Il mondo non è un granché, per ovviare a ciò, amo leggere. I libri mi fanno viaggiare in epoche e posti diversi, vivere avventure, conoscere le forme dell'amore, scoprire il dolore e le gioie e molto altro ancora.... Quando finisco mi diverto a raccontare quello che il libro mi ha lasciato, per questo ho aperto un mio Blog, dove vedere la mia biblioteca virtuale e le mie recensioni. Apertura Blog anno 2015, precedenti recensioni sul Link: http://www.anobii.com/30m2003/books.
La libreria di Matik
mercoledì 29 marzo 2017
mercoledì 1 marzo 2017
Ricetta d'amore di Katie Fforde.
"Ma non diciamo certo a noi stessi -Mi innamorerò- o -Non mi innamorerò- succede e basta. Non abbiamo scelta."
Un romanzo inconsistente, sia nella storia che nei personaggi.
Ho voluto leggerlo perché sono un'appassionata dei programmi televisivi legati alle arti culinarie (Master Chef, Hell's Kitchen ecc.) e questo romanzo racconta la storia di Zoe che partecipa ad una gara di cucina, dove deve affrontare varie prove, ci sarà la rivale cattiva Cher che cercherà di ostacolarla e un bellissimo giudice Gideon del quale lei si innamorerà perdutamente.
Ho trovato la protagonista Zoe insopportabile, troppo buona ed estremamente disponibile, l'eterna brava ragazza che corre in soccorso di chiunque si trovi in difficoltà, che subisce qualsiasi affronto senza mai reagire.
Speravo di leggere un romanzo divertente, con una bella storia d'amore, purtroppo non è stato così...
Ho voluto leggerlo perché sono un'appassionata dei programmi televisivi legati alle arti culinarie (Master Chef, Hell's Kitchen ecc.) e questo romanzo racconta la storia di Zoe che partecipa ad una gara di cucina, dove deve affrontare varie prove, ci sarà la rivale cattiva Cher che cercherà di ostacolarla e un bellissimo giudice Gideon del quale lei si innamorerà perdutamente.
Ho trovato la protagonista Zoe insopportabile, troppo buona ed estremamente disponibile, l'eterna brava ragazza che corre in soccorso di chiunque si trovi in difficoltà, che subisce qualsiasi affronto senza mai reagire.
Speravo di leggere un romanzo divertente, con una bella storia d'amore, purtroppo non è stato così...
Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby.
"Noi due non possiamo dimenticarci, non è possibile: il nostro è un solo destino, o crudele, o felice."
In una Sicilia afflitta da miseria, mafia e una classe dominante inetta e corrotta, dove pochi – fra questi il padre di Maria, avvocato socialista – osavano marciare in direzione ostinata e contraria, nascere donne significava, anche nelle famiglie più acculturate e benestanti, avere un solo scopo nella vita: trovare un marito, accudirlo, dotarlo di prole e vivere nell’obbedienza. Questo sembra anche il destino di Maria quando, bellissima e appena quindicenne, viene adocchiata da Pietro, nobilotto charmant, che se ne innamora a prima vista e la chiede, la pretende in moglie, anche senza dote. Maria conosce l’amore, soprattutto quello carnale, attraverso questa unione con un uomo ricco, colto, affascinante e molto più grande di lei. Ma col tempo impara a conoscerne anche i limiti, le gravi mancanze, le dipendenze. Mentre cresce in lei la consapevolezza di amare, da sempre, un altro: Giosuè, quello che ha sempre considerato un fratello acquisito.
La trama, apparentemente melodrammatica, non deve trarre in inganno. Ciò che fa di Caffè amaro un gran romanzo, è altro: l’accurata ricostruzione storica, l’ambientazione famigliare e sociale, la cura e credibilità dei personaggi. Hornby evade dalla Sicilia, dove ancora una volta non può esimersi di ambientare le sue storie, per portarci in Africa, nelle colonie dove gli Italiani brava gente dicevano di portare civiltà e prosperità e perpetrarono invece crimini orrendi. Affronta il fascismo e le leggi razziali (Giosuè è ebreo).
Un bellissimo romanzo, che ti appassiona, ti coinvolge e ti lascia completamente soddisfatto.
La trama, apparentemente melodrammatica, non deve trarre in inganno. Ciò che fa di Caffè amaro un gran romanzo, è altro: l’accurata ricostruzione storica, l’ambientazione famigliare e sociale, la cura e credibilità dei personaggi. Hornby evade dalla Sicilia, dove ancora una volta non può esimersi di ambientare le sue storie, per portarci in Africa, nelle colonie dove gli Italiani brava gente dicevano di portare civiltà e prosperità e perpetrarono invece crimini orrendi. Affronta il fascismo e le leggi razziali (Giosuè è ebreo).
Un bellissimo romanzo, che ti appassiona, ti coinvolge e ti lascia completamente soddisfatto.
Pastorale Americana di Philip Roth.
“Nessuno attraversa la vita senza restare segnato in qualche modo dal rimpianto, dal dolore, dalla confusione e dalla perdita. Anche a quelli che da piccoli hanno avuto tutto toccherà, prima o poi, la loro quota d’infelicità; se non, certe volte, una quota maggiore."
Pastorale americana è un romanzo che ci parla dell'America, dei suoi miti, delle sue nevrosi,delle sue contraddizioni, è un libro-manifesto che ci porta a conoscere questa nazione nel suo animo attraverso la vita di un uomo "lo Svedese", colui che tutti hanno "mitizzato" visto le sue grandi doti sportive, perché proprio lui ha sposato Miss New Jersey, tutto fa immaginare che abbia passato un'esistenza splendida, senza difficoltà, ma non è affatto così, lui si nasconde dietro una facciata di tranquillità e serenità, nasconde un mondo di sofferenza, di tragedia, di vergogna grazie a sua figlia Merry, colei che ha dato fuoco ed ucciso un uomo innocente, la rivoluzionaria che ha annientato tutto.
"Io ho perso un marito, e i miei figli hanno perso il loro padre. Ma lei ha perso qualcosa di ancora più grande. Voi siete genitori che hanno perduto una figlia."
Con una scrittura precisa, affilata, arrabbiata Roth ripercorre la storia americana dagli anni '50 agli anni '80, attraverso la famiglia dello "Svedese", accarezza i protagonisti, ci fa sguazzare nelle loro ragioni e nelle vite personali, c'è chi dà fuoco alle cose (Merry), chi tradisce (Svedese), chi rifà sé stessa per essere una donna nuova, oltre alla casa e all'architetto (Dawn), tutti disfano ardentemente, dove il sogno americano si spegne inevitabilmente.
"Io ho perso un marito, e i miei figli hanno perso il loro padre. Ma lei ha perso qualcosa di ancora più grande. Voi siete genitori che hanno perduto una figlia."
Con una scrittura precisa, affilata, arrabbiata Roth ripercorre la storia americana dagli anni '50 agli anni '80, attraverso la famiglia dello "Svedese", accarezza i protagonisti, ci fa sguazzare nelle loro ragioni e nelle vite personali, c'è chi dà fuoco alle cose (Merry), chi tradisce (Svedese), chi rifà sé stessa per essere una donna nuova, oltre alla casa e all'architetto (Dawn), tutti disfano ardentemente, dove il sogno americano si spegne inevitabilmente.
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James è ossessionato da quel sogno, sembra amare più quelle maledette mele che tutta la sua famiglia, quegli alberi non lo giudicano, non lo fanno sentire un perdente e gli danno tranquillità, non come sua moglie Sadie, che non lo rispetta, che odia tutto e tutti, anche i suoi stessi figli tranne Robert, colui che solo guardandola la metta a disagio e la fa sentire orribile: un'ubriacone bisbetica che si addolcisce solo quando dalla fattoria passa a trovarli John Chapman, un girovago, che le porta le bottiglie di acquavite e che la fa sentire ancora attraente e interessante.
Un giorno, un fatto terribile dovuto all'instabilità di Sadie e all'inettitudine di James, si abbatterà sulla Palude Nera e cambierà per sempre la vita di Martha la figlia più piccola, dolce, sensibile e delicata e di Robert il figlio enigmatico e intelligente.
Un libro che ci racconta dei pionieri dell'America, che rievoca una vita piena di sofferenze, spesso crudele, in terre selvagge e inaccessibili, dove i protagonisti non vivono, ma sopravvivono, il loro cuore è arido come la natura che li circonda.
Tracy Chevalier ha scritto dei libri bellissimi, che ho apprezzato ed amato, questo invece mi ha lasciato un grande senso di amarezza e di delusione, i protagonisti non hanno certo spiccato per le loro qualità, ma li ho trovati spesso inconsistenti e insopportabili, un ruolo fondamentale l'hanno avuto gli alberi che siano essi meli o sequoie sullo sfondo di un'America selvaggia e dalle distese immense, poteva essere un bel racconto ma non riesce mai a spiccare il volo, l'ho trovato un po' inconcludente e deludente!