La libreria di Matik

mercoledì 22 novembre 2017

La collezionista di libri proibiti di Cinzia Giorgio.
"La mia passione sono i volumi antichi, perché mi piace immaginare che custodiscano le vite di chi un tempo li ha posseduti."


A Venezia, nell’estate del ’75 Olimpia, quindici anni, conosce Anselmo Calvani, proprietario di una storica bottega d’antiquariato.
Anche se molto giovane, Olimpia è già un’appassionata lettrice e comincia a frequentare il negozio di Anselmo, a lavorare con lui, e con il suo aiuto inizia a collezionare preziosi libri messi all’Indice dalla Chiesa.
A Parigi, nell’estate del ’99, Olimpia ha aperto una casa d’aste, specializzata in libri e manoscritti antichi. Ogni anno riceve da Davide, nipote di Anselmo, un pacchetto che contiene lettere un tempo censurate, insieme ad un libro in passato considerato “proibito”: questa è l’eredità che Anselmo le ha lasciato.
Le domande non mancano: come poteva un modesto antiquario veneziano essere in possesso di un tale pregiato patrimonio? Che legame c’è tra le lettere e la bottega?
Il personaggio principale, Olimpia appunto, compie sicuramente un percorso di crescita e di evoluzione: da ragazzina adolescente è diventata una donna in carriera che ha fatto della sua passione il suo lavoro. Questo mi ha trasmesso speranza ma allo stesso tempo, ancora una volta, mi sono resa conto come nei libri sia tutto relativamente più semplice che nella vita reale.
"Sei uno spirito libero, Olimpia. E come tutti gli spiriti liberi, hai anche tu bisogno di punti fermi. Devi rimanere libera senza tuttavia perdere il senso dell'orientamento mentre ti libri nel cielo, alla ricerca delle tua stella."
Sicuramente Olimpia come protagonista mi è piaciuta, soprattutto per il suo amore spassionato per i libri e per la lettura tanto da arrivare più volte ad accantonare la vita sociale per stare a casa a leggere. Mi è risultato molto semplice empatizzare con lei.
"Leggere è come vivere mille vite e fuggire dalla sua."
Il libro si svolge principalmente in due luoghi e in due tempi differenti: da un lato le calli veneziane quando Olimpia era ancora una ragazzina e dall’altra Parigi quando Olimpia è già una donna matura.
Ho preferito però i personaggi secondari, in particolare Anselmo e Peggie.
Non so bene il perché ma fin dall’inizio mi sono immaginata Anselmo come un nonno burbero con le persone che non conosce ma dolce con chi ama; un uomo molto saggio, con un buon cuore e una passione smisurata per i libri.
Peggie, una donna anziana ricca e amica di Olimpia, mi è piaciuta molto perché si è dimostrata una donna intelligente e perspicace; una donna che nella vita ha lottato per ottenere quello che voleva e che dalle sue esperienze ha appreso molto; una donna che non ha peli sulla lingua, che non ha paura di dire quello che pensa anche nei confronti di altra gente ricca quanto lei.
La storia d’amore tra Olimpia e Davide non pecca di dolcezza portata agli estremi ma è piuttosto travagliata a causa di eventi che nella vita possono realmente accadere e non assume il ruolo fondamentale all'interno del libro, quello che più emerge è l’amore per i libri.
"Perché leggere è amare. E amare è vivere mille vite in una."
Lo stile è molto semplice, molto scorrevole ma sicuramente la storia cattura la curiosità del lettore che, assieme ad Olimpia, vorrà scoprire qualcosa di più sui libri messi all’Indice dalla Chiesa.
Si vede chiaramente che Cinzia Giorgio non solo si è informata sui libri antichi, su come funzionano le case d’aste e come avviene un’asta, ma anche e soprattutto si nota quanto abbia studiato la vita e le opere di Veronica Franco (poetessa italiana del ‘500) e di quanto essa l'abbia affascinata e sedotta.
In sintesi trovo che questo libro sia frutto di molta ricerca e molta passione da parte della Giorgio. Personalmente ho trovato alcuni eventi piuttosto prevedibili ma la storia è piacevole da leggere e anche interessante, è un racconto da cui sicuramente si può imparare qualcosa.
 

martedì 14 novembre 2017

Harry Potter e i Doni della Morte di J.K.Rowling.
"L'ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte."
Quello che mi è sempre piaciuto della Rowling è la sua abilità di risucchiarci in un’altra realtà. Lo capirete subito fin dalle prime righe. Anche stavolta, in Harry Potter e i doni della morte verrete trasportati nel mondo potteriano in poche righe e sarà molto difficile staccarsi dal libro. Inutile dirlo ma lo farò: questa è una saga unica, non solo per il successo planetario riscosso ma anche per come è costruita. Non vi svelerò tutto, ovviamente. Anzi, quasi nulla e partirò dall’incipit. Favoloso, questa volta più che mai. La prima scena. Due uomini appaiono dal nulla in un viottolo illuminato dalla luna. Per un istante rimangono immobili, le bacchette puntate l’uno contro il petto dell’altro; dopo essersi riconosciuti, si avviano rapidi nella stessa direzione: una bella dimora gentilizia. Sono Severus Piton e Yaxley. C’è una riunione importante nella grande villa e la questione all’ordine del giorno è: «Mio Signore, l’Ordine della Fenice intende trasferire Potter dal suo attuale rifugio sabato prossimo al calare della notte». Voldemort e i suoi si sono riuniti per organizzare la cattura del piccolo maghetto.
Gli occhi rossi di Voldemort fissano quelli neri di Piton. Gli astanti guardano altrove per timore di essere ustionati dalla ferocia dello sguardo di “Tu-sai-chi”. Un incipit davvero cupo e pieno di paura per questo episodio che conclude la saga in modo brillante. Ma anche Harry e i suoi si stanno organizzando. Harry dovrà moltiplicarsi in sette sosia per uscire da Privet Drive. E ciò sarà possibile grazie alla pozione Polisucco. In questo libro Harry è impegnato in varie imprese, tra cui quella di trovare e distruggere gli horcrux. Dopo la lettura del testamento di Silente, il nuovo ministro della magia Scrimgeour dà a Harry, Ron e Hermione degli oggetti che appartenevano a Silente. Grazie a essi capiranno cosa sono i doni della Morte. Vedremo i nostri amici infiltrarsi all’interno del Ministero dove si sta svolgendo il censimento dei Nati Babbani. Scopriremo molte cose sulla figura di Silente leggendo insieme a Harry una sua biografia postuma. Ritorneremo a Hogwarts dove tra le sue spaziose sale e i suoi innumerevoli corridoi si svolgerà una battaglia a colpi di bacchette, Schiantesimi e Maledizioni.
Mi piace pensare alla saga potteriana come a un cerchio che si chiude, con un finale potenzialmente aperto che sì conclude la serie, ma appunto la apre a possibili nuovi inizi perché come vedrete alla fine ci ritroveremo di nuovo alla stazione di King’s Cross, al mitico binario nove e tre quarti. Il testo è ricco di dialoghi ben gestiti dove emerge chiaramente la psicologia dei personaggi, le loro manie di sempre. La studiosa e diligente Hermione e il timido e sempre impacciato Ron accompagnano Harry nella ricerca degli horcrux. Ogni personaggio – buono o cattivo – è tratteggiato nei minimi dettagli. Le loro descrizioni sono bellissime così come gli ambienti in cui si muovono, finemente disegnati dalla penna della Rowling, che anche in questo volume sfoggia uno stile ben curato. La lettura è scorrevole, e questa edizione riveduta da Bartezzaghi è piacevolissima. Non consigliarlo è impossibile. Se non avete letto i precedenti, fatelo. Non vi annoierete mai con Harry. Se avete visto il film di Harry Potter e i doni della morte ma non avete ancora letto il libro, beh è ora di farlo. Non ve ne pentirete. Confesso che non ho visto tutti i film della saga ma ho molto amato Potter fin dal primo momento e la lettura per me è stata più entusiasmante della visione dei suoi film perché la Rowling sa dosare alla perfezione tensioni e distensioni, facendovi provare molte emozioni. Se avete voglia di dimenticarvi un po’ del mondo reale e di entrare in uno fantastico, sappiate che la Rowling ha creato un universo magnifico che troverete in tutte le librerie e che vi farà passare momenti indimenticabili.