La libreria di Matik

martedì 27 ottobre 2015

L'incendio e altri racconti di Irene Nemirovsky.

"E' meglio essere il primo di una fabbrica che l'artista disprezzato di un'accademia."

In questi racconti ritroviamo tutto il bagaglio letterario di questa splendida scrittrice, in ogni storia c'è un po' di quello che ritroveremo nei suoi romanzi più importanti:
la sofferenza per un tradimento subito, l'angoscia di perdere chi amiamo per un'altra donna;
l'amore che viviamo intensamente, ma che è spesso una chimera, e piano piano con il quotidiano ci adattiamo, ma non proviamo più le sensazioni che ci facevano battere il cuore ed ansimare a vent'anni;
il dolore per la guerra che si sta avvicinando, tutto è perduto, si avverte malinconia, paura e l'imminente perdita di quello che siamo e la paura per quello che diventeremo;
la felicità effimera, che tutti cerchiamo, ma che purtroppo spesso o dura un attimo o pure ci sfugge senza neppur esser riusciti a gustarcela;
il sentirsi non più amati dalla propria madre o padre, perché non siamo più bambini, ed il rendersi conto di dover lottare con le proprie forze, l'abbandono e l'indifferenza;
la vecchiaia che avanza, la perdita della bellezza e dell'oblio che ci caratterizza nella nostra gioventù, il vedersi brutti ed esser coscienti che è inutile soffrire e disperarsi.
Tutto questo e molto altro ancora, ogni racconto è un gioiello dell'arte di raccontare le mille sfaccettature che questa bravissima scrittrice sapeva cogliere dall'esperienza di una vita finita troppo presto in un campo di deportazione.
Irene Nemirovsky è un'autrice a me tanto vicina, perché trasmette con la sua scrittura, tanti sentimenti che fanno parte del mio modo di essere: il sentirsi traditi, non amati, l'essere coscienti che la felicità è un attimo difficile da cogliere e che le persone riescano più spesso a farti soffrire che a farti gioire, nonostante tutto bisogna cercare la forza dentro di noi, andare avanti e cercare di vivere con coraggio e passione tutto ciò che il destino ci concederà.
Per far capire ancor di più l'incisività di Irene ecco alcuni passi tratti dai racconti di questo bel libro che confermano ciò che ho precedentemente esposto:
"Non si sa né chi vive, né chi muore."
"Era meglio -ed era ancor più raro- essere divertito che ammirato...meglio, e più raro, essere divertito che amato."
"I ricordi d'infanzia, ciò che costituisce il loro potere, è che contengono una parte di mistero. Gli avvenimenti e i personaggi del passato sembrano avere un doppio fondo; credevamo di conoscerli; ci accorgiamo anni più tardi, che ci siamo sbagliati. Quello che sembrava semplice si maschera di ombra e di segreto. Al contrario, quello che allora ci intrigava si riduce a storielle di eredità o di adulterio. L'ignoranza e la sventura del bambino creano così un mondo soltanto per metà rilevato, e per metà dissimulato. E' per questa ragione, forse, che quel mondo resta nella memoria con colori così vivaci."
"La felicità? La inseguiamo, la ricerchiamo, ci ammazziamo d'affanni, e non è che qui, nasce nel momento in cui non ci si aspetta più nulla, in cui non si spera più niente, in cui non si teme più niente. Naturalmente, la salute dei piccoli..."
"Ah, non mi sazierò mai del silenzio."
"Soffrire, disperarmi, aspettare qualcuno! Non aspetto più nessuno al mondo! Sono vecchia. Odio questa casa. E' questa pace, questa calma! Sì, gli voglio bene, ho solo loro al mondo, ma tutto questo non basta. Vorrei ritrovare gli anni perduti, le sofferenze perdute. Adesso, l'amore, sarebbe così ripugnante, così brutto. Vorrei avere vent'anni!."
"L'avaro ammasserà fino al letto di morte per gli eredi che odia!"
"I ricordi troppo dolci s'inaspriscono con gli anni, formano nell'anima una sorta di sedimento dolciastro come la feccia che i vini zuccherati depositano sul fondo dei bicchieri."
"La felicità assomiglia a delle vacanze in riva al mare in un'estate piovosa, dove solo l'ultima giornata è stata bella, e questo è sufficiente per rimpiangerle."
"Era la prima notte di guerra. Nelle guerre e nelle rivoluzioni niente di più singolare di quei primi istanti in cui si viene proiettati da una vita all'altra, senza fiato, come se si cadesse dall'alto di un ponte, tutti i vestiti, in un fiume profondo, senza capire cosa sta succedendo, serbando nel cuore un'insensata speranza."
"Tutti l'imitarono, dividendosi uova sode, caffè nero, prosciutto e pesche, con quell'ammirevole fraternità di gesti che, se in tempo di pace se ne mantenesse un decimo, sarebbe sufficiente a fare la felicità del mondo."
"L'attimo in cui ci rendiamo conto, per la prima volta, che a nessuno importa davvero di noi è quello in cui smettiamo di essere bambini! Aveva percepito la freddezza che nascondono i cuori più vicini ai nostri. In superficie si sente la compassione e l'amore, ma basta che si scenda un po' e si scoprono profondità in cui la nostra immagine non riesce a penetrare che racchiudono dei segreti a noi sconosciuti e ai nostri occhi degli oceani, degli abissi di indifferenza."
"L'attimo in cui ci rendiamo conto che a nessuno importa di noi, l'istante in cui questo non ci fa più male, ma, anzi, ci consola e tranquillizza, è quello in cui si è finito di essere giovani."

lunedì 19 ottobre 2015

La ragazza delle camelie di Julie Kavanagh.

"Per Alphonsine fu il momento decisivo del suo arrivo nella metropoli: la prima occasione in cui ebbe una prova tangibile dei lussi che la sua bellezza poteva comprare."

"La ragazza delle camelie" è la vera storia di Alphonsine Plessis (in arte Marie Duplessis), la donna che ha inspirato Alexandre Dumas figlio nel famosissimo romanzo "La signora delle camelie", in questa biografia troviamo continui richiami della vita reale di questa donna che si trovano nell'opera del famoso scrittore, perché anche lui l'aveva frequentata e ne era rimasto totalmente affascinato e ammaliato, come tantissimi altri personaggi vissuti a quell'epoca (nella Parigi tra il 1830 e il 1848), una donna forte, carismatica, focosa ed a tratti cinica.
Questa ragazza è morta all'età di 23 anni, ma è vissuta nell'eternità, la sua vita ha inspirato l'opera di Verdi "La traviata", il romanzo sopra citato, è stata impersonata da Eleonora Duse, da Greta Garbo e da famose ballerine di danza classica, è rimasta viva per sempre come tantissimi personaggi (Marilyn Monroe, Kurt Kobein, Jim Morrison, Amy Winhouse ecc.), belli e dannati, che hanno vissuto la vita senza regole, al massimo, cogliendo l'attimo, un antesignana del mito.
"Voglio che sulla mia bara mettiate un lucchetto molto debole; -implorò Marie-. E' questo ciò che m'importa di più."
Un libro interessante perché non si sofferma solo sul personaggio, ma racconta un'epoca, quella della Parigi, dove i dandy imperversavano per le vie, dove la scoperta del piacere, del bel vestire, del bell'apparire iniziava a incunearsi nella mentalità di uomini e donne, era importante partecipare ai balli, alle prime teatrali e frequentare i cafè alla moda, per Marie Duplessis, di immane bellezza, fu facile introdursi nel demi-monde, diventando una Lorette così ricercata da uomini importanti che la volevano al suo fianco, per esibirla e per poi poterne apprezzare l'enorme piacere che lei dava!
"...l'uomo, allo stato di natura, nasce virtuoso; il vizio deriva dalla vita nella società mondane, esposta alle artefatte pressioni urbane."
Marie aveva uno stile di vita dai costi elevatissimi, doveva sempre trovare un protettore capace di sostenere tali spese, per frequentare i circoli alla moda: leggeva libri classici, imparava le buone maniere ed a suonare il piano, conversava misurando e scegliendo le parole e faceva sfoggio della sua delicata ed incantevole bellezza, lei che proveniva dalla povertà e dalla miseria di un piccolo paesino della Normandia, era riuscita a conquistare Parigi, ma sapeva benissimo che tutto quello che aveva poteva sparire in un batter d'ali, quando la sua bellezza sarebbe sfiorita, a quel punto nessuno si ricorderà più di lei, tutto sarà perso, per questo motivo viveva con sfrenatezza, dissolutezza e libertà, era cosciente che non poteva aspirare mai ad avere una famiglia ed un marito dell'alta borghesia, il suo ruolo era e doveva essere quello della "lorette", non sarebbe mai stata la donna con la quale costruire una vita stabile.
"Noi ragazze perdute saremo biasimate in eterno. Ogni porta onesta mi è sbarrata; le convenzioni sociali sono spietate. Riabilitazione? Mai! Perdono umano? Figurarsi! Conosco gli uomini troppo bene sotto questo aspetto per nutrire la benché minima illusione."
Un libro da leggere per chi ama le biografie ben fatte e per chi vuol calarsi in una Parigi degli inizi dell'ottocento!

mercoledì 7 ottobre 2015

Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante.

"Provai piacere per quel NOI ma mi infastidì il brusco passaggio all'IO:

 IO ho sempre sbagliato tutto. NOI, avrei voluto correggere, SEMPRE NOI, ma non lo feci."
Continua la storia di Lila e Lenù, il loro rapporto di amicizia, ma anche di rivalità, di amore che a volte rasenta l'odio, di dipendenza dalla quale però sempre più spesso si sente la necessità di allontanarsi e di vivere un'esistenza indipendente l'una dall'altra.La Elena Ferrante è riuscita anche con il secondo volume a catturare l'attenzione del lettore, che ancora ed ancora, legge pagina dopo pagina, senza stancarsi, il trascorrere della vita di Lila e Lenù.
La prima è una donna ormai sposata, che si accorge da subito di aver commesso un gravissimo errore, la vita con Stefano è difficile, si passa continuamente dai momenti di calma apparente fino a scontri furibondi che si concludono con le mazzate, è passata dalla povertà del rione, alla donna che ha tutto: ricca, la casa nuova, i più bei vestiti e padrona delle attività del marito, ma tristemente infelice ed incompleta.
"Non mi piace più quello che ho fatto e quello che sto facendo."
La seconda continua la carriera "scolastica" tra alti e bassi, sempre più consapevole della sua capacità di non accettarsi, in contrasto con la facilità di piacere a tutti, perché lei è la brava ragazza studiosa e diligente, non si impone mai e riesce a nascondere e camuffare i propri reali sentimenti, soffre profondamente per la passione che travolgerà Nino, suo amore da sempre e Lila.
"Capii all'improvviso perché non avevo avuto Nino, perché lo aveva avuto Lila. Non ero capace di affidarmi a sentimenti veri. Non sapevo farmi trascinare oltre i limiti. Non possedevo quella potenza emotiva che aveva spinto Lila a fare tutto per godersi quella giornata e quella nottata. Restavo indietro, in attesa. Lei invece si prendeva le cose, le voleva davvero, se ne appassionava, giocava a tutto o niente, e non temeva il disprezzo, lo scherno, gli sputi, le mazzate. Lei insomma s'era meritata Nino perché riteneva che amarlo significasse provare ad averlo, non sperare che lui la volesse."
"Storia del nuovo cognome" è un genere di libro, che a me piace molto, perché non si sofferma solo al racconto dei fatti della vita delle due protagoniste contornate da amore, tradimento, sofferenza, rivalità, gelosia ecc., ma entra nell'animo femminile, l'autrice cerca di raccontare le mille sfaccettature dei sentimenti, dell'emozioni e delle passioni che si provano ogni giorno affrontando la quotidianità, nel libro troviamo il continuo oscillare tra il carattere forte e distruttivo di Lila e quello accomodante e complesso di Lenù, questo ce lo rende affascinante, irresistibile e ammaliante.
"La mia vita mi spinge a immaginarmi come sarebbe stata la sua se le fosse toccato ciò che è toccato a me, che uso avrebbe fatto della mia fortuna. E la sua vita si affaccia di continuo nella mia, nelle parole che ho pronunciato, dentro le quali c'è spesso un'eco delle sue, in quel gesto determinato che è un riadattamento di un suo gesto, in quel mio di MENO che è tale per un suo di PIU', in quel mio di PIU' che è la forzatura di un suo di MENO senza contare ciò che non ha mai detto ma mi ha lasciato intuire, ciò che non sapevo e che poi ho letto nei suoi quaderni. Così il racconto dei fatti deve fare i conti con filtri, rimandi, verità parziali, mezze bugie: ne viene una estenuante misurazione del tempo passato tutta fondata sul metro incerto delle parole.
"E adesso non mi resta che leggere il terzo volume....per sapere nuove verità sull'amicizia che lega Lila e Lenù!