La libreria di Matik

mercoledì 27 maggio 2015

I cigni di Leonardo di Karen Essex.

"Il cigno sa quando è la sua ora,sa che tutte le cose di questo mondo non sono che un dono effimero.Questo fatto ineluttabile sfugge solo agli esseri umani.Non appena il povero mortale è sicuro del suo potere e del suo successo,viene distrutto da forze più grandi di lui."

Un bellissimo libro, che ricostruisce la vita di due sorelle che hanno fatto la storia del Rinascimento, Isabella e Beatrice D'Este, la prima signora di Mantova sposata a Francesco Gonzaga, la seconda signora di Milano sposata a Ludovico il Moro, entrambe sfruttando l'enorme fascino, l'eccezionale intelligenza e furbizia, riusciranno ad incantare ed affascinare uomini importanti dai quali riceveranno appoggio per la sicurezza dei loro ducati.
Il libro ci racconta dell'amore e dell'invidia che le due sorelle hanno una nei confronti dell'altra, Isabella in particolare pensa che Beatrice abbia avuto molta più fortuna di lei nell'essere andata in sposa al grande Ludovico, ma poi con lo scorrere delle vicende che sono costrette ad affrontare, dovrà ricredersi, Beatrice morirà presto a 21 anni, lascerà un segno profondo nella storia pur vivendo così poco e non sarà costretta a subire il tradimento che colpirà Ludovico anche da chi fino a poco prima aveva giurato eterna fedeltà nei suoi confronti.
"Beatrice, Beatrice, non è che non ti amassi. Tu eri come i cigni del tuo laghetto -nati goffi e brutti-, ma che poi crescendo diventano belli, portano la magia nel mondo e cantano nell'ora della morte. Creatura mitica, che poteva non amarti, sulla terra o al di sopra di essa? E' solo che per tanto tempo ho pensato che tu avessi rubato il mio destino...Invece, non lo sapevamo, ma me lo stavi preservando..."
Isabella è bella e affascinante, molto intelligente, legge libri ed ama circondarsi di splendide collezioni dei grandi artisti dell'epoca, Beatrice è una bravissima cavallerizza, è spericolata, piccola e non aggraziata, ma caparbia e testarda, con ostinazione ed amore riuscirà a conquistare Ludovico il Moro e tutta la sua corte, la prima agisce usando la mente la seconda ascoltando il suo cuore.
"Alcune donne non sanno stare al mondo, -dichiara Isabella-. Per altre è un istinto, come nutrirsi per un animale. Per quanto all'inizio di possa disgustare, conquisteremo re Luigi e ci vestiremo di gigli, finché non cambierà di nuovo la moda. Speravo che mia sorella fosse una come noi, ma credo proprio che alla fine abbia ceduto alla debolezza del suo cuore."
Alla corte del Moro, presta i suoi servizi il grande Leonardo da Vinci, altro fondamentale personaggio presente in questo libro, ripercorreremo la creazione di alcune tra le sue più importanti opere (La dama con l'ermellino, La vergine in grotta, L'ultima cena fino al misterioso quadro della Gioconda), leggeremo alcuni pensieri estratti dal suo taccuino, un uomo che non era solo un artista, ma anche un filosofo, un costruttore e un esperto di anatomia, che cercava costantemente l'anima, l'essenza, il mistero e la seduzione, tutto quello che poi racchiudeva nelle sue splendide opere.
Isabella donna che capisce quanto è importante l'opera svolta da questi grandi uomini/artisti cercherà di farsi immortalare in un quadro, sa che può aver fatto tanto nella sua vita, ma è necessario per rimanere nella storia farsi ritrarre in un quadro del grande Leonardo.
Un libro interessante nel quale ritroviamo grandi personaggi storici, ci sembrerà di vivere in quei palazzi e in quelle corti, dove continuamente si stringevano alleanze, si stabilivano tradimenti e si sognavano nuovi territori da conquistare, per diventare signori incontrastati, uomini avidi di potere, superbi e arroganti, donne astute, intelligenti che apprezzavano l'arte, la letteratura e la poesia del grande Rinascimento.
Il mio consiglio è di leggere questo libro una bel romanzo, con un'ottima ricostruzione storica.

lunedì 11 maggio 2015

La masseria delle allodole di Antonia Arslan.

"C'è un momento nella vita di ogni donna armena, in cui la responsabilità della famiglia cade sulle sue spalle. Noi moriremo, per evitare questo peso alle nostre perle, alle nostre rose di maggio: e infatti moriamo."

Un libro bellissimo e tristissimo, una vera testimonianza storica, quella della deportazione ed uccisione di massa del popolo armeno nel 1915 mentre nel mondo si iniziava a combattere la prima guerra mondiale.
La scrittrice Antonia Arslan racconta in maniera diretta, chiara e tagliente la storia della sua famiglia, dei suoi avi che morirono per mano degli ittihadisti che volevano eliminare la razza armena dal mondo e che ordinarono di fare un lavoro pulito e sistematico: prima uccidere gli uomini, poi deportare bambini, donne e vecchi fino nel deserto di Des-es-zor, sperando che la maggior parte morisse durante la traversata a causa degli stenti, delle privazioni, degli attacchi da parte dei predoni curdi, se fosse rimasto vivo ancora qualcuno là avrebbero trovato comunque la loro fine.
"Ancora per questa volta: Sempad e i suoi avranno sepoltura cristiana. A tutti gli altri armeni che perderanno la vita in quei mesi funesti, trucidati, morti di sete e di fame lungo le strade anatoliche, con scherno coerente sarà negato anche ogni funebre rito. O meglio: non ce ne sarà bisogno. Un singolo morto era prima un essere che respirava, era vivo, e la sua spoglia è un cadavere che può essere onorato: centomila morti sono un mucchio di carne in putrefazione, un cumulo di letame, più nulla del nulla, un'immonda realtà negativa di cui disfarsi."
Il libro ci racconta anche del dolore di coloro che sono rimasti perchè scappati dall'Anatolia in cerca di fortuna e di ricchezza e che non hanno più una Patria alla quale far di nuovo ritorno, il dolore di chi ha perso gli odori, i sapori, le usanze ed i costumi, la sua gente ed i suoi cari, la gioia, la consolazione e la nostalgia per il loro Paese di Origine.
Magnifico il ricordo delle donne armene: madri che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia perchè pur soffrendo atrocemente, hanno lottato ed usato qualsiasi espediente per cercare di salvare i loro figli unica salvezza affinché un'intera etnia non rischiasse di scomparire.
Un libro che ci porta a riflettere, a pensare, doloroso, drammatico e triste, a 100 anni da quei fatti drammatici, dove alcuni uomini decisero le sorti di un'intera etnia, quella armena, spesso affermiamo che la storia si ripete ed è purtroppo vero, basta aspettare la seconda guerra mondiale dove furono gli ebrei a dover subire la stessa identica sorte. La deportazione armena purtroppo è stata ricordata meno di quella degli ebrei, ma entrambe sono un atto terribile, crudele ed inspiegabile: perché si sono uomini che possono decidere il destino e la vita di altri uomini? Perché è necessario trovare folle da sacrificare per godere poi del loro sangue? Domande alle quali è difficile rispondere, perché non è capibile l'odio ed il desiderio che porta a dover uccidere persone uguali a noi, ma con tradizioni, religioni ed costumi diversi.
"Qui si incide un bubbone, hanno spiegato gli ittihadisti, senza rancori personali, per far guarire il corpo ammalato della nazione, per fare pulizia. E a coloro che opereranno bene, molto sarà perdonato, e dato il libero godimento da questa impura sottorazza di preti e di trafficanti."
Consiglio vivamente a chiunque di leggerlo per non dimenticare fin dove può portare la crudeltà umana.