lettere affollano la sua casella postale e la giovane sarà costretta a mettere in gioco il suo cuore indurito. Ha eretto un muro difensivo dietro il quale si nasconde, eppure qualcosa lo sta lentamente sgretolando. Sophie deve fare i conti con il suo passato, sarà solo affrontando ciò che l’ha sconvolta che avrà la possibilità di costruire un futuro. Sophie è caparbia, risoluta, vuole mostrarsi come una donna d’acciaio, ma il destino percorre strade sconosciute e crea legami e situazioni difficili da comprendere. Sophie lotta contro se stessa, contro il suo cuore e contro il suo senso di colpa, che come un’arpia mitologica le urla nelle orecchie e le strazia l’anima. Ma a tutto c’è una spiegazione e spesso non è quella che ci si aspetta. Un viaggio nel passato che ha lo sguardo puntato verso il presente, un percorso di crescita e maturazione che la porterà a scoprire la semplicità che sta alla fonte dell’essere felici. Milne stupisce con una narrativa aggraziata, coinvolgente, capace di parlare d’amore e di felicità anche al cuore più sordo e senza scendere nel banale. Le emozioni che permeano il romanzo hanno lo stesso gusto forte e deciso del cioccolato di Sophie. Una storia che sa commuovere, che ci fa sorridere e ci permette di sognare. Nella vita di ciascuno di noi ci sono stati momenti in cui la sfortuna ha bussato alla nostra porta, Milne con Il gusto segreto del cioccolato amaro ci insegna che non dobbiamo chinare la testa lasciandoci sconfiggere dal peso che sentiamo gravare sopra le spalle, al contrario dobbiamo imparare ad assaporare tutte le sfumature di ciò che ci viene incontro, quasi fosse un pezzo di cioccolato fondente che insieme alla punta di amaro ha anche la sua dolcezza, proprio come la vita. "Tra il sole e la pioggia ci sono gli arcobaleni. E' lì che troverai la pentola d'oro."
L'altra donna del re di Philippa Gregory.
"Le donne sono i giocattoli della fortuna."

L’altra donna del re, romanzo di Philippa Gregory, narra di Maria Bolena, la sorella minore e meno famosa di Anna Bolena, che tutti conosciamo per essere stata la seconda moglie di Enrico VIII d’Inghilterra e la madre di Elisabetta I. All’inizio della vicenda, Maria Bolena viene obbligata dalla famiglia ad entrare nelle grazie del re, per diventarne l’amante e dargli un figlio maschio, cosa che sua moglie, la regina Caterina d’Aragona ha fallito; un compito che sorprendentemente le riesce, tanto da innamorarsi per davvero di Enrico VIII e dargli due figli, una femmina e un maschio. Ma sua sorella Anna trama alle spalle di Maria, decisa a rubare il cuore del re, pronta a prendere tutte le attenzioni che adesso ruotano a lei. Che ne sarà di Maria, mentre Anna convince Enrico VIII a sposarla e le porta via anche suo figlio? "...nella vita le occasioni non cascano in grembo come ciliegie mature." Il romanzo è narrato dal punto di vista di Maria, che a dodici anni sposa un uomo che non conosce e a quattordici diventa l’amante del re, tramite i cui occhi conosciamo anche Anna, bella, civettuola, frivola e soprattutto ambiziosa e il mondo lussuoso della corte di Inghilterra. Proprio lo sguardo di Maria, insieme allo stile dell’autrice che si distingue per essere scorrevole e piacevole, è il valore aggiunto di questo libro, perché offre un punto di vista nuovo su un fatto storico molto noto, cioè sul divorzio di Enrico VIII da Caterina d’Aragona e il suo successivo matrimonio con Anna Bolena, che poi finirà decapitata. Il libro in particolare ci regala due ritratti interessanti: il primo è quello del re, uomo nonostante tutto innamorato della sua prima moglie, letterato e sportivo, poi diventato un uomo spregiudicato pronto a tutto per accontentare se stesso a causa, in parte, proprio di Anna Bolena, il secondo personaggio interessante, una donna che ha voluto troppo e che ha pagato le conseguenze per questo. Maria Bolena non esce sconfitta dal rapporto di rivalità con la sorella Anna Bolena, forse la storia ricorda la seconda, ma dal libro si capisce che la prima ha avuto per quei tempi un ruolo avanguardista, ha cercato la libertà con un uomo che lei chiama "nessuno", si è allontanata dalla vita di corte con i suoi intrighi, ha vissuto il suo amore senza costrizioni e tornaconti, in campagna crescendo i suoi figli, con semplicità ed in tranquillità, ha preferito scegliere anziché farsi comandare come una marionetta! "In un mondo dove le donne erano vendute e comprate come cavalli, avevo trovato un uomo che amavo; e lo avevo sposato per amore. Non avrei mai affermato che questo era un errore." Il romanzo regala dunque un affresco appassionante, approfondendo anche il rapporto tra due sorelle molto diverse tra loro, ma non per questo meno unite.
Pazze di me di Federica Bosco.
"La vita è tutta una questione di tempismo, la stessa cosa fatta un secondo prima o un secondo dopo stabilisca il successo o la rovina di qualunque evento."

Andrea era ancora un bambino quando il padre prima di andarsene di casa, invece di rassicurarlo con parole di conforto, gli aveva detto “E adesso… sono cazzi tuoi!”. A distanza di qualche anno il ragazzo capisce cosa voleva intendere il padre. Le sorelle sono invadenti e fanno scappare a gambe levate le sue fidanzate e la mamma sembra un sergente. Il protagonista del libro “Pazza di me” sente di avere la responsabilità della famiglia e si sente in colpa ogni volta che non riesce ad aiutare le sorelle, sempre pronte a trattarlo male e fare di lui un burattino. Le cose iniziano a cambiare quando incontra Giulia, una veterinaria dalle idee chiare, che riesce a destreggiarsi tra i vari ostacoli che la famiglia di Andrea getta sul suo cammino e a far comprendere al ragazzo il modo giusto per riprendere in mano le redini della sua vita. "Qualunque cosa tu abbia fatto, qualunque sbaglio, si può sempre rimediare. Basta affrontarlo senza fuggire." “Pazze di me” è un libro divertente, che strappa sorrisi, ma che mostra qualcosa in più sia delle donne sia degli uomini. Un romanzo che non deluderà le aspettative dei fan della Bosco. 
Il valzer lento delle tartarughe di Katherine Pancol.
"La vita, a volte, è così complicata, e a volte è così semplice. E' difficile capirci qualcosa."

Questo libro è il secondo volume della trilogia di Katherine Pancol. Il testo è incentrato su Joséphine ricercatrice storica e scrittrice, che in questa nuova avventura si trova coinvolta in una serie di omicidi. Intorno a Joséphine gravitano numerosi personaggi già conosciuti nel precedente volume ed altri che fanno la loro comparsa qui. La donna dopo aver scritto un libro di successo mondiale si trasferisce in un elegante palazzo di Parigi, che diventa il teatro di alcuni dei delitti. Joséphine pensa che la nuova casa sia troppo grande per lei e per la figlia Zoe. La figlia maggiore Hortense, infatti ora vive a Londra. Eppure Joséphine trova il modo di rendere confortevole e colorata l’abitazione. Naturalmente l’appartamento è dotato di un balcone, dove la proprietaria può osservare il cielo e colloquiare con le stelle. Le vicende dei diversi personaggi si snodano parallele a quelle della protagonista. Prendono molto spazio le storie di Hortense e di Marcel l’ ex patrigno di Joséphine. Hortense combatte con i denti per raggiungere l’ambita meta di essere una delle poche alunne che superano l’anno di prova in una famosa ed elitaria scuola di moda. La ragazza si ritrova coinvolta in un traffico di malaffare e ne subisce le conseguenze, senza peraltro lasciarsi abbattere dalla situazione. E’ forte e coraggiosa, una che va dritta per la sua strada. L’unica cosa che le sfugge di mano è l’Amore, dove la sua intelligenza e determinazione non sono sufficienti a far quadrare i conti. Marcel passa un periodo tremendo; sua moglie Josiane cade in depressione post parto, ma proprio grazie all’intervento magico del figlio Junior riuscirà a non buttarsi giù del tutto e a superare la crisi. L’esistenza di Joséphine, in questo secondo volume, continua ad essere correlata a quella di sua sorella Iris. Le due donne dopo un brusco distacco, si riavvicinano e forse per la prima volta si comprendono in modo definitivo. La vita sentimentale di Joséphine cambia radicalmente; il bel Luca di cui si era precedentemente invaghita, si imbruttisce ai suoi occhi o meglio mostra la sua vera personalità, che non è certo da fotografare. Joséphine può così riconoscere l’uomo che veramente ama. Il narratore è una voce esterna, che come un direttore d’orchestra dirige le varie storie, creando una melodia ritmata e piacevole, come quella di un valzer. I personaggi sono ben articolati, gli aggettivi soppesati e il linguaggio ricercato. Tutto il libro scorre agilmente ed il finale (da brivido) scivola velocemente, trasformando questo secondo volume della trilogia, da romanzo dei sentimenti a giallo con suspance. Chiuso il libro alla seicentesima pagina, avevo un bel sorriso stampato in faccia e la voglia di porre un bacio sulla copertina…l’ho fatto! Ed presto inizierò: “Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì”, per poter fare un resoconto completo dell’opera!
Una stanza piena di sogni di Ruta Sepetys.
"Le decisioni, sono quelle a dar forma al nostro destino."

In Una Stanza Piena di Sogni l'autrice dipinge una struggente e corrotta New Orleans, racconta la depravazione dei bassifondi di una città ancora chiusa in se stessa e vittima di superstizioni e ideali infranti, descrive la sciocca frivolezza della vita borghese e il triste raziocinio che dà da mangiare alla gente del Quartiere Francese, dove non è permesso nemmeno sognare. Non a Josie Moraine almeno che invece di sogni ci vive, perchè altro non ha se non un taccuino su cui annotare i nomi dei suoi ipotetici padri, una pistola da cui non separarsi mai, una scatola in cui riporre i suoi risparmi e i libri in cui rifugiarsi. "Willie diceva sempre che normale è noioso, e che dovevo essere grata di avere quel tocco di originalità. Diceva che a nessuno interessano le persone noiose, e che quando morivano venivano subito dimenticate, come qualcosa che cade dietro a un comò. Essere normale mi sembrava stupendo." Josie si divide tra il lavoro alla libreria e le pulizie quotidiane nel bordello in cui lavora sua madre e dove porta tutte le mattine la colazione alla maitresse più rinomata della città: Willie. Ma per assurdo è proprio tra quelle mura che Josie è più amata. Dal taxista mezzosangue Cokie alle ragazze che ci vivono, dalla cuoca muta Sadie alla stessa Willie, una donna forte e determinata, una vera e propria lastra d'acciaio destinata a non spezzarsi mai, fredda fuori, ma calda dentro, sempre impeccabile e con quella sua inconfondibile voce resa roca dal catrame e l'esperienza. Willie ha insegnato a Josie due cose fondamentali: a sparare e a stare lontana da sua madre. Ma purtroppo anche solo un fragile filamento di dna può rivelarsi più resistente di qualsiasi catena, perchè non importa se tua madre è avida, stupida e corrotta... è pur sempre tua madre. "Non odiare tua mamma, Josie! Devi avere pietà di lei. Non ha neanche un briciolo della tua intelligenza. Non è nata con la cognizione del mondo che hai tu, per questo vaga in giro andando a sbattere contro ogni muro che incontra. E' tristissimo." E Josie, nonostante tutto quello che non ha avuto, non può fare a meno di sperare. Nonostante New Orleans sia una zavorra che la tiene disperatamente ancorata a terra lei sogna un padre rispettabile, un'istruzione, magari in una prestigiosa università, e una vita migliore. Diversa. Così, per far sì che non sia il destino a scegliere per lei, ma viceversa, Josie inizia a riempire secchi di bugie da gettare in faccia alle persone che la circondano, spesso alle uniche persone a cui vuole bene, come Patrick, il figlio del proprietario della libreria, Jesse il ragazzo che vende fiori e sfreccia con la moto sotto la sua finestra, Cokie, Willie... Bugie che nascono a fin di bene, che nascondono un bisogno affettivo inespresso e un desiderio di riscatto. Bugie dette per proteggere chi non se lo merita. Bugie in cambio di un paio d'ali resistenti... "Ascolta, non lasciare che la paura ti tenga inchiodata a New Orleans. A volte ci mettiamo in strada pensando di andare in un posto e finiamo in un altro. Ma va bene così. La cosa importante è cominciare. E so che puoi farcela. Coraggio, Josie, dai una possibilità a quelle vecchie ali." Ho trovato questo libro davvero bello e anche se la Sepetys ci racconta la storia di Josie, in realtà queste pagine racchiudono la storia di molte persone da cui non ci si vorrebbe mai separare. Quella di Patrick e del suo legame con il padre malato che cura con Chopin, Debussy e Liszt. Quella di Jesse che cerca di far innamorare Josie nonostante lei non se ne accorga nemmeno. Quella di Willie che di notte regala promesse d'amore e di giorno scrive i segreti dei suoi clienti su un libro nero. Quella di Forrest Hearne ucciso per un orologio d'oro. Quella del signor Lockweel convinto che tutto abbia un prezzo. Sono rimasta affascinata da ogni pagina. Dall'ambientazione, dall'atmosfera, dalla caratterizzazione dei personaggi e dalle loro vicissitudini. Gli anni '50 non potevano avere celebrazione migliore e i sogni non potevano trovare stanza più bella in un libro che riscalda il cuore e inumidisce gli occhi; in un libro che t'insegna che per volare non servono affatto le ali... 
La Mennulara di Simonetta Agnello Hornby.
"...fimmina di panza!"

Una lettura avvolgente, una scrittura complessa, polifonica e seducente. La Mennulara, opera prima della scrittrice anglo-siciliana Simonetta Agnello Hornby è stata una delle scoperte più interessanti fra le letture di questo periodo. Siamo nella Sicilia degli anni '60 e la Mennulara, vale a dire la raccoglitrice di mandorle (mennule), muore dopo un'aspra malattia lasciando dietro di sé astio e riconoscenza per una vita offesa spesa al servizio degli altri, con dignità, ma senza alcun fine religioso. Al contrario, la Mennulara ha, per così dire, un "conto aperto" con Dio. Egli si è comportato male maltrattando la sua esistenza e lei non lo ripaga con le sue preghiere. man mano che la lettura avanza, emergono particolari inattesi sulla storia della criata di casa Alfallipe che da vittima si fa carnefice e quindi deus ex machina di molte esistenze. "Ha ragione non è facile definirla, senza dubbio era dotata di notevole intelligenza nonché di una certa cultura: una donna complessa." I tratti salienti di questo romanzo sono senza dubbio la sicilianita’ e la coralità. La scrittrice attinge alle sue forti origini palermitane per descrivere un mondo complesso in un periodo storico di grandi cambiamenti. Così nel retaggio quasi feudale di rapporti immutati da tempi immemorabili si inseriscono nuovi fremiti politici e non manca, con le sue mille sfaccettature, la presenza della mafia. Si parla di famiglie abbienti, di notabili di paese così come di famiglie umili di origine ma dignitosissime. Il tutto in un intrecciarsi continuo di parentele, amicizie o frequentazioni più o meno casuali. Ed e’ attraverso le conversazioni o i ricordi di questi personaggi che a poco a poco si delinea la figura della mennulara, serva-padrona di cui ognuno serba un suo ricordo. Alcuni la disprezzano per avere tradito le proprie origini e ne mettono in risalto il carattere duro e impetuoso. Altri, e tra questi il dottore e il parroco, negli anni hanno imparato ad apprezzarne la profonda onesta’, il coraggio di affrontare una vita difficilissima e solitaria, la volontà fortissima di andare oltre i propri limiti sorretta da una grande intelligenza. Scopriamo un personaggio molto complesso, e man mano che ne definiamo i contorni ci rendiamo conto che anche a noi lettori sarà difficile dimenticarlo. Altro sono i suoi antagonisti. I tre fratelli Alfallipe si stagliano nitidi per la loro inettitudine. Tanto è forte la personalità della mennulara tanto scompaiono loro, sepolti non da grossi vizi ma da una stupidità diffusa. Altri personaggi rimangono felicemente nella memoria una volta terminata la lettura, come il vecchio capomafia o Pietro Fatta, vecchio amico a confidente di Orazio Alfallipe. Un elemento affascinante del romanzo rimane quello dell’ironia. Un tratto lieve ma che permea con intelligenza tutto il libro senza interferire con i sentimenti forti che lo caratterizzano. Ma il merito più grande dell’ autrice a mio avviso e’ quello di aver scritto il romanzo con una tecnica pittorica. È un grande affresco che inizialmente colpisce per la sua complessità e ti induce ad avvicinarti. E così’ a poco a poco si delineano i contorni e si ravvivano i colori in ogni particolare. E tutto trova un senso e una sua bellezza.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue di J.K.Rowling.
"La grandezza ispira l'invidia, l'invidia genera rancore, il rancore produce menzogne."

Che bello è aver iniziato a leggere la saga di Harry Potter, andando avanti il ritmo si fa sempre più incalzante, tutto gli intrighi e gli enigmi rendono la storia accattivante, gli studenti di Hogwarts non sono più tranquilli e sereni, si trovano un una situazione di costante pericolo, nonostante le protezioni di Silente contro Lord Valdemort. Chi è il Principe Mezzosangue proprietario del libro del ricettario di pozioni utilizzato da Harry? Una figura misteriosa e dal talento eccezionale, capace di rendere sua una pozione senza comprometterne la qualità. Ci sono i continui viaggi nel tempo che Harry ora più forte e maturo riesce ad affrontare insieme a Silente, tramite i quali scopriamo la vita di Lord Valdemort, scoprire il suo vissuto per combattere le sue azioni future. Ciò che colpisce in questo libro è la forza interiore di Harry che diventa più consapevole che niente può essere assunto senza considerare in prima persona sfumature e contesto. “Harry Potter e il principe mezzosangue” è in definitiva un romanzo coinvolgente e persino commovente che si legge tutto d’un fiato. Personalmente l’ho apprezzato perché ritengo che in questo sesto libro la Rowling abbia saputo miscelare un intreccio sviluppato su più fronti, una ricerca a metà fra lo psicologico e il giallo, una dose non esagerata di azione, una curata analisi dei personaggi. "Era importante, aveva detto Silente, combattere, e ancora combattere, e continuare a combattere, perché solo così il male poteva essere tenuto a bada, anche se non poteva mai essere completamente sradicato..." 
E' solo una storia d'amore di Anna Premoli.
"...ero già innamorato prima di accorgermene" Jane Austen Orgoglio e pregiudizio.

"È solo una storia d'amore" è un libro dove i protagonisti Aidan e Laurel sono due scrittori, uno è un Premio Pulitzer, l'altra una specializzata in romanzi rosa. Si ha la sensazione, pagina dopo pagina, che l'autrice abbia voluto lanciare una freccia a favore del suo mondo, togliendosi dei sassolini dalla scarpa e cercando di far capire che sembra facile scrivere storie d'amore, ma non è affatto così, ci fa riflettere su certi stereotipi di questo genere, ma secondo me, il romanzo ne ha sofferto, perché non riesce ad appassionare mai, ad emozionare ed a coinvolgere, tutti e due i protagonisti risultano troppo eccessivi e già molto molto prima di arrivare all'ultima pagina si sa già come va a finire. Un vero peccato perché Anna Premoli è brava e i precedenti suoi libri letti avevano sicuramente una marcia in più! "Perché i libri sono una forma di terapia: una dose di sogno a occhi aperti spesso ti ripaga da molte infelici esperienze reali. Tutti hanno bisogno dimenticarsi per un attimo la propria vita." 

lunedì 24 aprile 2017

Lo stupore di una notte di luce di Clara Sanchez.

"Nelle mani della Confraternita la vita era sempre buia, tragica e crudele. Ma perché i nazisti di tutti i tempi, quelli e questi, erano così grotteschi e crudeli?"

Le minestre allungate non sono mai buone ed infatti anche questo libro che è il continuo del "Profumo delle foglie di limone" non è da meno, nuovamente ci sono le avventure di Sandra e Julian che si ritrovano ancora nel piccolo paesino di Dianum, lei madre e lui ospite del residence "I Tre Ulivi", ancora una volta le loro strade si intrecceranno con quelle dei membri della Confraternita, dovranno lottare per riprendere quello che è stato loro sequestrato, per cercare vendetta e per scoprire nuovi segreti nascosti.
Clara Sanchez ha scritto il seguito di un libro che ha appassionato milioni di lettori, la storia di Sandra e Julian continua, ma mi è mancato il coinvolgimento e la passione che mi aveva suscitato il precedente racconto, ho trovato sgradevoli certi atteggiamenti distaccati e freddi dei due protagonisti, si dice che l'unione fa la forza, qui invece ho visto due persone che agiscono per uno scopo finale uguale, ma non raggiungendo mai un affiatamento completo.
La storia non decolla mai, l'ho trovata statica ed il finale è troppo ovvio, certe scene raccontate sono improbabili e forzate.
La cosa positiva di questo libro come del precedente è che affronta il nazismo da un altro punto di vista, originale, non durante la seconda guerra mondiale, con Hitler ed i suoi campi di concentramento, quello che a tutti è noto, ma il periodo successivo, ci illustra come quei cattivi che sopravvissero alle loro colpe ed al giudizio dei tribunali, impuniti continuarono a vivere indisturbati in posti tranquilli, rilassati, diventando vecchi ma certi della loro onnipotenza e in cerca di nuovi proseliti, convinti di poter cambiare ancora il mondo e di renderlo perfetto.
"E il fatto è che esiste un male che è peggiore del male, lo sorpassa e si addentra in una profondità senza legge. Qualcosa che assomiglia al colore nero assoluto, che non può essere attraversato da nessun tipo di raggio. Il male assoluto camuffato da bene, che continua a regnare tra di noi quando ormai crediamo che il male in sé sia sotto controllo. Sarà possibile un giorno mettervi fine una volta per tutte?"

Dopo di te di Jojo Moyes.

"Non si sa mai cosa può succedere quando si cade da una grande altezza."

Questo libro racconta del "dopo" di Lou, un "dopo" difficile da accettare, da superare e da assimilare.
Lou non riesce a vivere senza Will come dice lei:
"Ci ho pensato a lungo. Impari a convivere con il dolore, impari a convivere con loro. Perché sì, rimangono nel nostro cuore, anche se non respirano e non vivono più accanto a noi. Non è lo stesso dolore devastante che si prova all'inizio, il dolore che ti travolge e ti fa venire voglia di prendertela con tutti gli idioti che sono ancora vivi mentre la persona che amavi è morta. E' qualcosa che impari a gestire. Come adattarsi a un buco. Non so come essere...una ciambella invece che una focaccina."
Louisa toccherà il fondo, rimarrà dopo un incidente viva per miracolo, ma la svolta sarà quando una sera una ragazza si presenterà alla sua porta, qui lei dovrà scegliere se affrontare i suoi fantasmi, se aiutare o no la sconosciuta, deve decidere se diventare responsabile, se vuole veramente andare avanti e vivere la propria vita anche senza Will.
Il libro è il seguito di un romanzo che ha incantato il lettore per il suo romanticismo, la sua bellissima storia d'amore e la magnifica figura carismatica di Will, quindi il compito della Moyes era ben arduo, scrivendo "Dopo di te" avrebbe dovuto superarsi per riuscire di nuovo ad ammaliare i "fans" di questa storia, direi che a me ha un po' deluso, l'ho trovato lento, la sua scrittura è impeccabile: semplice e scorrevole, ma la storia che racconta non mi ha emozionato e coinvolto, c'è la rinascita di Louisa, il dopo Will, c'è la ricerca di una forza che ti faccia di nuovo vivere momenti di felicità, ma il tutto è troppo statico, quasi freddo, manca di poesia!

mercoledì 29 marzo 2017

I frutti del vento di Tracy Chevalier.

"Ma a volte è così nella vita: bisogna fare un passo indietro per andare avanti."

Quanto può essere importante un frutteto per la famiglia Goodnough? Rappresenta tutto: il cibo, il lavoro, e se il capofamiglia James riuscisse a raggiungere i 50 alberi, anche la proprietà di quel piccolo appezzamento di terreno da parte dello stato dell'Ohio sarebbe suo, ma tutto è difficile soprattutto se vivi nella Palude Nera, un posto malsano che non aiuta di certo la crescita di quei meli e poi ogni anno puntualmente arriva la malaria che si porta via un membro della famiglia e questo di certo non aiuta, ma peggiora le cose e ti fa odiare la vita che vivi.
James è ossessionato da quel sogno, sembra amare più quelle maledette mele che tutta la sua famiglia, quegli alberi non lo giudicano, non lo fanno sentire un perdente e gli danno tranquillità, non come sua moglie Sadie, che non lo rispetta, che odia tutto e tutti, anche i suoi stessi figli tranne Robert, colui che solo guardandola la metta a disagio e la fa sentire orribile: un'ubriacone bisbetica che si addolcisce solo quando dalla fattoria passa a trovarli John Chapman, un girovago, che le porta le bottiglie di acquavite e che la fa sentire ancora attraente e interessante.
Un giorno, un fatto terribile dovuto all'instabilità di Sadie e all'inettitudine di James, si abbatterà sulla Palude Nera e cambierà per sempre la vita di Martha la figlia più piccola, dolce, sensibile e delicata e di Robert il figlio enigmatico e intelligente.
Un libro che ci racconta dei pionieri dell'America, che rievoca una vita piena di sofferenze, spesso crudele, in terre selvagge e inaccessibili, dove i protagonisti non vivono, ma sopravvivono, il loro cuore è arido come la natura che li circonda.
Tracy Chevalier ha scritto dei libri bellissimi, che ho apprezzato ed amato, questo invece mi ha lasciato un grande senso di amarezza e di delusione, i protagonisti non hanno certo spiccato per le loro qualità, ma li ho trovati spesso inconsistenti e insopportabili, un ruolo fondamentale l'hanno avuto gli alberi che siano essi meli o sequoie sullo sfondo di un'America selvaggia e dalle distese immense, poteva essere un bel racconto ma non riesce mai a spiccare il volo, l'ho trovato un po' inconcludente e deludente!

mercoledì 1 marzo 2017

Ricetta d'amore di Katie Fforde.

"Ma non diciamo certo a noi stessi -Mi innamorerò- o -Non mi innamorerò- succede e basta. Non abbiamo scelta."

Un romanzo inconsistente, sia nella storia che nei personaggi.
Ho voluto leggerlo perché sono un'appassionata dei programmi televisivi legati alle arti culinarie (Master Chef, Hell's Kitchen ecc.) e questo romanzo racconta la storia di Zoe che partecipa ad una gara di cucina, dove deve affrontare varie prove, ci sarà la rivale cattiva Cher che cercherà di ostacolarla e un bellissimo giudice Gideon del quale lei si innamorerà perdutamente.
Ho trovato la protagonista Zoe insopportabile, troppo buona ed estremamente disponibile, l'eterna brava ragazza che corre in soccorso di chiunque si trovi in difficoltà, che subisce qualsiasi affronto senza mai reagire.
Speravo di leggere un romanzo divertente, con una bella storia d'amore, purtroppo non è stato così...

Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby.

"Noi due non possiamo dimenticarci, non è possibile: il nostro è un solo destino, o crudele, o felice."

In una Sicilia afflitta da miseria, mafia e una classe dominante inetta e corrotta, dove pochi – fra questi il padre di Maria, avvocato socialista – osavano marciare in direzione ostinata e contraria, nascere donne significava, anche nelle famiglie più acculturate e benestanti, avere un solo scopo nella vita: trovare un marito, accudirlo, dotarlo di prole e vivere nell’obbedienza. Questo sembra anche il destino di Maria quando, bellissima e appena quindicenne, viene adocchiata da Pietro, nobilotto charmant, che se ne innamora a prima vista e la chiede, la pretende in moglie, anche senza dote. Maria conosce l’amore, soprattutto quello carnale, attraverso questa unione con un uomo ricco, colto, affascinante e molto più grande di lei. Ma col tempo impara a conoscerne anche i limiti, le gravi mancanze, le dipendenze. Mentre cresce in lei la consapevolezza di amare, da sempre, un altro: Giosuè, quello che ha sempre considerato un fratello acquisito.
La trama, apparentemente melodrammatica, non deve trarre in inganno. Ciò che fa di Caffè amaro un gran romanzo, è altro: l’accurata ricostruzione storica, l’ambientazione famigliare e sociale, la cura e credibilità dei personaggi. Hornby evade dalla Sicilia, dove ancora una volta non può esimersi di ambientare le sue storie, per portarci in Africa, nelle colonie dove gli Italiani brava gente dicevano di portare civiltà e prosperità e perpetrarono invece crimini orrendi. Affronta il fascismo e le leggi razziali (Giosuè è ebreo).
Un bellissimo romanzo, che ti appassiona, ti coinvolge e ti lascia completamente soddisfatto.
Pastorale Americana di Philip Roth.

“Nessuno attraversa la vita senza restare segnato in qualche modo dal rimpianto, dal dolore, dalla confusione e dalla perdita. Anche a quelli che da piccoli hanno avuto tutto toccherà, prima o poi, la loro quota d’infelicità; se non, certe volte, una quota maggiore."

Pastorale americana è un romanzo che ci parla dell'America, dei suoi miti, delle sue nevrosi,delle sue contraddizioni, è un libro-manifesto che ci porta a conoscere questa nazione nel suo animo attraverso la vita di un uomo "lo Svedese", colui che tutti hanno "mitizzato" visto le sue grandi doti sportive, perché proprio lui ha sposato Miss New Jersey, tutto fa immaginare che abbia passato un'esistenza splendida, senza difficoltà, ma non è affatto così, lui si nasconde dietro una facciata di tranquillità e serenità, nasconde un mondo di sofferenza, di tragedia, di vergogna grazie a sua figlia Merry, colei che ha dato fuoco ed ucciso un uomo innocente, la rivoluzionaria che ha annientato tutto.
"Io ho perso un marito, e i miei figli hanno perso il loro padre. Ma lei ha perso qualcosa di ancora più grande. Voi siete genitori che hanno perduto una figlia."
Con una scrittura precisa, affilata, arrabbiata Roth ripercorre la storia americana dagli anni '50 agli anni '80, attraverso la famiglia dello "Svedese", accarezza i protagonisti, ci fa sguazzare nelle loro ragioni e nelle vite personali, c'è chi dà fuoco alle cose (Merry), chi tradisce (Svedese), chi rifà sé stessa per essere una donna nuova, oltre alla casa e all'architetto (Dawn), tutti disfano ardentemente, dove il sogno americano si spegne inevitabilmente.